Referendum giustizia: il 18 marzo a Firenze Margherita Cassano

Altro confronto pubblico tra le ragioni del “sì” e quelle del “no” organizzato da Agci Toscana

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
14 Marzo 2026 17:37
Referendum giustizia: il 18 marzo a Firenze Margherita Cassano

Si intitola 'Il referendum giustizia: problemi e prospettive' l'evento che la Fondazione Rosselli di Firenze organizza il 18 marzo, con inizio alle ore 17, a pochi giorni dal referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Interverranno Margherita Cassano, presidente emerito della Corte di Cassazione e l'avvocato Luca Bisori, presidente del comitato direttivo della Fondazione per la formazione forense dell'Ordine degli Avvocati di Firenze. Presiederà Valdo Spini, presidente della Fondazione Rosselli. Dopo gli interventi seguirà la possibilità di formulare domande ai relatori.

“L'importanza del referendum è evidente - ha affermato Spini -. Riguarda la conferma o meno di una riforma dell'assetto della giustizia che comporta interventi di modifica della Costituzione. La Fondazione Circolo Rosselli intende offrire un'occasione di informazione e di partecipazione, come è nel nostro costume, con oratori rappresentativi delle differenze posizioni sia sul merito della questione sia nel sistema giustizia. Si tratta di confrontarsi sul merito della riforma in modo aperto, aldilà delle posizioni politiche precostituite”.

Altro momento di confronto e approfondimento pubblico in vista del referendum quello organizzato da AGCI Toscana per mercoledì 18 marzo, alle ore 17, nella sede dell’associazione in via della Torretta, 16 a Firenze. L’iniziativa metterà a confronto due autorevoli studiosi del diritto costituzionale e amministrativo per illustrare le diverse posizioni sul tema referendario. A rappresentare le ragioni del “” sarà Carlo Fusaro, già Professore ordinario di Diritto Pubblico Comparato all’Università di Firenze, mentre a sostenere le ragioni del “no” sarà Gian Franco Cartei, Professore ordinario di Diritto Amministrativo nello stesso ateneo.

A moderare il dibattito sarà Luca Righi, Avvocato cassazionista e Professore aggregato di Diritto Amministrativo all’Università di Pisa.

Approfondimenti

L’incontro è rivolto in primo luogo agli associati di AGCI Toscana, ma sarà aperto anche al pubblico, fino a esaurimento dei posti disponibili. Per partecipare è necessario registrarsi inviando una mail all’indirizzo info@agci-toscana.it. Sarà inoltre possibile richiedere il link per seguire l’evento da remoto.

“Crediamo sia importante mettere a disposizione dei nostri associati e della cittadinanza momenti di approfondimento su questioni che riguardano direttamente il funzionamento delle istituzioni del Paese – afferma il presidente di AGCI Toscana, Alessandro Giaconi –. Una democrazia solida si fonda su informazione e partecipazione: solo attraverso un confronto equilibrato, basato su argomentazioni e rispetto reciproco, è possibile arrivare al voto con piena consapevolezza”.

"Anche a Firenze, ormai da diverse settimane, la Lega è impegnata al massimo per informare i cittadini sull'importanza di andare alle urne il 22 e 23 marzo, votando Sì al referendum sulla Giustizia. I gazebo sono stati presenti in ogni Quartiere cittadino ed i nostri militanti e sostenitori, che voglio ringraziare di cuore per il generoso impegno profuso, hanno avuto, dunque, l'opportunità di dialogare con molte persone che si sono avvicinate con interesse ai nostri banchini. Postazioni da noi create per sensibilizzare i fiorentini in vista dell'imminente appuntamento referendario, ma anche utili punti d'ascolto riguardo alle varie criticità che, purtroppo, il capoluogo regionale presenta.

In diversi, altresì, hanno approfittato per iscriversi al nostro partito e ciò è un segnale molto significativo. La nostra attività sul territorio fiorentino, a favore del Sì, proseguirà in modo capillare anche nei prossimi giorni. Le persone con cui ci siamo interfacciate hanno compreso benissimo lo spirito di una Riforma che non penalizza e non sottomette minimamente alla politica la Magistratura, ma che tende, viceversa, a far sì che prevalga sempre più la meritocrazia tra le stesse toghe e che ci sia maggiormente una Giustizia più giusta per tutti, garantendo così, ancora di più, ogni cittadino davanti alla Legge" Così l'On.le Tiziana Nisini, Commissario Lega Firenze.

Si è svolto nel pomeriggio di ieri al Caffè Centrale di Marradi un incontro pubblico dedicato al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. All’iniziativa, organizzata da Fratelli d’Italia Marradi, hanno partecipato il consigliere regionale Matteo Zoppini, il coordinatore comunale di Fratelli d’Italia Fabio Gurioli, Fabio Ceseri per Borgo San Lorenzo, Scarperia e San Piero e Carolina Fruzzetti, segretario provinciale NDC Forlì. Tutti uniti nel sostegno al al quesito referendario.

L’appuntamento ha avuto un carattere prevalentemente informativo e divulgativo più che politico. La partecipazione dei cittadini è stata ampia e attenta: numerosi gli interventi e le domande rivolte ai relatori, che hanno contribuito a rendere il confronto vivace e approfondito. Durante l’incontro è stato ricordato che si tratta di un referendum confermativo senza quorum: l’esito sarà determinato dalla semplice maggioranza tra Sì e No, indipendentemente dal numero di votanti. Per questo i promotori del Sì hanno invitato i cittadini a partecipare al voto e ad approfondire il contenuto della riforma.

Al centro del quesito referendario vi è la separazione definitiva tra magistratura giudicante e requirente. Oggi le funzioni sono già distinte, ma un magistrato può cambiare ruolo una volta nella propria carriera. Con la riforma approvata dal Parlamento, invece, la scelta tra giudice e pubblico ministero avverrebbe fin dall’inizio del percorso professionale, dando vita a due carriere completamente separate. Secondo i sostenitori del Sì, si tratterebbe di un passaggio necessario per completare l’impianto del processo accusatorio previsto dal codice di procedura penale.

«Questa riforma – ha sottolineato il Consigliere Regionale Matteo Zoppini non mette in discussione l’autonomia della magistratura, che resta garantita dalla Costituzione, ma punta a rendere il sistema giudiziario più equilibrato, trasparente e vicino ai cittadini. La separazione delle carriere è una scelta di civiltà giuridica che rafforza la fiducia nello Stato di diritto».

L’incontro di Marradi si inserisce nel percorso di informazione e confronto promosso sul territorio in vista della consultazione referendaria, con l’obiettivo di avvicinare i cittadini a una riforma destinata a incidere sull’assetto della giustizia italiana.

Gazebo, volantinaggio e confronto diretto con i cittadini questa mattina in Piazza Duomo a Prato, dove i militanti della Lega sono scesi in piazza insieme all’onorevole Andrea Barabotti e al candidato sindaco della Lega Claudiu Stanasel per sostenere le ragioni del SÌ al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

«Il referendum sulla giustizia è una sfida di civiltà per un’Italia che guarda al futuro. Sosteniamo il SÌ perché significa una giustizia più efficiente, con un giudice davvero terzo e una magistratura libera dalle logiche di corrente che negli ultimi anni hanno minato la fiducia dei cittadini. È una riforma che punta sul merito, sulla responsabilità e sulla trasparenza. Dare certezza al sistema giudiziario significa difendere il nostro modello di libertà e rendere l’Italia più moderna, più credibile e anche più pronta alle sfide globali.

A Prato si respira molto ottimismo rispetto al SÌ. Una città che in Toscana si distingue per la capacità di fare impresa, investire e scommettere sul futuro guarda a questa riforma con il pragmatismo che la caratterizza. Qui molti cittadini hanno compreso bene il senso della riforma, senza lasciarsi spaventare dalla propaganda e dalle paure alimentate dal fronte del No», dichiara l’onorevole Andrea Barabotti.

Presente al gazebo anche il candidato sindaco della Lega Claudiu Stanasel, che ha ribadito l’impegno del partito sul territorio: «La Lega continua il suo lavoro sul territorio, sempre presente e in prima linea anche nella battaglia a sostegno del SÌ al referendum sulla giustizia. È una sfida importante per Prato e per tutta l’Italia. Questa è l’occasione per dimostrare che i cittadini sono consapevoli e informati. Il nostro lavoro di volantinaggio, che va avanti con i gazebo già da settimane, nasce proprio con questo obiettivo: informare bene, spiegare le ragioni del SÌ e far comprendere l’importanza di questa riforma. Parliamo di una battaglia di civiltà e di una riforma che può segnare un passaggio storico per il nostro Paese.

Sarà l’Hotel Palazzo San Lorenzo a Colle Valdelsa ad ospitare domenica 15 marzo alle 16.30 l’incontro pubblico sul Referendum Giustizia promosso dal Movimento 5 Stelle Toscana, in collaborazione con il Comitato Giusto dire NO. Un appuntamento aperto alla cittadinanza per approfondire contenuti, implicazioni e prospettive del voto del 22-23 marzo 2026, che si inserisce nel percorso di mobilitazione regionale a sostegno del NO

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di fornire strumenti di analisi e informazione a chi desidera comprendere nel merito i quesiti referendari e contribuire attivamente alla campagna. Interverranno il magistrato e giudice di sorveglianza (rappresentante del Comitato Giusto dire NO) Ilaria Cornetti e il deputato M5S Andrea Quartini.

«Il referendum sulla giustizia non è uno slogan, ma una scelta che incide sugli equilibri democratici del Paese – dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Toscana Luca Rossi Romanelli e Irene Gallettiper questo vogliamo creare occasioni di confronto pubblico, serio e documentato, mettendo al centro competenze e contenuti. I cittadini devono poter decidere in modo consapevole, con tutti gli strumenti necessari per valutare la portata di questa consultazione».

Il Movimento 5 Stelle ha annunciato un’iniziativa per consentire agli elettori che vivono lontano dal luogo di residenza di esercitare il proprio diritto di voto. L’operazione ha un valore simbolico ed anche strettamente pratico, la normativa vigente prevede infatti che ogni formazione politica possa nominare fino a due rappresentanti per ciascun seggio, uno effettivo e uno supplente, su circa 60mila seggi totali in Italia. Un numero che resta limitato rispetto alla platea stimata di circa 5 milioni di elettori fuori sede, ma che consente di riaprire il dibattito su un tema tornato al centro del confronto politico dopo che la maggioranza di governo ha respinto gli emendamenti al decreto Elezioni che chiedevano di confermare la sperimentazione del voto fuori sede già avviata per il referendum dell'8 e 9 giugno 2025.

Nonostante alcuni passi avanti, tra cui la possibilità concessa lo scorso anno a studenti e lavoratori fuori sede di votare previa richiesta, l’Italia resta tra i pochi Paesi europei che non garantiscono pienamente la partecipazione. In tutta Europa soltanto Malta e Cipro pongono infatti questo tipo di limitazione.

«Il diritto di voto non deve essere un privilegio riservato a chi ha tempo e risorse economiche per spostarsi per poche ore di centinaia o migliaia di chilometri – sottolinea Daniela Castiglione, delegata del Movimento 5 Stelle per la provincia di Grosseto in occasione del Referendum sulla Giustizia, come già avvenuto per i Referendum Costituzionali del 2016 e del 2020 – milioni di persone tra studenti, lavoratori precari, pazienti costretti a curarsi lontano da casa e cittadini temporaneamente domiciliati in un’altra regione, rischiano di ritrovarsi esclusi dalla partecipazione democratica a causa degli ostacoli logistici ed anche di carattere economico, vista l'inflazione a doppia cifra degli ultimi anni insieme al rincaro, ormai fuori controllo, dei carburanti causato in questi giorni dal nuovo conflitto in medio-oriente.

Rientrare nel comune di residenza solo per esercitare il diritto/dovere di voto è, nel 2026, anacronistico ed insensato».In una fase storica caratterizzata da un crescente astensionismo, la mancata partecipazione di milioni di elettori dovrebbe aprire interrogativi tra tutte le forze politiche. Un tema che resta centrale nel dibattito pubblico, ma che non entra nell'agenda politica del Governo Meloni dato che non ha voluto rendere possibile la partecipazione alle urne a cittadine e cittadini esclusi non per propria volontà.

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