Tav di Firenze, dimissioni: lo sfogo di un operaio

Non potevano più sostenere le spese di trasferta, si sono licenziati


I lavoratori Nodavia si sono licenziati con la motivazione di essere rimasti senza stipendio. Nella Repubblica fondata sul lavoro é una buona giustificazione. 

"Ma lotteremo ancora per una nuova edilizia nel nostro Paese" esclamano nel congedarsi da Firenze e dal cantiere attivo tra i più grandi in Italia. 

In questi giorni 12 operai edili, compagni di lavoro al cantiere della Stazione Foster della Tav a Firenze, hanno dato le dimissioni per giusta causa poiché non retribuiti da oltre 2 mesi sono stati impossibilitati a mantenersi in trasferta.

"Oltre ad aver passato quasi tutti, negli anni scorsi, molti periodi di disoccupazione per la crisi dell’edilizia, ora siamo arrivati all’assurda situazione in cui noi stessi lavoratori siamo costretti a lasciare il lavoro che speravamo di poter svolgere per più anni per la costruzione di una grande opera di Firenze" scrive Raffaele Del Masto – RSA Fillea Cgil Nodavia. 

Situazione assurda "In un paese normale, ma purtroppo non lo è nel nostro Paese che sembra da tempo essersi rassegnato a non essere più una Repubblica fondata sul Lavoro”.

" Dall’inizio della crisi - prosegue - non ci sono state politiche per rinnovare questo settore, e una grossa responsabilità è anche di una parte imprenditoriale che ha temuto di perdere i vantaggi di un sistema non corrispondente al bene pubblico e troppo spesso con punte di irregolarità. Un sistema che spesso ha usato i lavoratori come scusa, piuttosto che come risorsa, per dare continuità a singhiozzo alle opere con uno spreco immenso di risorse pubbliche. Se non sono punte avanzate di regolarità e qualità del lavoro le grandi opere, come pensiamo possa esserlo l’edilizia diffusa? Ed infatti registriamo ogni giorno nei cantieri l’incremento dell’incidenza degli infortuni, e sempre più sfruttamento ed intermediazione di manodopera da parte di piccole e grosse imprese in subappalto, specializzate nel raggiro dei diritti del contratti collettivi con il pagamento degli operai a ora globale”.

Adesso sono disoccupati "Ma speriamo che la nostra assurda situazione sia finalmente di stimolo per la cosiddetta classe dirigente per investire in una edilizia basata sulla legalità e qualità, sui rinnovi e l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro, per non continuare più a “sprecare” ancora lavoro e dare così un sostegno solido ai molti imprenditori che vorrebbero fare impresa di qualità".

Redazione Nove da Firenze