Mobilità toscana: il treno non è per tutti?

Il caso della stazione di Pontassieve e il deragliamento sulla Faentina

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
30 Giugno 2026 23:45
Mobilità toscana: il treno non è per tutti?

Siamo a metà del 2026 e, a giudicare dai comunicati istituzionali, la Toscana dovrebbe essere il paradiso della transizione ecologica. Eppure, grattando la superficie della retorica, emerge una realtà fatta di binari rugginosi e promesse infrante. Mentre i vertici politici celebrano il treno come il pilastro dell'inclusione, i cittadini si scontrano con un sistema che sembra progettato per escludere. È possibile definire "moderna" una mobilità che costringe un disabile a prenotare un'assistenza speciale solo per cambiare binario, o che trasforma il viaggio di un pendolare in una scommessa sulla propria incolumità?

La stazione di Pontassieve, snodo vitale per l'intera Valdisieve, è diventata il monumento all’inefficienza burocratica. Dal giugno 2024 l'ascensore che dovrebbe garantire l'accesso ai binari è fuori servizio. Due anni di guasto non sono un incidente tecnico; sono una scelta politica di disinvestimento.

Alessandro Cresci, capogruppo di Alternativa Comune, critica un'amministrazione che si vanta dell'adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, ma nei fatti questo strumento è rimasto un fantasma burocratico, mai reso operativo. RFI, di fronte a un'infrastruttura fuori uso, invita i passeggeri a usare le scale o ad attivare la Sala Blu, il servizio di assistenza che richiede procedure laboriose anche solo per spostarsi di pochi metri. Questo "muro di gomma" istituzionale dimostra che l'inclusione, per la Giunta locale e per i gestori della rete, è un concetto da usare in campagna elettorale, ma non da applicare ai binari.

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Esiste una soluzione immediata e a costo zero per il dramma di Pontassieve? Sì, ma la burocrazia la ignora. Alternativa Comune ha proposto un "hack" logistico: spostare sistematicamente la fermata dei treni sui binari 1, 5 e 7, che sono già accessibili senza bisogno dell'ascensore.

Invece di riorganizzare il traffico ferroviario per venire incontro ai cittadini con mobilità ridotta, RFI preferisce trincerarsi dietro la rigidità dei propri software di gestione, mentre il Comune "balbetta scuse" (per citare Cresci). È l'emblema dell'immobilismo: si preferisce lasciare a terra un anziano o un genitore con il passeggino piuttosto che cambiare una procedura operativa. L'efficienza viene sacrificata sull'altare della comodità gestionale delle grandi aziende.

La crisi non è solo architettonica, ma strutturale. La linea Firenze-Borgo San Lorenzo (via Pontassieve), la storica Faentina, sta vivendo un 2026 da incubo. Dopo l'incendio di un convoglio ad aprile e i continui blocchi ai passaggi a livello, si è arrivati al punto di rottura: il recente deragliamento di un treno regionale all'altezza di Dicomano. Solo il caso ha evitato che ci fossero feriti tra i pendolari.

L'assessore regionale ai trasporti, Filippo Boni, ha dovuto alzare la voce chiedendo a RFI e Trenitalia una "relazione dettagliata di verifica delle condizioni tecniche e dei requisiti di sicurezza". Ma la domanda che poniamo come osservatori è: perché si deve attendere un treno fuori dai binari per verificare l'efficienza di una linea che da mesi lancia segnali di fumo (letteralmente)? L'impatto psicologico sui viaggiatori è devastante: la sfiducia nel mezzo pubblico spinge le persone a tornare all'auto privata, vanificando ogni sforzo di sostenibilità.

Mentre la rete fisica cade a pezzi, la politica si concentra sul "branding". La Quarta Commissione regionale, presieduta da Gianni Lorenzetti, ha approvato all'unanimità il cambio di nome delle stazioni di Navacchio e Cascina, che diventeranno rispettivamente "Navacchio–Calci" e "Cascina–Vicopisano".

Il proponente, Massimiliano Ghimenti (Avs), difende la scelta come un atto di riconoscimento del bacino d'utenza e dell'identità turistica. Tuttavia, l'investigazione sulla mobilità sostenibile ci porta a guardare oltre il nome sulla targa. Un segnale positivo arriva dall'emendamento di Serena Bulleri (FdI), che impegna la Giunta a valutare la fattibilità di un collegamento diretto tra Cascina e Vicopisano. Questa è la vera sfida: non basta cambiare un cartello se poi non esiste un autobus che porta il passeggero dalla stazione al borgo limitrofo.

Il quadro della mobilità toscana nel 2026 è a due velocità: una che corre sui tavoli delle commissioni regionali tra restyling nominali e piani di sviluppo, e una che arranca tra ascensori rotti da due anni e deragliamenti.

Il trasporto pubblico non può essere considerato "sostenibile" se non è prima di tutto inclusivo e sicuro. Un sistema che esclude i più fragili per pigrizia logistica e che mette a rischio i pendolari per carenza di manutenzione non è un servizio, è un'ingiustizia. La cittadinanza attiva deve smettere di accettare il "muro di gomma" delle scuse burocratiche: quando le istituzioni non garantiscono il diritto alla mobilità, è tempo di pretendere non solo trasparenza, ma soluzioni immediate.

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