​25 Aprile 2026: molto più di una commemorazione

Tutti gli eventi in programma in Toscana nel giorno della Liberazione

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
18 Aprile 2026 23:30
​25 Aprile 2026: molto più di una commemorazione

L’81° anniversario della Liberazione in Toscana non come un semplice rito di corone d’alloro e discorsi immobili, ma come una sfida al rumore bianco dell’era digitale. Mentre le notifiche degli smartphone frammentano la nostra attenzione, il silenzio che sale dalle trincee di ieri e dai sacrari di oggi ci pone una domanda ineludibile: come può la memoria restare una forza viva quando gli ultimi testimoni diretti ci lasciano? La risposta emerge con vigore dalle piazze di Barberino Tavarnelle e dai vicoli di Firenze: la Resistenza non è un’eredità statica da conservare sotto vetro, ma un "ponte di conoscenza e identità verso il futuro". Il 25 Aprile 2026 non celebra un passato concluso, ma un processo dinamico di cittadinanza che richiede nuovi linguaggi e, soprattutto, nuove responsabilità.

Ecco le cinque verità emerse dalle celebrazioni di quest'anno che ridefiniscono il nostro legame con la storia.

La divulgazione storica sta trovando nella "Nona Arte" un alleato formidabile per scardinare il pregiudizio che vede il fumetto come un genere minore. A Firenze, la figura di Pier Luigi Gaspa — saggista pistoiese di origini sassaresi, biologo prestato alla comunicazione dei beni culturali e storico collaboratore di Lucca Comics — ha dimostrato con la sua opera "Sciuscià e i suoi fratelli" quanto il disegno possa essere rigoroso e potente.

Approfondimenti

Non si tratta di semplificare, ma di tradurre la complessità. Anche a Barberino Tavarnelle, la presentazione della graphic novel "Tre colpi secchi" (di Federico Bojola e Nicola Fontanelli) conferma che l'immagine è uno strumento didattico d'eccellenza. Il fumetto permette di "vedere" la Resistenza, rendendola un’esperienza visiva immediata per chi è cresciuto in una cultura dell’immagine.

La narrazione della lotta di liberazione si sta finalmente allargando per includere quel mosaico di azioni tecniche e civili spesso oscurate dall'epica militare. A Firenze, il baricentro della memoria si è spostato sulla "Resistenza senza armi". Un momento di profonda commozione si svolgerà alla scuola “Vittorino da Feltre” a Ponte a Ema, dove sarà scoperta una nuova lapide dedicata agli Internati Militari Italiani (IMI). La lettura di Tamara Tagliaferri (ANED), per ricordare il sacrificio di quei soldati che dissero "no" al nazifascismo scegliendo i lager tedeschi.

L'omaggio a Gilda La Rocca al cimitero di Trespiano riporterà alla luce l'eroismo di Radio Co.Ra. (Commissione Radio). Questa stazione clandestina fu il sistema nervoso della Resistenza fiorentina, permettendo al CLN di dialogare con gli Alleati sotto il naso degli occupanti. È la dimostrazione che la libertà è stata conquistata anche con le frequenze radio, la logistica e la fermezza morale di chi ha combattuto senza mai imbracciare un fucile.

Quest'anno le celebrazioni sono segnate da una contraddizione stridente. Mentre le istituzioni onorano le vittime, il Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema si trova a fronteggiare un taglio di circa 140 mila euro annui, una decisione derivata dal decreto carburanti di marzo. È la tensione tra la retorica dei fiori e la realtà dei bilanci.

Tuttavia, dove lo Stato arretra, le comunità locali avanzano. Il recente "Patto di Amicizia" tra i comuni di Stazzema e Borgo a Mozzano, siglato dai sindaci Maurizio Verona e Patrizio Andreuccetti, rappresenta la risposta civile ai tagli lineari. Verona è stato chiaro: Sant’Anna non è un onere locale, ma un simbolo che appartiene "all'intera umanità".

Con la scomparsa degli ultimi protagonisti diretti — come lo storico presidente ANPI di Montelupo Mario Frosini, la cui biografia curata da Silvano Salvadori è stata presentata proprio in questi giorni — il testimone passa ufficialmente alla Generazione Z. Nelle scuole toscane, la memoria è diventata performance e impegno attivo.

A San Casciano, gli studenti della scuola secondaria “Ippolito Nievo” e dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” non sono  semplici spettatori. Daranno vita a performance come "Lo sai che i papaveri son alti alti alti", curata da Tiziana Giuliani, trasformando la storia in corpo e voce. Particolarmente simbolica la partecipazione a Montefiridolfi di Loreno Santucci: la sua storia di "bambino partigiano" è stata rielaborata dai giovani, che diventano oggi i "nuovi testimoni". Non più custodi passivi di racconti altrui, ma interpreti capaci di far rivivere la Costituzione attraverso il teatro e la lettura civile.

Il 25 Aprile 2026 segna un legame indissolubile con l’80° anniversario della Repubblica e del primo voto alle donne del 1946. È la "lunga staffetta" che ha trasformato le combattenti in cittadine. A Montelupo Fiorentino, l'immagine simbolo sarà una foto del 1946 che ritrae le donne dell’Unione Donne Italiane sul Ponte della Pesa: volti sorridenti che incarnano la fine della sudditanza.

Questa centralità femminile sarà approfondita anche sul piano letterario con la presentazione a San Casciano del volume su Anna Kuliscioff scritto da Pierfrancesco De Robertis. Raccontare le donne della Resistenza oggi significa riconoscere che la Liberazione non fu solo la cacciata dell'invasore, ma la nascita di un nuovo ordine paritario. Dalla staffetta partigiana alle Madri Costituenti, il filo rosso della libertà ha sempre avuto una trama femminile.

L’81° anniversario ci consegna un’immagine potente, evocata dagli studenti di San Casciano: "La Pace fa crescere l’erba, ma CHI fa crescere la Pace?". La storia non è mai scontata e i diritti non sono acquisiti per sempre; sono, come i "sentieri della memoria" che attraversano le nostre colline, percorsi che richiedono manutenzione costante. Se i luoghi della memoria rischiano di diventare voci di bilancio da tagliare e i testimoni diretti svaniscono, la responsabilità ricade su ognuno di noi. La Resistenza oggi si fa difendendo i presìdi culturali, portando i ragazzi nei luoghi delle stragi come Fezzana o Sant’Anna, e ricordando che la democrazia è un cantiere aperto. La domanda finale resta a noi: siamo pronti a essere noi, oggi, a far crescere la pace?

Foto gallery
In evidenza