Un tributo ai Sex Pistols


La compagnia teatrale Krypton va in scena al Teatro Studio di Scandicci dal 3 al 15 dicembre 2002 con “Ico No Clast” di Giampaolo Spinato, sua ultima produzione realizzata in collaborazione col Festival Benevento Città Spettacolo e Scandicci Cultura. Lo spettacolo si avvale della regia di Fulvio Cauteruccio, luci e scene di Giancarlo Cauteruccio, musiche di Marco Messina dei “99 Posse” e Peppe Voltarelli de “Il Parto delle Nuvole Pesanti”, costumi di Alessandra Vadalà ed è interpretato da Fulvio Cauteruccio (Clast), Paolo Lorimer (Clam), Emanuela Villagrossi (Clad) e Peppe Voltarelli.
Nella colonna sonora è inserito un brano inedito dal titolo “P.C.” di Gianni Maroccolo e Giovanni Lindo Ferretti, ex “C.S.I.”, oggi “P.G.R.”.
Ico no Clast è una drammaturgia originale, presentata in prima assoluta al festival Benevento Città Spettacolo nel settembre 2002, che nasce da un’idea di Fulvio Cauteruccio e dal suo incontro con l’autore Giampaolo Spinato.
Lo spettacolo rappresenta per il giovane regista della compagnia Krypton il secondo appuntamento importante, dopo il successo registrato nella passata stagione con “Roccu u Stortu” di Francesco Suriano che lo vedeva in doppia veste di protagonista e regista.
Qui interpreta il ruolo di Clast, ispirato al personaggio di Sid Vicious, (cantante e bassista dei Sex Pistols morto a New York per overdose nel 1979), la Rockstar, anzi l’Anti-Popstar, ed è affiancato da Paolo Lorimer nel ruolo di Clam, da Emanuela Villagrossi nel ruolo di Clad, personaggi rispettivamente ispirati il primo all’autore, partner-promoter-impresario, agente, custode e padre, il secondo alla madre e fidanzata, e da Peppe Voltarelli che suona e canta dal vivo.
“Iconoclasta”: sostantivo maschile [plurale –sti] 1. nel Medioevo, chi avversava il culto delle immagini sacre 2. (figurato) chi si mostra nemico delle opinioni e delle convenzioni radicate in una società – aggettivo che distrugge con cieca violenza.
Il gioco della frammentazione del termine inglese “iconoclast” in qualche modo rovescia il significato originale, o lo approfondisce aprendo diverse suggestioni sull’uso del simbolico e lo spazio possibile dell’aggressività.
In Ico No Clast si trasfigura in figure più attuali e più nostre il NO assoluto, il punk, Sid Vicious e altri ignorati parenti di quel generoso rifiuto, si parla di realtà e di rappresentazione, di adolescenza (tutt’altro che anagrafica) e sfida, di Io, di Dio, di padre, madre e altri strumenti di coercizione e di potere a cui si dà quel nome; di amore, di bestemmia, di eroina e di un particolare tipo di assassinio, non perseguibile, ma ormai rimosso per il bene del Mercato.
Ma lo spettacolo è anche un tributo ai Sex Pistols in cui quindi la musica è fortemente presente e importante. La compagnia, continuando il lavoro di contaminazione tra teatro e musica, intrapreso con “Eneide” agli esordi nel 1983 e di recente con “Roccu u Stortu” e “La Tempesta”, ha scelto due musicisti tra i più innovativi nel panorama italiano e molto diversi tra loro: Marco Messina dei “99 Posse” che ha “manipolato” elettronicamente dei brani storici dei Sex Pistols e Peppe Voltarelli de “Il Parto delle Nuvole Pesanti” che li ha reintepretati. Inoltre entrambi hanno composto brani originali appositamente per Ico No Clast.
Un vero e proprio dono alla compagnia è l’inedito “P.C.” di Giovanni Lindo Ferretti e Gianni Maroccolo, ex “C.S.I.” oggi “P.G.R.”, due tra i più grandi artisti dell’attuale scena musicale italiana, inserito nella colonna sonora dello spettacolo.

Redazione Nove da Firenze