Clima: l'impronta ecologica a San Rossore

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 luglio 2004 17:15
Clima: l'impronta ecologica a San Rossore

Roberto Brambilla, ingegnere, appartenente al gruppo di lavoro tematico sull'Impronta ecologica e sociale parteciperà oggi pomeriggio al panel sull'energia programmato all'interno del Meeting di San Rossore, organizzato per la quarta volta dalla Regione Toscana nel l'ex parco presidenziale in provincia di Pisa. Oggetto del suo intervento l'Impronta Ecologica e Sociale, un indicatore ideato nel 1990 da William Rees e Mathis Wackernagel e continuamente perfezionato da quest'ultimo: il WWF nel 1996 lo ha presentato in Italia traducendo anche l'omonimo libro (Impronta ecologica - Edizioni Ambiente).
"L'impronta è utilizzata per correlare lo stile di vita ed i consumi di una popolazione con "la quantità di natura" che serve per sostenerli a tempo indeterminato." afferma Roberto Brambilla.

- Questa "quantità di natura" - espressa in ettari di territorio pro capite - comprende sia le risorse naturali necessarie per mantenere quel tipo di vita e di consumi (es. campi per produrre grano, alberi per la carta, spazio per il costruito ecc.), sia gli spazi ambientali necessari per smaltire i rifiuti generati (es. ettari di foreste per assorbire l'anidride carbonica prodotta dalle auto); in pratica l'impronta rappresenta "il peso" (espresso in ettari) che ogni popolazione ha sull'ambiente."
Brambilla continua "E' molto interessante confrontare l'impronta con la "produttività pro capite" o "biocapacità" del territorio abitato dalla popolazione presa in esame.

Dal punto di vista dell'equilibrio ecologico se l' impronta è minore della biocapacità tutto va bene, se è maggiore c'è da preoccuparsi perché significa che la popolazione esaminata preleva risorse dai territori esterni ai suoi confini. Come si vede dalla tabella se si desse il livello di vita dell'italiano medio a tutti gli abitanti della Terra occorrerebbe la produttività di due pianeti e questo non è possibile!"
Nella tabella in basso sono riportati i dati relativi all'impronta ecologica di alcune nazioni tratti dal Living Planet Index, documento presentato dal WWF Internazionale nel luglio 2002.

L'impronta dell'Italia è di 3,8 ha pro capite mentre la biocapacità dell'Italia è pari a 1,3 ettari. Questo significa che l'Italia ha un deficit pro capite che è pari a 2,5 ettari. In altre parole gli italiani per non gravare sul resto del mondo avrebbero bisogno della biocapacità di almeno altre due "Italie".
Per Brambilla "E' interessante notare che il benessere non corrisponde necessariamente al valore definito dall'impronta di una popolazione: un americano, un olandese o un italiano, infaftti hanno raggiunto un livello di benessere paragonabile, ma ottengono valori comunque dissimili nell'"impronta".

Questo fa pensare che si possa operare per ridurre l'impronta di una popolazione senza diminuirne il grado di benessere. Immaginiamo di progettare una nuova società, più equa: in questo caso, possiamo partire da un valore medio disponibile (crescita demografica permettendo) di circa 1,8 ettari a testa. I sistemi e le tecnologie per rispettare i valori di equità ecologica sono molteplici: vanno dal risparmio energetico alla condivisione dei mezzi di mobilità (ad esempio, con il car sharing), dal consumo di alimenti prodotti locali, alla produzione di prodotti riparabili, senza i costi dell'"usa e getta"."
L'impronta è stata calcolata per diverse città come Bologna, Catanzaro, Ancona, e per varie regioni italiane tra cui la Liguria e la Toscana.

Il Galles ha recentemente deciso di adottare l'impronta ecologica come indicatore principale per le sue politiche di sostenibilità.
Ma non è tutto: l'impronta ecologica non riguarda solo le popolazioni ma tira in causa gli individui e quindi noi tutti. Le nostre abitudini e i nostri comportamenti contribuiscono a determinare i valori della nostra personale impronta ecologica.

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