Presentata la relazione sociale del Comune 2001
Firenze e' una citta' sempre piu' anziana


Uno strumento di lavoro per l'Amministrazione comunale ma anche una fotografia della città e un contributo utile alla riflessione su come si sta trasformando la nostra società. Si tratta della relazione sociale 2001 presentata ieri dagli assessori alla pubblica istruzione Daniela Lastri e alle politiche sociosanitarie Graziano Cioni e da Roberto Volpi, consulente statistico della conferenza dei sindaci e autore della ricerca. Questa esamina la popolazione fiorentina sotto diversi punti di vista fornendo una serie di dati preziosi per elaborare politiche sociali che rispondano alle richieste di servizi e prestazioni da parte degli utenti. Vediamo in dettaglio come è organizzata la relazione. La prima parte è dedicata ai riferimenti demografici: da segnalare la conferma del trend all'invecchiamento della popolazione (il 24,8% dei fiorentini ha più di 65 anni, il 12,5% più di 75 e il 7% più di 80 anni) e la riduzione della dimensione media della famiglia con un vero e proprio boom dei nuclei formati da una sola persona (tra cui 29mila hanno più di 65 anni e 10mila più di 80 anni). Questo si traduce in una forte domanda di prestazioni al welfare locale visto che spesso non c'è una famiglia che possa assistere l'anziano in difficoltà. "I dati della relazione sono riferiti al 2001 - spiega l'assessore Cioni - e in questi mesi quello che nella relazione veniva indicato come un trend si è confermato: gli anziani sono sempre di più e tra questi quelli soli continuano ad aumentare. In crescita anche gli anziani non autosufficienti o affetti da patologie invalidanti come l'Alzhaimer. L'Amministrazione comunale mette in campo una tipologia di servizi per questa fascia di popolazione, dai centri diurni all'assistenza domiciliare fino alle Rsa ma dobbiamo fare di più, soprattutto per chi vive da solo. Per questo - aggiunge l'assessore Cioni - stiamo lavorando a una profonda ristrutturazione del servizio di teleassistenza con l'obiettivo di arrivare nelle case di 5mila anziani". La relazione si occupa anche dello stato di salute dei cittadini, del rapporto tra i servizi sociali e gli utenti (utile per capire i bisogni tipici e capire la possibile evoluzione delle richieste), delle problematiche in relazione ai servizi sociali (fondamentale per comprendere se le risposte fornite dal welfare locale sono appropriate). L'ultima parte è dedicata agli interventi e ai progetti dell'Amministrazione nei confronti di categorie di utenti quali nuovi poveri, emarginati, famiglie con minori in difficoltà e via dicendo. Proprio sugli interventi sui minori si sofferma l'assessore Lastri. "L'Amministrazione comunale ha lavorato per garantire e tutelare le fasce deboli e problematiche approntando una serie di servizi di accoglienza e sostegno per i minori in difficoltà: dai centri diurni alla pronta accoglienza, dalle comunità educative al centro sicuro per i minori in stato di abbandono. In questo modo siamo in grado di elaborare progetti individuali costruiti sul bisogno del singolo. Inoltre - continua l'assessore Lastri - registriamo un aumento continuo di minori stranieri bisognosi di sostegno, accoglienza e via dicendo". L'assessore Lastri sottolinea due novità: la crescita degli affidi (anche temporanei e consensuali) e l'attività del nuovo centro adozioni (con i corsi di formazione per i potenziali genitori adottivi che inizieranno a luglio). Dalla ricerca quindi emerge una fotografia di Firenze a due facce: da una parte una città caratterizzata da un diffuso benessere, in cui gli anziani vivono di più, in cui molte famiglie sono in grado di far fronte alle emergenze con forze proprie, in cui le politiche sociali funzionano e proprio per questo attraggono anche da fuori le persone che hanno bisogno di sostegno e aiuto. Dall'altra però non si può fare a meno di notare l'espansione delle aree di povertà, di disagio e di marginalità che chiedono risposte al welfare locale. "Firenze da questo punto di vista è una città moderna e metropolitana - spiega Volpi - al pari di grandi realtà come Milano e Roma. Firenze, per esempio, esercita una fortissima attrazione sull'hinterland, sulle altre regioni e a livello internazionale". E questo si traduce in un continuo flusso di immigrazione, l'unico mezzo per compensare il basso tasso di natalità della città". La ricerca, quindi, si caratterizza come un fondamentale strumento di conoscenza per l'Amministrazione comunale, conoscenza indispensabile per mettere in campo politiche sociali sempre più efficaci ed efficienti. Hanno partecipato alla ricerca anche Nicola Gambi, Barbara Giachi, Fabiola Ganucci, Irene Volpi. (mf)

LA SINTESI DELLA RELAZIONE SOCIALE 2001
Tre ordini di fattori caratterizzano, più di altre, la città di Firenze e si riflettono in modo decisivo sulle politiche comunali e in modo particolare su quelle di ordine sociale nel senso più ampio della parola:
a) la debolezza strutturale delle reti familiari, associata a un grado altissimo di invecchiamento della popolazione;
b) la formidabile capacità attrattiva della città (con tutto quel che ne consegue), anche in quanto collocata al centro di uno dei territori più urbanizzati e di più alta intensità abitativa e di popolazione d'Italia;
c) la contraddittorietà del tessuto sociale fatto ad un tempo di benessere diffuso e di aree marcate di marginalità, povertà, devianza.
(a) A Firenze abbiamo la congiunzione, potenzialmente esplosiva sotto tutti i punti di vista, tra un tasso di invecchiamento della popolazione tra i più alti al mondo e una dimensione media della famiglia estremamente ridotta per la scarsa presenza di figli e più in generale di giovani. Conclusione: circa 10mila anziani di 80 e più anni sono soli nella fase della vita più sottoposta a malattie croniche e fortemente invalidanti. Si capisce, da questo solo dato, come la questione degli anziani (persone con 65 e più anni) risulti decisiva. Già oggi essi rappresentano, per fare alcuni esempi: l'81% degli utenti dell'assistenza domiciliare, il 93% degli utenti delle strutture residenziali per non autosufficienti, il 95% di quelli del servizio di teleassistenza. Sono più di 3mila gli anziani utenti di servizi sociali importanti quali l'assistenza domiciliare, le strutture residenziali, i centri diurni. Stando così le cose, e considerate le tendenze demografiche in atto, è prevedibile un peso sempre più grande in particolare di anziani soli e non autosufficienti sui servizi socio-sanitari. Agli anziani non autosufficienti si aggiungono i disabili, a formare il "nucleo" più impegnativo (almeno dal punto di vista delle risorse finanziarie e umane che richiedono) cui debbono far fronte i servizi socio-sanitari, insieme alle famiglie e alle varie forme organizzate di cittadinanza. Tra contributi economici di sostegno al tenore di vita e per inserimenti lavorativi, assistenza domiciliare, centri diurni e residenze assistite e protette sono poco meno di un migliaio gli utenti disabili adulti, ovvero non anziani, assistiti a Firenze su un'area di domanda potenziale stimabile in circa 3mila disabili adulti. Per quanto riguarda i minori, la loro "povertà numerica" (rappresentano il 12,5% della popolazione fiorentina, a fronte del 17% a livello nazionale) rischia di tradursi in isolamento sociale. Il fenomeno della "rarefazione" dei bambini, presente su tutto il territorio nazionale e in particolar modo nelle grandi città, assume a Firenze una dimensione ancora più marcata. Aumentano i figli unici, le famiglie monogenitoriali e quelle ricostituite, all'interno delle quali si abbassano le capacità di gestione e di "tenuta" rispetto alle responsabilità genitoriali, all'impegnativo compito di accompagnare e sostenere il percorso di crescita dei figli, anche per la carenza di figure di riferimento sufficientemente stabili in grado di agevolare il passaggio all'età adulta. La fragilità quantitativa e qualitativa delle reti parentali rappresenta uno degli elementi che vanno ad incrementare l'area del disagio delle famiglie e dei bambini; di ciò si ha conferma dall'incremento dell'utenza minorile in carico ai servizi sociali territoriali, a fronte di una sostanziale stabilità della popolazione minorile. Si passa da 1.110 minori seguiti nel 1999 a 1251 nel 2000 e a 1333 nel 2001, con un incremento del 20%. Sarebbe tuttavia riduttivo considerare questo dato, seppur rilevante, come unico indicatore riferibile agli interventi nei confronti della popolazione minorile, senza citare, seppur sinteticamente, la complessa rete di interventi sociali che il Comune di Firenze attua nei confronti dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie. All'interno di questa rete si collocano i servizi di assistenza scolastica per minori disabili e quello di assistenza socio-educativa territoriale, rivolto ai minori disabili e/o a rischio psico-sociale, passato da 312 a 375 utenti tra il 2000 e il 2001. E' inoltre presente sul territorio comunale, un'attività di accoglienza che si articola in forma residenziale (centri di pronta accoglienza e comunità educative di vario tipo) e semiresidenziale (centri diurni). In queste strutture la presenza dei minori stranieri è decisamente rilevante (il 70% nelle strutture residenziali, il 36% nei centri diurni). Altro dato significativo è rappresentato dall'alta percentuale dei casi (il 40%) in cui l'intervento di accoglienza è legato a un provvedimento della Magistratura: in ben 151 casi sui 396 presenti in strutture residenziali nel 2001, l'inserimento è stato disposto dall'Autorità giudiziaria. Si rileva anche una fortissima prevalenza dei maschi sulle femmine. Possibili ipotesi interpretative di questi dati sono da ricollegare ad almeno due fenomeni: il primo è la presenza di famiglie immigrate con figli cha rappresentano l'elemento fondamentale di controtendenza rispetto alla scarsa presenza di minori di cui si è detto, l'altro è quello dei minori stranieri non accompagnati di cui si tratterà più avanti. Tra gli interventi di maggior rilievo nei confronti di minori in difficoltà c'è sicuramente l'intervento di affidamento familiare, oggetto di grande attenzione, per le straordinarie potenzialità che esprime e per le altrettanto importanti criticità, in rapporto alle varie fasi e in particolare riguardo all'obiettivo centrale che è il rientro del minore nella propria famiglia d'origine. Gli interventi di affidamento familiare passano nel 2001 da 95 a 120, con un aumento significativo degli affidamenti consensuali,( che passano dal 28,5% dei casi nel 2000 al 35,8% nel 2001), disposti con il consenso della famiglia naturale. Questo cambiamento si potrebbe leggere come un segnale positivo rispetto al tentativo dei servizi territoriali di sostenere le famiglie (sia naturali che affidatarie) in progetti di affido connotati da solidarietà e sostegno, nell'interesse del minore, piuttosto che da sostituzione e conflittualità. Riguardo al tema dell'adozione, il 2001 ha visto l'apertura del Centro Adozioni, per l'informazione e la preparazione delle coppie che intendono intraprendere il percorso adottivo, con la finalità di renderle maggiormente preparate e consapevoli rispetto ai problemi che si troveranno ad affrontare, in particolare riguardo all'adozione internazionale, che , se non opportunamente supportata durante tutto il suo iter, comporta seri rischi di fallimento, con conseguenze drammatiche per i minori adottati.
(b) Firenze esercita una grande capacità attrattiva, che va ben al di là del suo hinterland territoriale. Ciò è testimoniato dall'alta percentuale di residenti stranieri (oltre il 6% del totale degli abitanti) e dal flusso continuo, giornaliero di persone che si recano a Firenze per motivi di lavoro, studio, turistici, culturali e ricreativi e altri ancora. Ciò porta anche a forti riflessi sui servizi sociali connessi al manifestarsi, in varie forme, della marginalità di strada, di emergenze alloggiative particolarmente intense nei mesi invernali e di più generali necessità di accoglienza. Particolari progetti - di monitoraggio, contatto-relazione, informazioni e servizi - si confrontano di continuo con una marginalità che è sempre meno quella classica degli "homeless" e sempre più quella metropolitana di tipo giovanile, con una forte presenza di immigrati e una ancor più forte presenza di consumatori di sostanze stupefacenti. Nella stessa emergenza alloggiativa di vario tipo - cresciuta fino ad ospitare nel 2001 circa 850 persone per un totale di oltre 100mila giornate di permanenza - c'è il riflesso dell'attrazione metropolitana fiorentina. Le figure che vengono alloggiate temporaneamente a carico del comune sono infatti particolarmente immigrati non residenti (il 50% circa dell'utenza totale) e i cosiddetti marginali. Sempre da leggersi alla luce della forte capacità attrattiva di Firenze è pure la delicata questione dell'accoglienza di minori, con particolare riferimento al flusso crescente dei minori stranieri non accompagnati, in gran prevalenza provenienti dall'Albania, oltre che, in misura minore, dal Nord Africa e dall'Est europeo. Questi minori, prevalentemante maschi di età compresa fra i 16 e i 18 anni, rappresentano il 70% dei minori presenti nelle strutture di accoglienza residenziale e la quasi totalità di quelli accolti nei centri di pronta accoglienza. All'iniziale preoccupazione per assicurare il collocamento di questi ragazzi, è andata crescendo nel tempo l'esigenza di qualificare la loro permanenza in Italia, in vista del rientro nel paese d'origine (rimpatrio assistito) o dell'inserimento sociale nella nostra realtà, cercando di evitare l'entrata in clandestinità al compimento della maggiore età. Rispetto a ciò si sono evidenziate criticità fortissime, prevalentemente riferibili allo scarso coordinamento istituzionale nell'affrontare un fenomeno di così alta complessità. Un elemento da sottolineare è la crescita del disagio psicologico e i gravi disturbi comportamentali di questi adolescenti, non di rado coinvolti anche in fenomeni di devianza, anche con conseguenze nella sfera penale. Rispetto a quest'ultimo aspetto, c'è da ricordare che su Firenze, sede di IPM, grava anche l'accoglienza dei minori in uscita dal circuito penale. Più in generale, le politiche per l'immigrazione e quelle per contribuire a il problema dei ROM hanno progredito tra interventi e realizzazioni che l'integrazione reciproca e un crescente coordinamento (proprio del 2001 è l'istituzione del Gruppo inter-assessorile all'immigrazione) dovrebbero rendere più efficaci.
(c) Ma Firenze non è soltanto un sommarsi di problematiche di grande impegno e difficile soluzione. Firenze è anche città di benessere diffuso e capacità di far fronte alle evenienze. Né si può negare che proprio l'emergere di certe problematiche implichi a volte il successo, piuttosto che il contrario, delle politiche, degli interventi e delle realizzazioni. Gli anziani fiorentini sono tanti anche in virtù di un tasso di mortalità più basso di quello toscano e della stessa ASL 10 (entrambi già in sé notevolmente bassi). I tossicodipendenti utenti dei Servizi Territoriali, che pure non sono in crescita, sono a loro volta molti: 1.500 circa, pari a poco meno di 8 utenti per 1.000 abitanti di 15-54 anni, valore decisamente superiore a quello nazionale. Tali numeri risultano alti anche per effetto di una più diffusa rete di questi servizi su tutto il territorio comunale. Il fenomeno dell'abbandono minorile emerge in misura maggiore di quanto non accada in altre realtà anche in virtù dell'istituzione del "Centro Sicuro" (capienza massima di 8 posti), una struttura che si aggiunge alla rete dei centri di pronta accoglienza, assicurando, un immediato intervento di accoglienza e protezione per bambine e bambini dai 3 ai 14 anni in stato di abbandono, o di sfruttamento e/o coinvolgimento in attività criminose. Nel breve periodo di permanenza dei minori al Centro, gli operatori della Struttura e i servizi interessati sono impegnati nell'analisi della situazione e nel superamento della situazione di emergenza.Si tratta di un servizio fortemente connotato da una logica di rete, nato sulla base di un protocollo interistituzionale che assicuri il collegamento e la collaborazione tra l'Ente Locale, le Forze dell'Ordine e la Magistratura Minorile. Un'altra importante iniziativa di coordinamento interistituzionale è rappresentata dal Tavolo Permanente istituito dal Comune per assicurare il coordinamento degli interventi sul tema dell'abuso e maltrattamento nei confronti dei minori. Per garantire una serie di interventi rivolti a minori e a donne vittime di abusi e maltrattamenti, il Comune ha inoltre attivato da anni una collaborazione con l'Associazione Artemisia che assicura interventi di consulenza legale e psicologica e di accoglienza, oltre a curare percorsi di sensibilizzazione, formazione, di supporto e collaborazione, rivolti agli operatori delle diverse istituzioni coinvolte nell'affrontare il fenomeno. Più in generale, l'offerta di servizi porta alla luce una domanda che da altre parti resta sommersa o viene alla luce solo in parte per carenze della stessa offerta. Ma c'è anche, a Firenze, il rovescio della medaglia. C'è un bisogno potenziale che non si traduce in domanda effettiva per i servizi pubblici, e non viene dunque esercitata pressione su di essi, perché, per così dire, i cittadini "si autorganizzano" in vario modo. Gli anziani soli di età molto avanzate sono infatti almeno tre volte gli utenti dei servizi con queste stesse caratteristiche; grosso modo la stessa proporzione si riscontra tra i disabili adulti. Questo fatto testimonia che l'autorganizzazione e il tessuto comunitario fiorentino tiene su una buona parte dei "bisogni potenziali" e consente al comune di rispondere ai bisogni emersi con risorse che già oggi rappresentano una cifra media a cittadino decisamente superiore a quella toscana: dovrà essere tenuta sotto controllo la tenuta dell'attuale livello di servizi relativamente ai bisogni che potranno emergere e agli esiti che si intende raggiungere. Lo stesso impegno del Comune per arrivare presto alla costituzione della Società della Salute va nella direzione di dare una maggiore incisività alle politiche sociali in una società e in un frangente storico in cui esse sempre di più esse si intersecano con quelle più prettamente sanitarie.

Redazione Nove da Firenze