​Abolire i Voucher: nascondono precari sottopagati, tracciarli non basta 

[video] - "Tracciabilità per i voucher": lo assicura il ministro Poletti da Lecce

La posizione della Cgil è chiara, contrarietà assoluta allo strumento che non necessita di correttivi, deve semplicemente essere eliminato


Nel 2015 in Toscana 8 milioni di voucher, il 78% in più dell'anno precedente, sono stati staccati in favore di lavoratori occasionali.
I Buoni Lavoro osannati in alcuni casi dalle categorie economiche perché avrebbero portato ad una minore burocrazia, maggiore flessibilità e controllo del lavoro nero sono, secondo il sindacato, da abolire.

Non basterebbe apportare il correttivo, proposto dal Ministero, della tracciabilità e dunque restringere il campo d'uso ed identificare il prestatore d'opera in modo inequivocabile e trasparente.

Mirko Lami, segretario regionale della Cgil Toscana con delega al mercato del lavoro è tra i più agguerriti contestatori del sistema dei Buoni Lavoro e parla di "uso distorto" di uno strumento che era stato introdotto per i lavori occasionali, per dare modo a studenti e stagionali di integrare le proprie entrate con prestazioni d'opera del fine settimana, ma avrebbe mascherato invece collaborazioni di altro tipo. "Schiavi" così li chiama Lami.

A Nove Da Firenze Lami spiega: "Mi trovavo a Lecce, ho ascoltato il Ministro Poletti e la sua proposta sulla tracciabilità, ma non ritengo che sia questa la scelta migliore. La Cgil continua a chiederne l'abolizione poiché non si tratta di uno strumento che crea lavoro, anzi registriamo l'aumento del precariato".
Secondo Lami i 7,50 euro netti riconosciuti dal voucher non sono spesso equiparabili al lavoro realmente svolto per il committente. “Sono usati dalle aziende - spiega il responsabile Cgil - per assumere attraverso i caporali e se non vengono usati per pagare schiavi si usano per retribuire lavori stagionali, nel turismo sono praticamente sparite assunzioni trimestrali usate per coprire la stagione”.
Stagionale non è accessorio? Lami è molto critico sulla sparizione in alcuni atti pubblici del termine "accessorio" ovvero la definizione cui il Ministero ha fatto però riferimento nella realizzazione del Job Act per attribuire una paternità allo strumento nei famosi "considerato che.."

Il termine "lavoro accessorio" nasce in Italia nel 2003 con l'obiettivo di far emergere aree di lavoro sommerso e favorire l’inclusione sociale e lavorativa di "soggetti particolarmente svantaggiati" intendendo e mettendo sullo stesso piano con questa definizione "disoccupati di lunga durata, casalinghe, studenti, pensionati, disabili, soggetti residenti in comunità di recupero, lavoratori extracomunitari disoccupati da almeno sei mesi".
Lo Stato ha fatto di più individuando anche le attività quali "piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresa l'assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap, insegnamento privato supplementare, piccoli lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici e monumenti, la realizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli, la collaborazione con enti pubblici e associazioni di volontariato per lo svolgimento di lavori di solidarietà o di emergenza dovuti ad esempio a calamità o eventi naturali improvvisi ed escludendo però le attività agricole dal campo di applicazione" introdotte poi nel Job Act.

Il guadagno. Il limite iniziale era di 3000 euro annui per il compenso complessivo accumulato dal prestatore durante l’anno solare con un massimo di 30 giornate lavorative per le singole attività.
Il tetto è stato sfondato però arrivando ai 9000 euro lordi, con la specifica di un ulteriore tetto di 2.000 euro per le attività svolte a favore di ciascun committente. Tanto accessori non erano allora? Secondo Lami la svista, se di questo si tratta, "grida vendetta".

Di congiuntura "ulteriormente deteriorata" hanno parlato i vertici di Cgil Toscana nelle ultime ore proprio a causa dei voucher lavoro. "Nei primi tre mesi del 2016 sono stati acquistati 2.195.000 voucher, erano 1.431.000 nello stesso periodo del 2015. Erano 767.407 nello stesso periodo del 2014".
Drogate” sarebbero invece da considerarsi le assunzioni del 2015 visto che hanno subito un calo di circa 10.000 posizioni in pochi mesi e soprattutto nei nuovi contratti a tempo indeterminato.

Ma cosa è accaduto ai giovani che proprio dai voucher dovevano trarre giovamento? "I disoccupati sono diminuiti di circa 15mila, soprattutto la componente femminile visto che i maschi aumentano. Tra 15 e 24 anni passano dal 36% al 32,7%. Decelera la crescita dell’occupazione e peggiora per i più giovani tra 15 e 24 anni, stabile tra 25 e 44 anni, aumenta invece dai 45 ai 54 anni ed ancor più tra i 55 e 64 anni ed oltre"

I giovani sono a caccia del lavoro stabile o quanto più continuativo possibile, difficile secondo Cgil pensare che i Voucher possano "integrare" quel reddito principale che spesso non esiste.

Antonio Lenoci