Museo nazionale del Bargello

Stranezze e curiosità di uno dei musei più noti di Firenze


Le bellezze del Museo del Bargello

Chi si reca a Firenze non può prescindere da una visita al Museo del Bargello, uno degli scrigni fiorentini più importanti per quanto riguarda i capolavori della scultura. Il museo del Bargello fa parte del polo museale fiorentino e sorge in Via del Proconsolo, all'interno di un magnifico palazzo del Duecento che già di per sé varrebbe il prezzo del biglietto. Venne inaugurato verso la fine dell'Ottocento, dopo che in passato aveva svolto varie funzioni, compresa quella di carcere. Fu istituito in seguito al riordino di alcune sale del Museo degli Uffizi e infatti, oggi il Bargello ospita moltissime sculture in marmo e bronzo provenienti dal Museo più conosciuto di Firenze. Il fondo del Museo del Bargello è considerato uno dei più ampi a livello mondiale ed annovera capolavori di alcuni dei più noti artisti italiani del Quattrocento e del Cinquecento. Tra i nomi di spicco è necessario citare quelli di Michelangelo, Cellini, Ghiberti, Ammannati, Giambologna e Donatello. Il museo sorge nel palazzo del Bargello, precedentemente noto come Palazzo del Popolo. Intorno al 1840, il barone Kirkup, insieme ad alcuni suoi collaboratori, decise di finanziare dei sondaggi nella cappella di Santa Maria Maddalena, che ebbero il merito di riportare alla luce un dipinto attribuito a Giotto e considerato come un ritratto del grande poeta fiorentino Dante. Il museo venne inaugurato nel 1865 e contemporaneamente, al pian terreno furono allestite due sale d'armi, ricche di oggetti e manufatti provenienti dal Guardaroba di Palazzo Vecchio e dall'armeria medicea. Qualche anno dopo venne allestita anche una grande sala dedicata alla scultura del Quattrocento e del Cinquecento. Fu questo il passo decisivo che decretò il successo del Bargello: poco dopo, infatti, dalle Gallerie degli Uffizi arrivarono numerose sculture in marmo e in bronzo, ma anche alcune collezioni di arti applicate, quali cere, maioliche, avori, ambre, smalti, oreficerie e bronzetti. Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento furono tantissimi i materiali che affluirono dai prestiti e dalle donazioni sia di enti pubblici che privati. E così, dall'Archivio di Stato arrivarono alcune collezioni di sigilli e dalla Zecca di Stato altrettante e preziosissime raccolte di monete. Inoltre, in seguito alla realizzazione dell'Unità d'Italia e alle soppressioni di alcuni ordini monastici, furono trasferite al Bargello oreficerie e sculture sacre.

I nuclei artistici più importanti
Uno dei nuclei più importanti fra quelli che sono custoditi all'interno del Bargello è formato dall'arte e dalla scultura rinascimentale, nota per le sue linee sinuose, morbide, avvolgenti e per una fisicità che provoca un brivido particolare ogni volta che ci si trova ad osservare un capolavoro del genere da vicino. Una delle opere più note ed acclamate tra quelle custodite al Bargello è il Tondo Pitti, realizzata da un artista poliedrico ed universale del calibro di Michelangelo Buonarroti. Il Tondo Pitti è un bassorilievo la cui forza sta nell'emergere dal piano di fondo delle due figure centrali, ovvero la Vergine Maria e Gesù, che sembrano quasi voler andare incontro al visitatore. Meravigliosa è la Sala che ospita le sculture del Cinquecento, popolata da numerose creazioni di Michelangelo ma anche da alcune opere di Benvenuto Cellini. Non meno importante è la Sala del Quattrocento, con le opere di Donatello, tra cui l'iconico David, statua realizzata in bronzo e conosciuta in ogni angolo del pianeta. Il Salone del Quattrocento è per gran parte dedicato al genio e alla bravura di Donatello, ma è possibile trovarvi altre opere di gran pregio, quali le formelle relative alla scena del Sacrificio di Isacco, che Brunelleschi e Ghislieri decisero di realizzare per aggiudicarsi il concorso bandito per la decorazione della porta d'ingresso del Battistero di San Giovanni. Interessantissima anche la bella Sala dedicata ad Andrea della Robbia, celebre ceramista di cui è possibile ammirare il Ritratto di Fanciulla, terracotta invetriata di raffinatezza unica, che ha come protagonista una dama d'altri tempi.

L'edificio
Inglobata nelle mura del palazzo, si trova la torre Volognana, dal profilo inconfondibile ed alta ben 57 metri. Fu proprio la torre ad ospitare le carceri per tre secoli all'interno dei suoi sotterranei ed il nome della torre, Volognana, deriva da Geri da Volognano, tra i primi ad essere rinchiusi qui. In cima alla torre è sistemata la campana che i fiorentini da secoli chiamano la Montanina. Questa campana era nota per il suo carattere funesto, considerato che suonava quasi unicamente per annunciare eventi bellici, esecuzioni capitali, tafferugli e sollevazioni. In caso di conflitti la campana della Volognana richiamava i giovani alle armi, i quali erano tenuti ad offrire il loro contributo alla città. La triste nomea affibbiata alla campana della Montanina diede persino origine ad un detto popolare che la accomunava a coloro che amano parlare male del prossimo: "Ha la lingua lunga come la campana del Bargello; quando suona, suona sempre a vituperio". Il cortile interno del Palazzo del Bargello presenta un porticato che si estende su tre lati, realizzato con archi a tutto sesto sistemati su basi ottagonali. Questa parte del palazzo risale al XIII secolo e fu arricchita un secolo più tardi con la scala ed il verone di stampo gotico. Durante la seconda metà del XIX secolo il cortile venne valorizzato dai restauri eseguiti dal Mazzei e dagli affreschi di Gaetano Bianchi, che dipinse gli stemmi dei podestà e i gonfaloni dei quartieri. L'allestimento del cortile presenta numerose sculture come quelle realizzate da Ammannati (l'Arno, Firenze, l'Arbia, Giunone, la Temperanza e la Terra), nonché l'Oceano del Giambologna ed il Cannone di San Paolo di Cosimo Cenni. Considerata la varietà delle opere qui presenti e la bellezza dell'edificio stesso, una visita al Museo del Bargello con una guida è il metodo migliore per godere della straordinaria proposta di questa struttura situata nel cuore di Firenze.

Redazione Nove da Firenze