Legge di Bilancio 2019: le settimane difficili del governo giallo-verde viste dalla Toscana

Tradite da Cinque Stelle e Lega le promesse elettorali alle vittime del Salvabanche. La 'rivoluzione' del Ministero per i pronto soccorso, Saccardi: "In Toscana è già realtà da tempo". Enrico Rossi: «La Sanità non vale più nulla. Penoso chiedere più autonomia». Di Giorgi-Cantini (PD): "Marcia indietro: l'Agenzia della Sicurezza Ferroviaria rimane a Firenze". Acli Toscana: “Basta veti sulle opere pubbliche, sì a Tirrenica, A12 e Tav”


FIRENZE- Hanno preso un sacco di voti promettendo che avrebbero ridato a tutti, indistintamente, l’intero ammontare del loro investimento perduto, e finalmente, dopo mesi di chiacchiere e slogan, arriva la norma di legge del governo M5S-Lega, sui rimborsi. Un rimborso parziale (solo nella misura del 30%) che verrà dato agli azionisti che “hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro”. Niente di diverso da quello che ha fatto e che ha detto il Pd.

"L'impegno di questo nuovo Governo che tanto si proclama come Governo del Cambiamento sarebbe dovuto essere quello di mettere in discussione i decreti incostituzionali di risoluzione delle 4 banche e delle 2 venete emanati dal PD alla Corte Costituzionale, costringere le banche che hanno acquistato ad 1 euro a metterci i soldi per rimborsare tutti, sarebbe dovuto essere quello di punire i responsabili compreso Banca Italia e Consob, invece alla fine, al netto della propaganda si seguono le orme del PD -commenta Letizia Giorgianni, esponente toscana di FdI- Non solo: lasciare ancora gente a zero a fronte ai tanti soldi stanziati e strombazzati a favore dei media è deleterio e sconfortante al pari dell'azzeramento stesso".

"La ‘rivoluzione' nei pronto soccorso d'Italia che sta mettendo a punto la ministra della salute Grillo è già realtà in Toscana. Quando il suo testo arriverà in Conferenza Stato-Regioni, saremo in grado di portare non solo un contributo di idee e proposte, ma soprattutto i risultati di un'esperienza concreta ed operante". L'assessore al diritto alla salute, Stefania Saccardi, commenta così le anticipazioni di stampa sulla riorganizzazione dei servizi di pronto soccorso in elaborazione da parte del Ministero della salute. "Abbiamo rimesso mano ai servizi di emergenza – ricorda l'assessore – con una complessa delibera approvata nel luglio del 2017, ispirata a due criteri fondamentali: individuare soluzioni per ridurre al massimo le attese e assicurare maggiore attenzione alle persone che presentano particolari fragilità. I codici numerici – continua – sono in funzione dal 1 gennaio ed hanno consentito di superare il concetto di ‘un'unica coda', individuando percorsi diversi, che richiedono dotazioni differenti di personale, in base alla complessità dei casi. E l'Obi è attiva in pressoché tutti gli ospedali toscani da diversi anni". "Quanto al ‘See and treat' - prosegue Saccardi – la Toscana è stata la prima a sperimentarlo, a livello nazionale, nel 2010 e adesso, con la riorganizzazione, è inserito in tutti i pronto soccorso toscani all'interno del percorso che riguarda il trattamento dei codici a minore priorità. Posso anche assicurare la ministra che dà buoni risultati. Nei cinque anni di sperimentazione, sono stati trattati, in 21 pronto soccorso generalistici e due pediatrici, circa 60 mila casi: di questi, nessuno ha avuto come esito un ricovero, né sono stati registrati eventi avversi. Il prossimo passo è quello di completare la realizzazione del piano formativo regionale che consentirà di attestare le competenze per il ‘see and treat' per gli infermieri di tutti i 38 pronto soccorso regionali". "Vorrei piuttosto raccomandare una cosa alla ministra Grillo – conclude l'assessore -: se vuole dare credibilità ai suoi progetti di innovazione, assicuri al sistema sanitario le risorse di cui ha bisogno, che invece nel 2019 saranno solo quelle già previste dal governo Gentiloni, e garantisca l'eliminazione dei vincoli di assunzione del personale sanitario almeno per le Regioni in pareggio di bilancio. E' del tutto inutile prevedere un piccolo fondo (50 milioni a livello nazionale) per l'abbattimento delle liste di attesa senza la possibilità di assumere il personale necessario all'aumento della produzione. Ancora una volta, molto fumo e poco arrosto".

«La sanità, la sicurezza di essere curati bene, per questo governo non vale nulla. Si continua come prima. Solo un miliardo, ereditato dal vecchio governo. Resta il blocco delle assunzioni. Nessuna risorsa per finanziare il contratto dei medici che attende da 10 anni. Una miseria per le borse di specializzazione e per le liste d’attesa. Niente per i ticket.Io penso che tutti, operatori, cittadini e istituzioni, devono mobilitarsi per ottenere modiche nella legge di bilancio.Cominciano i medici il 23 novembre. Io sto con loro. È penoso che i colleghi presidenti di Lombardia e Veneto pensino solo a chiedere più autonomia piuttosto che ad ottenere più risorse.Questa strada condurrà ad avere nel Paese la sanità a pezzi, ancor più differenziata tra le regioni in base alla ricchezza e alla capacità di dare servizi.Per la Lega, che comanda, c’è sempre qualcuno che viene prima. Prima gli italiani e tra essi prima i veneti e i lombardi, cittadini delle regioni dove prendono più voti.Noi vogliamo che il diritto di essere curati bene sia garantito a tutti gli italiani, di ogni condizione sociale e di ogni regione.Inutile persino ripetere che ancora una volta i Cinquestelle, che hanno la responsabilità del ministero della salute, mostrano di essere soltanto gregari e subordinati alla Lega e a Salvini» scrive su Facebook Enrico Rossi.

"Sulla vicenda dell'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria avevamo presentato degli specifici emendamenti che, se accolti, avrebbero salvaguardato la sede fiorentina e ne avrebbero tutelato l'autonomia rispetto alla nuova Agenzia per la Sicurezza delle Strade che il Governo intende costituire. Una volta bocciati dalla Maggioranza abbiamo ottenuto comunque l'approvazione di un ordine del giorno collegato al Decreto Genova, che impegna il governo a garantire il mantenimento della sede ASNF a Firenze" dicono Rosa Maria Di Giorgi e Laura Cantini del Partito Democratico. " Sappiamo che un OdG non è di per se una garanzia assoluta, in quanto si tratta di un invito cui il Governo può anche decidere di non dare corso. Vigileremo dunque per scongiurare questo pericolo, e per far sì che la sede fiorentina mantenga il proprio ruolo strategico, a salvaguardia dell'occupazione e delle professionalità attualmente presenti" affermano le parlamentari PD. Di Giorgi e Cantini sottolineano come : "uno spostamento comporterebbe costi aggiuntivi per il contribuente, oltre ad evidenti difficoltà logistiche dovute all’organizzazione e al personale, tali da poter causare diseconomie e discontinuità nelle funzioni di controllo e sicurezza dell’infrastruttura ferroviaria" .
Sulla vicenda Di Giorgi ha inoltre presentato una specifica interrogazione urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri per sapere se le notizie diffuse dalla stampa circa lo spostamento a Roma dell'Agenzia corrispondano al vero. "Colpisce in particolare -dice la deputata- l'ambiguità con cui è stata trattata una questione di tale importanza . Non vorremmo che fosse frutto di quella improvvisazione che ci sembra essere una cifra specifica dell'azione di questo Governo, il quale, contrariamente a quanto sbandierato, mortifica il ruolo del Parlamento, affidando il confronto democratico agli stretti limiti di procedure di urgenza che accompagnano misure eccezionali come quelle relative alla città di Genova, con l’utilizzo dunque di strumenti temporanei ed urgenti in una materia legislativa estremamente complessa"

“Le ultime rilevazioni Istat ci dicono che il Paese si è fermato, abbiamo una non crescita del Pil dovuta anche al netto calo degli investimenti. Soprattutto di quelli delle imprese private che hanno deciso di stare ferme in attesa di capire ciò che accadrà nei prossimi mesi. Anche la Toscana sta pagando questa incertezza e chi pensa di tenere in piedi la domanda e quindi l'occupazione basandosi solo sull'export sta prendendo in giro tutti i toscani. Va dato un segnale netto e inequivocabile da parte dell'investitore pubblico. C'è da rimettere in moto la macchina e può farlo solo lo Stato togliendo veti alle opere pubbliche”. Così il presidente delle Acli della Toscana, Giacomo Martelli, spiega la preoccupazione sul futuro prossimo dell'economia regionale. “Tutte le analisi ci dicono che dopo la grave crisi del 2007-08 la Toscana ha, faticosamente, rialzato la testa- spiega Martelli -, ma che la distanza con i ritmi di sviluppo e di reddito di dieci anni fa è ancora molto elevata e che soprattutto s'è allargata la forbice fra chi ha tanto e chi ha poco sia a livello di popolazione, perché sono aumentate la famiglie povere e vicine alla povertà, che geografica fra l'area centrale della Regione in crescita e la costa in grave crisi. Quindi servono certamente risposte immediate contro il disagio economico e sociale, ma nella consapevolezza che si tratta di misure tampone necessarie, urgenti ma non sufficienti. Per dare risposte strutturali servono investimenti e visto che quelli privati ora sono fermi, serve che quelli pubblici non rimangano chiusi in qualche cassetto”. “Sono anni che discutiamo di Tirrenica, di stazione Foster per i Tav, di raddoppio della Autostrada Firenze Mare, di superamento del binario unico fra Firenze e Lucca e fra Firenze e Siena – aggiunge Martelli - . Oggi che le decisioni sono state prese, che i progetti sono stati elaborati, che le intese fra Governo centrale e istituzioni locali sono state firmate e ratificate, non possiamo permetterci di rimettere tutto in discussione”. “Soprattutto le istituzioni pubbliche non possono permettersi di bloccare miliardi di investimenti che hanno il doppio valore da una parte di creare direttamente e immediatamente occupazione e dall'altra di rendere più funzionale e quindi attraente per nuovi investitori la nostra regione e così aiutare indirettamente la nascita di nuovi posti di lavoro. Perché è solo aiutando la crescita occupazionale che possiamo dare risposte concrete a chi oggi è rimasto indietro” conclude Martelli.

Redazione Nove da Firenze