Perché abbiamo paura se non siamo mai stati così al sicuro?

La distanza tra statistica e percezione: perché la paura continua?

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
17 Ottobre 2026 19:49
Perché abbiamo paura se non siamo mai stati così al sicuro?

Aprire i giornali o scorrere i feed sui social network oggi significa spesso immergersi in una narrazione fatta di violenza diffusa, degrado urbano, spaccate notturne e uno scontro politico perennemente infuocato sul tema della sicurezza. La percezione quotidiana racconta di città sempre più pericolose, ma basta allargare lo sguardo oltre la cronaca locale per imbattersi in una realtà del tutto inaspettata.

Se si analizzano le statistiche ufficiali raccolte da Eurostat e dall'Istat, l'Italia si scopre un Paese profondamente diverso da quello che immaginiamo. I dati mostrano infatti una trasformazione radicale avvenuta negli ultimi trent'anni, spesso passata inosservata nel dibattito pubblico.

Siamo abituati a vedere l'Italia rincorrere il fondo delle classifiche europee in molti ambiti. Quando si parla della manifestazione più estrema della violenza interpersonale, la mortalità per omicidio, la situazione è però capovolta.

Partiamo dai dati Eurostat del 2023: il tasso standardizzato di mortalità per omicidio in Italia è stato di 0,4 decessi ogni 100.000 abitanti, contro una media dell'Unione Europea di quasi 0,7. Questo risultato colloca l'Italia nel gruppo dei Paesi più sicuri d'Europa al pari di Germania e Malta, a distanza abissale da Paesi come Svezia, Estonia e Lussemburgo (1,1), Lituania (1,5) o Lettonia (1,7).

I dati delle forze di polizia elaborati dall'Istat confermano questa fotografia. Nel 2023 il tasso grezzo di omicidi volontari in Italia è stato di 0,57 ogni 100.000 abitanti a fronte di una media UE di 0,91: si tratta del valore più basso tra tutti i 26 Paesi dell'Unione con dati disponibili, condiviso con la Slovenia e preceduto solo da Malta.

Di fronte a questi numeri, si sente spesso obiettare che il dato italiano dipenda dal forte invecchiamento demografico, dal momento che una popolazione con meno giovani uomini esprime fisiologicamente meno violenza. Ma è un'argomentazione errata. L'indicatore Eurostat usa la standardizzazione per età, una tecnica statistica che corregge la struttura demografica di ogni Paese rendendo i dati perfettamente confrontabili.

Questo primato non è casuale, ma è il punto d'arrivo di uno storico "crime drop" cominciato dopo i drammatici picchi degli anni '90.

Tra il 1991, anno del picco storico con 1.916 omicidi (pari a 3,4 ogni 100.000 abitanti e con oltre il 37% dei casi riconducibile alle mafie), e il 2024, in cui i casi sono scesi a 327, l'Italia ha registrato un crollo della mortalità per omicidio superiore all'80%.

La grande inversione si deve alla risposta dello Stato alla stagione delle stragi mafiose del 1992. L'istituzione della DIA, della DNA e delle DDA, il rafforzamento della protezione dei collaboratori di giustizia, le confische patrimoniali e il regime di 41-bis hanno ridimensionato in modo decisivo la violenza organizzata. Tra il triennio 2013-2015 e il 2021-2023, il tasso italiano è sceso del 31% (da 0,58 a 0,40), viaggiando a una velocità quasi doppia rispetto alla contrazione media europea (-19%).

I dati di molte regioni meridionali sono sorprendenti: la Campania si attesta a un tasso di 0,20 e la Basilicata a 0,22, mentre la Sicilia registra uno 0,38 e la Calabria uno 0,39. Si tratta di valori inferiori o paragonabili a quelli di molte regioni del Centro-Nord, come Piemonte (0,43), Emilia-Romagna (0,44), Veneto (0,47) o Lazio e Toscana (entrambe a 0,49).

La spiegazione di questa convergenza risiede nel crollo dei delitti di mafia e delle faide di strada. In Calabria, ad esempio, il tasso di omicidio maschile è crollato dai 5,23 casi ogni 100.000 uomini del triennio 2010-2012 agli 1,95 del 2016-2018, segnando una contrazione del 62,8%.

C'è tuttavia un elemento fondamentale che i numeri sulla mortalità non riescono a cogliere. La drastica contrazione degli omicidi non significa che la criminalità organizzata sia scomparsa dal Meridione, dove si concentra ancora la quasi totalità dei rari delitti di mafia e dove la quota di omicidi a autore ignoto sfiora il 20% contro l'8,3% del Nord. Semplicemente, le mafie hanno cambiato strategia: abbandonata la violenza stragista ed eclatante che scatenava una dura reazione dello Stato, hanno preferito virare verso l'infiltrazione economica silenziosa, la corruzione e il controllo sotterraneo dei territori.

Se la risposta istituzionale alla criminalità organizzata ha trascinato verso il basso le statistiche generali sulla violenza maschile, c'è una componente che le politiche repressive tradizionali non sono riuscite ad abbattere con la stessa efficacia: la violenza contro le donne.

Tra il 1992 e il 2018, mentre gli omicidi con vittime maschili sono crollati da 4,0 a 0,7 ogni 100.000 uomini, quelli con vittime femminili hanno registrato un calo molto più contenuto, passando da 0,6 a 0,4. Se all'inizio degli anni '90 per ogni donna uccisa si contavano cinque uomini, oggi il rapporto è sceso a circa due a uno.

I dati Istat mostrano che la violenza di genere ha connotati strutturali. Nel 2024, su 116 donne uccise, ben 106 sono state classificate come presunti femminicidi, e nell'86% circa dei casi il delitto si è consumato all'interno delle mura domestiche o nell'ambito di relazioni affettive. A differenza di quanto si possa pensare, il rischio maggiore non riguarda le giovani, ma cresce con l'età fino a raggiungere il picco tra le donne anziane tra i 75 e gli 84 anni (0,81 vittime ogni 100.000), spesso per mano di partner o familiari all'interno di complessi contesti di cura.

Anche per gli omicidi femminili l'Italia presenta un tasso contenuto nel contesto europeo (0,42 per 100.000 nel 2022, vicino al minimo di 0,39 dell'Irlanda). La vera criticità risiede nella stasi del dato italiano: la violenza relazionale non si arresta con gli strumenti delle indagini antimafia.

Per incidere su questo fenomeno servono prevenzione, percorsi culturali e la capacità di far emergere il "numero oscuro" dei reati spia, come stalking, minacce e controllo oppressivo. Un passo sul piano normativo è arrivato con l'introduzione del reato di femminicidio tramite la Legge n. 181 del 2 dicembre 2025 e l'articolo 577-bis del Codice Penale. I primi dati provvisori del Ministero dell'Interno per il primo semestre del 2026 indicano 34 vittime femminili contro le 54 dello stesso periodo del 2025 (-37%), ma occorrerà un arco temporale più lungo per valutare se si tratti di un consolidato cambio di rotta.

Se l'Italia registra uno dei tassi di omicidio più bassi al mondo, perché la percezione di insicurezza rimane così elevata? La risposta risiede nel fatto che il tasso di omicidi non misura la vivibilità quotidiana delle città.

Per capire l'ansia dei cittadini occorre guardare ad altre forme di reato. Come sottolinea la stessa ricostruzione storica dell'Istat, per diverse tipologie di reati predatori — quali i furti di autoveicoli e i furti nelle abitazioni — l'Italia continua a registrare livelli elevati nel confronto europeo. A questo si aggiungono le spaccate, il degrado urbano e la microcriminalità di strada, fenomeni che impattano direttamente sulla vita di tutti i giorni.

Un caso studio emblematico arriva dalle recenti notizie di cronaca nella città di Firenze.

Sul fronte delle operazioni di polizia, gli episodi recenti mostrano chiaramente quali dinamiche alimentino la percezione di insicurezza nei quartieri. In via Reginaldo Giuliani un ragazzo di 18 anni è stato colto di sorpresa in un giardino pubblico da tre giovani che lo hanno colpito con pugni al volto per strappargli una catenina d'oro, per poi colpirlo violentemente al fianco con un piede di porco durante l'inseguimento; i responsabili di 18 e 19 anni sono stati rintracciati e arrestati poco dopo dalle Volanti in via delle Panche.

In piazza Salvemini, un intervento nato da una segnalazione sull'app Youpol ha portato all'arresto di due persone per spaccio di cocaina e hashish con il sequestro di oltre 5.000 euro in contanti. A San Jacopino una rissa in strada è culminata con il ferimento di un carabiniere, morso durante le fasi dell'intervento. Tra Campo di Marte e via dell'Orcagna si è registrata una sequenza di 28 auto spaccate in una sola notte, mentre i controlli straordinari al concerto di Kid Yugi al Mandela Forum si sono conclusi con 28 giovani segnalati per droga e 4 denunce per la vendita di materiale contraffatto.

Questi episodi di degrado e microcriminalità alimentano uno scontro politico fortemente polarizzato che amplifica l'allarme sociale:

  • Il Partito Democratico, attraverso il deputato Federico Gianassi, parla di un "fallimento clamoroso" del Governo Meloni sulla sicurezza, accusando la maggioranza di aver approvato norme inutili senza mantenere le promesse elettorali su spaccate e occupazioni abusive. Gianassi rivendica gli sforzi del Comune a San Jacopino — tra controlli della Polizia Municipale e limiti orari ai minimarket — e accusa la destra di scaricare la responsabilità sui Comuni anziché inviare le forze dell'ordine necessarie sul territorio.
  • Fratelli d'Italia, per voce dell'eurodeputato Francesco Torselli, sostiene che Firenze sia "sotto assedio" e accusa la giunta PD di ipocrisia gestionale.

    Torselli ribatte alle polemiche sul personale ricordando che i governi precedenti (Conte I, Conte II e Draghi) avevano lasciato un saldo negativo di 11.000 unità tra pensionamenti e assunzioni nelle forze dell'ordine, laddove il Governo Meloni registra un saldo attivo di oltre 2.300 agenti. Torselli evidenzia inoltre un paradosso politico sulla sicurezza delle donne: a dicembre 2025 la maggioranza dem in Consiglio comunale bocciò una mozione di FdI per finanziare corsi gratuiti di autodifesa, salvo poi far promuovere ed erogare quegli stessi corsi dallo stesso Quartiere 5 pochi mesi dopo.

Questo spaccato dimostra come la paura dei cittadini non sia un'irrazionale paranoia. La percezione di sicurezza si fonda sulla tutela delle abitazioni, dei veicoli, delle vetrine dei negozi e degli spazi pubblici: un perimetro su cui i dati trionfali sui reati di sangue non possono offrire alcuna rassicurazione.

In tre decenni l'Italia ha vissuto un'evoluzione straordinaria, azzerando quasi del tutto la violenza sistematica delle faide mafiose e conquistando i vertici europei per la tutela della vita umana. Tuttavia, la tenuta della violenza contro le donne e l'insistenza del degrado urbano dimostrano che la sfida della sicurezza si è semplicemente spostata su un altro terreno. La paura dei cittadini non si combatte con la propaganda di partito né citando statistiche parziali sui reati di sangue, ma garantendo il presidio dei quartieri e la prevenzione dei reati predatori.

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