​Le Piagge dimenticate da Firenze: spazi e bisogni, vivibilità

Don Alessandro Santoro ci racconta cosa è stato fatto per migliorare la vivibilità della periferia: "Niente" 


Perché Le Piagge sono un luogo da osservare, da studiare e capire prima ancora che riqualificare? Perché il rischio è di mettere in crisi un tessuto sociale che non ha identità, non ha spazi e non ha attenzione, ma la vorrebbe.

"Un susseguirsi di palazzoni nella zona ovest della città di Firenze abitati da circa 2.500 famiglie, dove ancora oggi si avverte la mancanza di luoghi di incontro e di relazione. Le persone e le famiglie che vi abitano provengono da luoghi, situazioni e culture diverse, ma molte di loro hanno perso in parte la propria identità ed hanno vissuto un allontanamento dalle proprie radici. Ci sono numerosi stranieri, di varia provenienza, e una parte di loro è costretta a vivere in clandestinità e nella povertà più assoluta. Rispetto al resto della città il quartiere vive uno stato di isolamento e di emarginazione e la gente in questo contesto di disagio urbano e sociale si trova frequentemente in una condizione di povertà materiale, culturale, spirituale, che sfocia spesso nella perdita di dignità e di speranza" questa la descrizione offerta dalla Comunità che comprende l'Associazione Il Muretto, le Cooperative Il Pozzo, Il Cerro ed Equazione.

Nella notte del 21 luglio 2015 la Comunità delle Piagge ha subito l'ennesimo atto vandalico: rubato un furgone utilizzato per le attività di riciclaggio della cooperativa Il Cerro, l’auto privata di Don Alessandro Santoro ed il distributore di bevande del commercio equo e solidale. Una finestra del centro divelta, parte della parete è stata spaccata, gli armadi all’interno del centro sono stati aperti e svuotati sul pavimento. Nel 2014 un furgone è stato dato alle fiamme.

Don Alessandro Santoro è una figura rappresentativa del quartiere, per molti giovani un esempio da seguire e per i grandi una speranza alla quale aggrapparsi per credere in una comunità forte capace di reagire alle difficoltà e fare squadra. Cosa sono Le Piagge? A Nove da Firenze le racconta così.

Cosa ha fatto o sta facendo Palazzo Vecchio per avvicinare Le Piagge alla città? "Non è stato fatto niente, quindi si fa molto presto a parlarne.. quale sarebbe poi il riferimento temporale per capire se è stato fatto qualcosa?".
In campagna elettorale "Prima le periferie" è stato uno degli slogan. "La campagna elettorale..? Ci sono state le elezioni? Ripartire dalle periferie.. chi l'ha mai visto il Sindaco o un assessore?".
Non vi hanno mai chiamato in Palazzo Vecchio? "Chi? Noi, mai. Anzi vorremmo proprio incontrare qualcuno e fare presente che ci stanno levando qualche altra cosa.. ad esempio gli spazi per fare il nostro lavoro che probabilmente Quadrifoglio ci toglierà, per non parlare di spazi per i quali siamo costretti a pagare spese insostenibili per l'associazione.. Vorremmo dirlo a qualcuno ma non c'è nessuno. C'è solo il Presidente di Quartiere con il quale abbiamo un rapporto costante, ma il Comune non c'è".

Palazzo Vecchio insomma non si è avvicinato alla periferia? "Dove..? Forse con la mente, non saprei. Proviamo a pensare cosa intendono: è stata fatta una organizzazione dei servizi sociali assurda che vede alcuni cittadini delle Piagge costretti ad andare all'Isolotto per vedere il proprio assistente sociale. Forse intendono questo.. chissà"
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Quando scopre che via Palazzuolo o Santo Spirito sono considerate aree critiche cosa pensa? "Anche quelle sono situazioni da prendere in considerazione e forse viene più facile interessarsene, anche se pure lì esistono comitati che da sempre cercano di trasformare le zone in strade a misura d'uomo. Sono però una cosa diversa da Le Piagge, Rovezzano o Sorgane più marginali dal punto di vista geografico. Ma se l'attenzione che intendono offrire è dare una verniciata o pulire una strada non è questa la soluzione".

La "Tolleranza Zero" è una risposta? "Ecco.. questa non credo proprio sia la logica da seguire, anche se capisco perché si arrivi a dire questo, ma non aiuta a venire fuori dal problema, anzi.. Bisogna fare il modo che le persone partecipino alla vita attiva del quartiere".

 La piazza delle Piagge esattamente qual è? "E' un bel dramma. Una piazza non c'è. Se la nostra piazza è il Centro Commerciale con gli spot in stereo diffusione e chiude alle 21 perché vengono tirate giù le saracinesche francamente non è la mia idea di piazza. Una piazza è un crocevia umano di spazi verdi e panchine in cui incontrarsi e dialogare. Qui non c'è niente di tutto ciò. Dobbiamo essere almeno capaci di ammetterlo".

Le Piagge sono viste come un contenitore senza forma, nel quale tutto può essere inserito pur di trovare un posto alle cose che non piacciono. Perché? "Ci siamo arrivati perché le periferie urbane sono diventate discariche sociali, per questo gli spazi abbandonati sono nell'imaginario collettivo il luogo in cui finiscono i problemi che non possono essere accettati. Ciò che ci disturba lo si mette a convivere con altri problemi".

Non si rischia l'effetto "Polveriera" che troviamo poi sui titoli dei giornali? "Molta responsabilità ricade anche su chi cerca il sensazionalismo a tutti i costi, anziché seguire l'evolversi della situazione con regolarità, raccontando magari anche gli eventi buoni e positivi che si svolgono qui da noi e che riusciamo a gestire, nonostante tutto".

Antonio Lenoci