Risorse idriche: verso una rete di monitoraggio delle acque di falda nel comune di Firenze


Nei giorni scorsi è stato presentato in un seminario interno del Dipartimento ARPAT di Firenze, uno studio realizzato nell’ambito di un periodo di tirocinio formativo presso il Dipartimento stesso. All’incontro ha preso parte anche il prof. Giovanni Pranzini del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze.
Lo studio si è mosso da questo interrogativo: in che modo è possibile utilizzare, efficacemente, una rete di pozzi distribuiti sull’intero territorio comunale, in modo da trasformare un'analisi fine a se stessa in strumento di monitoraggio e previsione dello stato d'inquinamento delle acque di falda? Come costruire un quadro di controllo che, con azioni tempestive ma soprattutto risolutive, fornisca proposte d'intervento differenziate e non semplici dati di analisi?
L'idea di una rete di monitoraggio nasce dall'esigenza di dare risposta a tali domande, cercando di superare le lacune esistenti nelle analisi e negli studi fin ad oggi condotti, raccogliendo da fonti diverse tutti i dati e le informazioni disponibili caratterizzazione geologica e idrogeologica del sottosuolo, valori di concentrazione di alcuni contaminanti, cartografie tematiche, ecc.), ed elaborandoli per approdare all'individuazione di un campione rappresentativo di punti di prelievo su cui costruire una rete fissa di monitoraggio con campionamenti e analisi mirate.
Sono state individuate 43 stazioni misura all'interno delle 35 maglie, di 4 Kmq ciascuna, in cui è stata suddivisa la rete del Comune di Firenze.
Il numero dei punti di monitoraggio scelti è rappresentativo di una situazione d'inquinamento che tiene conto del pregresso ma anche delle possibili evoluzioni future.
Pertanto, rappresenta un'indiscutibile base di partenza su cui poter costruire una nuova base-dati coerente e sistematica.
L'obiettivo è quello di poter effettuare nel tempo, ad intervalli stagionali (primavera-autunno), misure di concentrazione di un numero definito di contaminanti, in modo da avere costantemente sotto controllo l'inquinamento dell'intera falda acquifera, potendo estendere il risultato delle analisi ad una più vasta area, essendo ciascun pozzo rappresentativo della stessa.
A tale scopo si è studiato il sottosuolo di Firenze e la situazione dell'inquinamento nell'acquifero principale.
Inizialmente è stato calcolato il tempo di arrivo (tempo che impiega un inquinante idrotrasportato a raggiungere la falda acquifera dal momento in cui viene sversato in superficie), su 500 sondaggi distribuiti all’interno del comune. Dall'interpolazione dei risultati si è ottenuta una carta della vulnerabilità, che mostra come le fasce attorno all’Arno e ai suoi affluenti siano le zone più vulnerabili, quindi più "a rischio" di inquinamento.
Il passo successivo è consistito nella redazione di una carta dell’inquinamento di Firenze, avvalendosi dei dati di qualità forniti da ARPAT e dal Dipartimento di Scienze della Terra, dove vengono confrontati i valori di concentrazione di alcuni inquinanti (solventi clorurati, idrocarburi, nitriti e nitrati), dagli anni '80 ad oggi.
La nuova Rete di Monitoraggio può rappresentare un importante passo nella pianificazione territoriale: sarà possibile individuare le aree meno soggette all'inquinamento, non solo come semplice conoscenza della qualità delle acque di falda ma anche in vista di un loro possibile utilizzo.
Non è infatti da sottovalutare l'importanza delle acque freatiche come risorsa idrica per l’acquedotto pubblico, il cui impianto di potabilizzazione utilizza oggi solo l'acqua dell' Arno.
E' per questa ragione che, fino ad oggi, si è posta l'attenzione quasi esclusivamente sullo stato di contaminazione dell'Arno e dei suoi affluenti, senza tenere conto che il "fenomeno inquinamento" è molto più grave quando ad essere colpite sono le acque di profondità, perché richiedono tempi e costi molto più elevati per la bonifica rispetto a quelli necessari al disinquinamento delle acque superficiali.
Pertanto, occorre prendere in considerazione la possibilità di riattivare alcuni pozzi che possano fornire acqua a costi nettamente più bassi. Inoltre, in caso di siccità o grave inquinamento dell'Arno, la falda, oltre che rappresentare una risorsa idrica sostitutiva e di emergenza, può essere utilizzata con notevole risparmio per tutti quegli usi che non richiedono la potabilizzazione.
Appare evidente l'importanza di individuare, nell'acquifero fiorentino, le aree più vulnerabili all’inquinamento e quelle, al contrario, più idonee ad un utilizzo "sicuro" dell’acqua.
Questo pregevole lavoro rappresenta un passo importante, al quale ne seguiranno altri, che, Alessandro Franchi, responsabile del Dipartimento Arpat di Firenze, ha messo in programma nei prossimi mesi, con il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali interessate, per verificare sul campo la possibilità di utilizzo dei punti di prelievo individuati, e quindi avviare una prima attività di monitoraggio sperimentale su alcuni inquinanti, per poi dar vita ad una proposta strutturata.

Redazione Nove da Firenze