Aperture la domenica e nei festivi: occupazione, consumi e tempo libero

Cgil Toscana chiede una regolamentazione, partendo dalla tutela dei lavoratori e senza colpire i profitti


Il tema delle aperture domenicali e festive nel commercio appassiona gli italiani: il Governo ha individuato in agenda un argomento di grande interesse pubblico e prepara delle proposte di legge da far discutere in Parlamento.
Sindacati e categorie economiche riconoscono oggi che la liberalizzazione non ha portato aumento dell'occupazione o dei consumi.
A difendere le aperture straordinarie sarebbero coloro che non hanno ritmi di vita regolati rispetto agli standard tradizionali, ad esempio chi lavora tutto il giorno in più luoghi diversi, chi subisce la flessibilità e chi davanti ad un contratto a tempo non può permettersi grandi rivendicazioni sindacali. 

Ma si tratta realmente di un dibattito che si consuma all'interno della società? Esistono dei margini economici di intervento uguali per tutti?
Da una parte si parla di dignità e di diritti, dall'altra di anacronismo davanti ad un era contemporanea che ha un nuovo stile di vita. Nel circuiti entra il commercio online che per alcuni rappresenta un nodo da risolvere "Chiudere anche le piattaforme di vendita online la domenica" commenta qualcuno sui social.

 Cinzia Bernardini segretaria generale Filcams Cgil Toscana commenta: “Da anni ci mobilitiamo con iniziative, proposte e campagne per chiedere un freno al ‘sempre aperto’ e alle aperture selvagge del commercio nelle festività. Per noi è quindi una priorità intervenire sul decreto Salva Italia e sulle liberalizzazioni delle aperture, è positivo se il Parlamento ne discuterà in seguito a proposte di legge del Governo: chiediamo un confronto per far sentire la voce dei milioni di lavoratori del commercio, oltre 120mila in Toscana. Le aperture incontrollate 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio; è indispensabile porre i limiti agli orari, alle aperture domenicali e festive con una legge nazionale e riconsegnare alle istituzioni locali, di concerto con le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali, la competenza per poter definire quali domeniche e con quali orari aprire. Rispettando il principio che nelle festività civili e religiose non si lavori: come diciamo da sempre, la “la festa non si vende”.
Il commercio non è un servizio essenziale come gli ospedali, è tempo di imporre una regolamentazione verso un modello più sostenibile di consumo, di società e di qualità della vita.
Le liberalizzazioni delle aperture e degli orari non hanno prodotto né occupazione aggiuntiva e di qualità, né hanno fatto registrare un aumento dei consumi (se uno fa la spesa la domenica, non la fa il sabato o in altri giorni). Sono solo peggiorate le condizioni di lavoro, gli orari, la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, ed è aumentata la precarietà. Regolamentare le aperture e gli orari nel commercio è possibile, porta benefici ai lavoratori e non apre certo scenari da Apocalisse (come paventano in tanti) né sulla tenuta occupazionale né sui profitti dei negozi. Alcuni esempi ci sono: in Toscana, su richiesta delle Organizzazioni Sindacali, nel giugno del 2017 Unicoop Firenze ha ridotto le aperture domenicali e aumentato le festività con chiusura mantenendo i bilanci in attivo. Per queste ragioni siamo convinti che le proposte del Governo vadano nella giusta direzione, ora ci vogliono i fatti”.

Il commento di Confesercenti Toscana "Una nuova disciplina degli orari degli esercizi, che limiti le aperture nei giorni festivi ad otto l’anno: le domeniche di dicembre e ad altre quattro domeniche o festività durante il resto dei 12 mesi. E’ quanto prevede la proposta di legge presentata dalla Lega – prima firmataria l’onorevole Barbara Saltamartini – ed incardinata in Commissione Attività Produttive alla Camera.
L’approvazione, di tale norma, abrogherebbe la deregulation totale introdotta dal Governo Monti nel 2012. Il testo, composto di due soli articoli, abroga infatti l’articolo 31 del cosiddetto “Salva Italia”, che aveva cancellato ogni limite ad orari e giorni di apertura per le attività commerciali. Il nuovo testo reintroduce la chiusura domenicale obbligatoria e affida a comuni e regioni il compito di determinare il nuovo quadro delle regole, come previsto anche dall’iniziativa Liberaladomenica promossa da Confesercenti".

Le liberalizzazioni delle aperture delle attività commerciali, introdotte dal governo Monti a partire dal 2012, avrebbero dovuto dare una spinta ai consumi, grazie all’aumento delle opportunità di acquisto per i consumatori. – commenta Nico Gronchi Presidente Confesercenti Toscana – In pratica, le liberalizzazioni non hanno portato i risultati auspicati né in termini di fatturati né per incremento del numero di occupati nel settore. Non si è assistito ad un aumento degli acquisti reali; basti pensare che nel 2017 le vendite del commercio al dettaglio, su scala nazionale, sono state inferiori di oltre 5 miliardi di euro ai livelli del 2011, ultimo anno prima della liberalizzazioneÈ necessario, adesso, arrivare ad una revisione dell’attuale regime con una norma condivisa e sostenibile. Non siamo a favore del ‘chiusi sempre’, crediamo che sia fondamentale restare aperti solo quando e dove necessario, come ad esempio nelle località turistiche – continua Gronchi – L’obiettivo finale è passare dalla deregulation totale ad un minimo di regolamentazione, ragionevole e assolutamente compatibile con le prassi europee e puntare a correggere una distorsione che ha compresso i diritti di piccoli imprenditori e di lavoratori senza alcun vero vantaggio per economia ed occupazione, visto che ha causato indirettamente la chiusura di almeno 50mila negoziE’ fondamentale che il punto di arrivo sia un regime di aperture deciso in base alle necessità dei vari territori. – continua il Presidente Confesercenti Toscana –Decisioni condivise dalle amministrazioni comunali insieme alle associazioni di categoria che rappresentano le imprese. Quindi, l’obiettivo è arrivare ad una direttiva chiara a livello nazionale, che permetta però una vera autonomia a livello localeSulla questione delle aperture domenicali ci sono diverse proposte al vaglio del Parlamento; sarà fondamentale seguire attentamente e con ruolo attivo ciò che succederà nei prossimi mesi. – conclude Nico Gronchi – L’obiettivo principale è affrontare e trattare il tema della ‘deregulation' e raggiungere soluzioni condivise con le imprese”.

Redazione Nove da Firenze