Perché non si investe in Italia (il sistema giudiziario III - la visione di un insider)

Prosegue il viaggio all’interno del nostro sistema giudiziario


Con singolare coincidenza, è uscito in questi giorni per Einaudi Stile Libero Extra un Libro di Piero Tony, a cura di Claudio Cerasa, dal titolo eloquente e dal sottotitolo ancora di più: “Io non posso tacere, confessioni di un giudice di sinistra”. In testa della copertina si legge “Un magistrato contro la gogna giudiziaria”.

Per chi non conoscesse Pietro Tony, e per capire per quali ragioni dovremmo tutti leggere questo libro, valgano le poche righe introduttive di Cerasa:

“Piero Tony ha passato una vita tra le procure piú importanti d’Italia. Si è iscritto nella corrente piú di sinistra della magistratura. Ha seguito alcuni dei processi piú importanti della storia del nostro Paese. E ha attraversato tutte le fasi della trasformazione della sua categoria. Terrorismo. Mafia. Tangentopoli. Per arrivare ai nostri giorni. Piero Tony fino all’estate del 2014 era procuratore capo di Prato e a un certo punto, dopo aver visto in Italia cose che non avrebbe voluto vedere e dopo aver osservato cose che non avrebbe voluto osservare, ha deciso di andare in pensione con due anni di anticipo per essere libero di testimoniare all’interno di quello che potremmo definire un processo culturale: il processo alla giustizia ingiusta.”

I fiorentini forse lo ricorderanno come Procuratore Capo di Prato, o meglio ancora, come quel Procuratore Generale che ebbe il coraggio di chiedere l’assoluzione di Pacciani, il famoso “Mostro di Firenze”, riconoscendo che “una somma di indizi, non fanno una prova”.

Vi parlo di questo libro perché Tony, con l’autorità che gli viene dal fatto di provenire da quel mondo e, per di più, dalla frangia più estremista dello stesso, MD, giunge alle stesse conclusioni che ho illustrato nei precedenti post di questa rubrica, sulla degenerazione del potere della Magistratura. Come me, ritiene che l’inizio della fine sia rappresentato dall’abolizione dell’immunità parlamentare, sull’onda lunga di Tangentopoli.

Un libro del genere, a mio modesto giudizio, dovrebbe essere adottato come libro di testo delle scuole e letto da ogni italiano.

Fosse che finalmente aiutasse ad affrontare con serietà la “questione magistratura” senza ideologie e barricate di cui, ahimé, la maggiore responsabile è la sinistra italiana, rea, secondo me e secondo Tony, di aver cavalcato l’onda giustizialista, legittimando a fini politici il ruolo “supplente” della magistratura; fino al punto di ritenere ammissibile che, da supplente, sia divenuta “titolare”.