Accoglienza dei migranti, c'è un fronte toscano che sfida il Governo

Dopo le iniziative della Regione, oggi il terzo settore si è unito per offrire un modello di accoglienza alternativo. Tanto che le associazioni aderenti non parteciperanno al prossimo bando Cas del Ministero degli Interni. Carta d'intenti promossa anche da Cgil Toscana e Camera del lavoro di Firenze


(RED.SOC.) Firenze, 5 lug. - Il terzo settore toscano si unisce per fare fronte comune sulle politiche governative dell'accoglienza e dare una risposta concreta, efficace e originale alla questione. Forte di un sistema di accoglienza diffuso come quello promosso con successo negli ultimi anni dalla Regione Toscana, l'associazionismo toscano ha deciso di mettersi insieme e coordinarsi per fornire soluzioni, ognuno in base alle proprie risorse e competenze, che si inseriscano e rafforzino questo modello alternativo di accoglienza e che rispondano alle esigenze di coesione sociale e di inclusione sociale e lavorativa di tutti i cittadini, italiani e non, in stato di marginalità.

Risposta all'emergenza abitativa, costruzione di piani individuali per la formazione e la ricerca di lavoro, formazione linguistica, informazione giuridica, sostegno e tutela alle donne vittime di tratta ma anche azioni di comunicazione innovative per una contro-narrazione efficace sul tema, sono tra le misure che gli enti promotori della carta di intenti presentano nel documento. 

Una presa di posizione forte e innovativa quella delle associazioni toscane, che in linea con questi principi, hanno anche deciso di non partecipare al prossimo bando Cas nel ministero degli Interni, a favore di un'accoglienza più "umana" e più giusta.

Il manifesto del terzo settore toscano si inserisce dunque nelle linee guida del "Libro bianco sulle politiche di accoglienza dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale o umanitaria della Regione Toscana", ma estende le proposte per una "società aperta e inclusiva" a tutti coloro che abbiano la necessitù di tutela e di integrazione sociale ed economica, consapevoli che la questione migratoria faccia emergere criticità diffuse e che rappresenti la punta dell'iceberg nella richiesta di diritti (casa, lavoro…) che riguarda tutta la società ed esige un miglioramento del welfare.

L'iniziativa, aperta anche a nuovi soggetti, è promossa da: Diaconia Valdese Fiorentina, Cooperativa Sociale C.A.T., Associazione "Progetto Accoglienza" Borgo San Lorenzo, COSPE onlus, Oxfam Italia Intercultura, Legacoop Toscana - Dipartimento Welfare, Arci Firenze, Associazione Progetto Arcobaleno, Consorzio Sociale Martin Luther King, Misericordia Barberino-Tavarnelle, Associazione Le C.A.S.E. Onlus, C.N.C.A. Toscana, Cooperativa Sociale Pane e Rose, Consorzio Metropoli società cooperativa sociale a r.l. , Alice cooperativa sociale, Gli Altri cooperativa sociale. (Rer/ Dire)

La Cgil Toscana e la Camera del lavoro di Firenze promuovono la Carta d'intenti del terzo settore toscano, presentata a palazzo Strozzi Sacrati, per un'accoglienza non governativa. "Costruire reti di integrazione sociale economica e culturale è infatti una priorità per uscire dalla solitudine e dalla paura in cui sono costrette sempre più persone", spiega il sindacato. Invece le scelte del governo "vanno nella direzione opposta, contrappongono le persone, criminalizzano le vittime, costruiscono finte sicurezze fondate sull'egoismo". Cosi' "togliere risorse ai cas è sbagliato e produrrà solo problemi: non ci sarà più la possibilità di integrare chi arriva nel nostro Paese con il conseguente rischio di perdere posti di lavoro e competenze importanti".

All'interno di questo slancio, il sindacato valuta positivamente "l'impegno della Regione Toscana per sostenere economicamente progetti di integrazione e coesione sociali" e chiede ai Comuni di "fare la loro parte per tenere in vita l'accoglienza diffusa".
Come sindacato, quindi, "daremo il nostro contributo" mettendo in campo "le nostre competenze, fermo restando che la tutela dell'occupazione di chi attualmente lavora nei cas e negli sprar deve essere una priorità non solo nostra, ma di tutti gli enti gestori e delle amministrazioni". Per la Cgil, inoltre, "salvare le persone in mare e' un dovere morale e un obbligo di legge sancito dalla Costituzione". Infine "per impedire la partenza di barconi basterebbe creare procedure di ingresso regolari, come un decreto sui flussi o corridoi umanitari in caso di gravi crisi.
Non farlo e chiudere i porti significa solo far morire persone innocenti".
(Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze