Ancora un anno difficile per l’artigianato manifatturiero toscano

In rosso il primo semestre del 2014 (fatturato -5,8%). In calo anche l’occupazione: oltre 2mila addetti in meno nell’ultimo anno. Investimenti ai minimi storici. Il numero di imprese artigiane si riduce di 1.395 unità. La capacità di esportare ed una maggiore dimensione aziendale fanno tuttavia la differenza in positivo


Firenze, 11 dicembre 2014 – Gli ultimi dati sull’artigianato toscano evidenziando il persistere di una fase fortemente recessiva, con una nuova consistente flessione del fatturato (-5,8%) nel primo semestre 2014. Un altro passo indietro per le aziende artigiane del settore manifatturiero della Toscana, anche se il calo è meno accentuato rispetto a quello registrato due anni fa (all’inizio del 2012 le perdite di fatturato sfioravano il 12%). Solo l’8,3% delle imprese artigiane riporta un incremento del proprio volume d’affari, mentre il 42,4% fa registrare una diminuzione.

Purtroppo, così come riscontrato per altri settori, anche dall’artigianato provengono segnali di una mancata inversione del ciclo economico e di un ulteriore rinvio della una fase di ripresa. Nell’artigianato – alle difficoltà congiunturali – si sommano inoltre fattori di crisi la cui natura è strutturale e con ripercussioni sulla demografia d’impresa. Nel corso dell’ultimo anno (luglio 2013-giugno 2014), ai registri delle Camere di Commercio toscane, si sono iscritte 8.506 imprese artigiane, mentre ne sono cessate 9.901: il saldoè pertanto negativo (1.395 imprese in meno), per un tasso del -1,2% (il numero di imprese non artigiane è invece cresciuto del +1,0%).

Questi alcuni risultati che emergono dall’indagine “La congiuntura dell’artigianato manifatturiero in Toscana. Consuntivo I semestre 2014 – Previsioni anno 2014” realizzata dall’Ufficio Studi di Unioncamere Toscana, che il Presidente Unioncamere Andrea Sereni commenta così:

“L’intero sistema produttivo regionale continua a pagare il prezzo di una persistente stagnazione della domanda interna da cui dipende la sorte di molte piccole e micro imprese artigiane. Se da un lato preoccupa il basso profilo dei consumi, dall’altro desta allarme una propensione ad investire che, anche nel caso delle imprese artigiane, è ai minimi storici, per l’incertezza delle prospettive future ed anche per le difficoltà di accedere al credito. Per tali motivi, dovremo rivolgere particolare attenzione anche all’attuazione di politiche che possano alleviare l’eccezionale pressione fiscale complessiva, il total tax rate, che – nel 2013 – si è attestata per la piccola impresa al 63,8 per cento e che, per questo 2014, non sembra certo poter diminuire.”

A livello di fatturato, il bilancio – a metà 2014 – è negativo per tutti i principali comparti. I cali più lievi si registrano per le aziende artigiane del sistema-persona: la filiera tessile-abbigliamento-maglieria limita le perdite al 2,3%, il comparto pelli-calzature registra un -4,2% e l’oreficeria una flessione del -5,0%. Più elevata la riduzione del fatturato per le aziende metalmeccaniche (-6,3%) e per l’alimentare (-7,1%), ma la situazione più pesante si registra fra le imprese del sistema-casa: in picchiata il fatturato dei comparti vetro-ceramica-lapideo (-10,7%) e legno-mobili(-9,1%), le cui criticità sono legate alla crisi dell’edilizia ed alla compressione da parte delle famiglie della spesa per l’acquisto di beni durevoli.

La dimensione aziendale si conferma un fattore determinante per contrastare il ciclo economico negativo: pochissime le microimprese artigiane con fatturati in aumento (solo il 5,4% per quelle che non superano i tre addetti), ma la quota di aziende in fase di sviluppo sale al 17,3% nel caso in cui l’azienda abbia 10 o più addetti. Per le prime la variazione del fatturato è del -8,8%, per le seconde del -2,1%. È soprattutto per le aziende del sistema-persona che la maggior dimensione ha un effetto risolutivo, dal momento che per le imprese con almeno 10 addetti si registra un incremento del fatturato sia nell’oreficeria (+2,6%) sia nel sistema moda (+0,4%).

Il fattore export, unito ad una maggiore strutturazione aziendale, rappresenta ancora l’atout vincente per la riuscita del progetto imprenditoriale: la quota complessiva di chi aumenta il fatturato sale al 14,9% per gli esportatori, mentre scende al 7,6% nel caso di imprese che operano solo sul mercato interno. La capacità di esportare ha un effetto benefico anche sulle imprese più piccole, dal momento che nel segmento 1-3 addetti la quota di imprese che aumentano il proprio volume d’affari sale dal 5% al 10% nel caso di apertura ai mercati esteri, dimostrando come per queste il fattore export diventi ancora più determinante.

A livello occupazionale, il trend continua ad essere decisamente negativo: in dodici mesi (dal 30 giugno 2013 al 30 giugno 2014) gli addetti artigiani del manifatturiero toscano sono diminuiti di oltre 2mila unità, per una variazione pari al -1,7%. Una flessione che ha riguardato principalmente l’occupazione dipendente a tempo pieno, con circa 1.800 unità lavorative in meno, non risparmiando tuttavia neppure le forme flessibili (la riduzione fra i dipendenti part-time è di circa 260 unità).

Anchegli investimenti continuano a segnare il passo: la maggior parte degli imprenditori artigiani (il 76%) chiuderà l’anno senza fare investimenti, mentre un ulteriore 5% dichiara di non investire perché chiuderà a breve la propria azienda.

Le aspettative a breve termine non segnalano per il momento inversioni di tendenza in atto: per quanto riguarda la chiusura del 2014, due imprenditori su tre prevedono infatti che il volume di fatturato realizzato si stabilizzerà sui valori di fine 2013, mentre la quota di coloro che temono una riduzione (18%) resta superiore rispetto a quelli che prevedono una crescita (6%). Come detto, un ulteriore 5% di imprenditori artigiani manifestano l’intenzione di chiudere l’attività, segnalando forti criticità.

Redazione Nove da Firenze