Oggi, il mondo dell'informazione toscana si è svegliato orfano di una delle sue bussole più sicure. Aligi Cioni, decano del giornalismo e uomo di eleganza intellettuale, si è spento all'età di 85 anni. Fedele a uno stile di vita improntato alla sobrietà e al garbo, Cioni ha scelto un’uscita di scena coerente con la sua esistenza: la notizia della sua scomparsa è stata infatti diffusa dalla famiglia solo a esequie avvenute, lontano dal clamore delle cronache che pure aveva governato per decenni.
In un’epoca dominata dall'ostentazione e dal rumore mediatico, questo suo ultimo desiderio di riservatezza suona come una lezione di stile, un invito a riscoprire il valore del silenzio. Per onorarne la memoria, i familiari hanno annunciato una messa di suffragio che si terrà nei prossimi giorni, un momento di raccoglimento per restituire alla comunità l'abbraccio che la sua discrezione aveva inizialmente posticipato.
Nato a Livorno il 14 febbraio 1941 e cresciuto a Pistoia, Aligi Cioni portava con sé quel piglio toscano fatto di schiettezza e dedizione. La sua non è stata soltanto la storia di un singolo professionista, ma l'origine di una vera e propria dinastia dell'informazione. La passione per il racconto del vero è diventata in casa Cioni un tratto genetico: la moglie Tiziana e i figli Federica e Leonardo sono colleghi, uniti in una missione di servizio.
"Il presidente Sandro Bennucci e l'Associazione Stampa Toscana si stringono alla famiglia per la morte di Aligi Cioni," recita il cordoglio dell'AST. "Siamo vicini ai figli Federica e Leonardo e alla moglie Tiziana, fra l'altro tutti colleghi giornalisti," a sottolineare come il vuoto lasciato colpisca l'intera comunità dei cronisti.
Il nome di Aligi Cioni resterà scolpito negli annali dell'ANSA, l'agenzia di stampa che è stata la sua "casa" per quasi un trentennio. Entrato come redattore nella sede di Firenze nel 1973, ne scalò le gerarchie grazie a un talento fuori dal comune, diventandone responsabile nel 1987. Negli anni '90, la sua visione si allargò alla capitale, dove guidò la redazione fotografica nazionale, prima di tornare a Firenze come caporedattore fino al 2000.
Con il pensionamento, tuttavia, la sua parabola non si è esaurita, ma si è evoluta in un servizio istituzionale di altissimo profilo. Come portavoce dell'ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Toscana, Cioni ha rappresentato il ponte tra giornalismo e comunicazione pubblica, portando nel cuore delle istituzioni la cultura della verifica e l'imparzialità tipica dell'agenzia.
La Sindaca di Firenze, Sara Funaro, lo ricorda così: "Nel corso della sua lunga carriera all'Ansa, ha rappresentato un esempio di professionalità, rigore e passione per l'informazione, contribuendo in modo significativo alla crescita e al prestigio dell'agenzia."
Forse l'eredità più duratura che Aligi Cioni lascia è legata alla gestione della memoria. Fu lui, infatti, l'artefice della creazione del Fondo per la memoria di Oriana Fallaci, un progetto di cui andava fiero. In questa iniziativa, Cioni non agì solo come giornalista, ma come custode della cultura, lavorando affinché il patrimonio documentale di una delle firme più iconiche e controverse del Novecento diventasse un bene pubblico accessibile.
Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, ne sottolinea l'importanza: "A lui si deve la creazione del Fondo Oriana Fallaci che resterà negli anni a venire un’eredità preziosa, frutto del suo impegno e della sua passione, per la Toscana ed oltre."
Aligi Cioni è stato un Maestro. La sua vocazione all'insegnamento si è concretizzata nelle aule dell'Ateneo fiorentino, dove ha trasmesso a generazioni di aspiranti giornalisti la teoria e la tecnica delle comunicazioni di massa. Non si limitava a spiegare come scrivere un lancio d'agenzia; insegnava la responsabilità etica che ogni parola porta con sé. Il suo impegno civile si è esteso al consiglio d'amministrazione dell'Osservatorio permanente giovani-editori e alla Fondazione Turati, dimostrando una visione orientata al futuro e alla formazione di una cittadinanza consapevole.
Cristina Manetti, assessora regionale, lo definisce un "punto di riferimento per intere generazioni di giornalisti", mentre Stefania Saccardi aggiunge un tocco personale: "La Toscana perde un grande professionista... un impegno profondo che resterà un esempio per tutti. Mi unisco al cordoglio per la perdita di un collega stimato, di un maestro e di un amico."
Aligi Cioni ci lascia un’eredità morale che va oltre gli articoli scritti o i fondi archivistici creati. Ci lascia il metodo della scelta controcorrente: quella di far parlare i fatti, di rispettare le istituzioni e di onorare la verità con la dedizione dell'artigiano. La sua vita, trascorsa tra le redazioni d'agenzia e i palazzi della politica, resta come una filigrana trasparente sulla storia recente della Toscana.
In un'epoca di informazione frenetica e spesso urlata, possiamo imparare dal rigore e dalla discrezione di un uomo che ha scelto di congedarsi dal mondo solo dopo aver sistemato l'ultima "bozza" della sua vita in silenzio.