Rubrica — Fiorentina

Le cicatrici di Ribery: da un incidente a 2 anni il dolore che lo ha forgiato

Immagine da video Acf Fiorentina

Una storia da Libro Cuore: abbandonato dai genitori naturali, ancora piccolissimo fu vittima di un terribile sinistro che lo ha segnato sul volto ma ne ha rafforzato lo spirito e la rabbia. Da guerriero vero


Due cicatrici, profonde, solcano il volto di Franck Ribery. Da sempre, si può dire. Perché sono la conseguenza di un incidente stradale di cui è stato vittima ad appena 2 anni. Fu sbalzato fuori dall'abitacolo e venne salvato restando però segnato da un grande dolore, che l'ha marchiato sulla parte destra del volto ma che ne ha rafforzato lo spirito, la consapevolezza, la rabbia, la forza di volontà che da sempre, quando gioca, è indomabile. Guerriero vero. E quel dolore lo ha forgiato.

Non è stato affatto facile l'inizio della vita per Franck. Appena nato, a Boulogne-sur-Mer il 7 aprile 1983, fu abbandonato dai genitori naturali in un convento di monaci e poi adottato da una famiglia. Poi l'incidente e la cattiveria, negli anni successivi, di molti compagni di scuola e di squadra e, cosa ancora più grave perché proveniente da adulti, di alcuni genitori. Che non vedevano come il piccolo Ribery giocava bene o come era forte e decisivo. No, guardavano quelle cicatrici. E lo giudicavano solo per quello. Cattiveria pura, gratuita, ingiustificabile.

Tutto questo Franck lo ha raccontato più volte negli anni passati e probabilmente troverà l'occasione per raccontarlo anche durante la sua esperienza fiorentina. In un italiano che è già molto buono, Franck conosce la nostra lingua alla grande. Lui, che nella stagione 2012-2013, quella che decretò il suo Bayern Campione d'Europa e poi del Mondo, fu nominato miglior calciatore dell'Uefa battendo la concorrenza niente meno che di Messi e Ronaldo. Non gli fu attribuito il Pallone d'Oro, però, e questo lo ha fatto soffrire. Ma lui è abituato a superare dolori ben più grandi.

L'idea di togliere quelle cicatrici attraverso un intervento di chirurgia estetica non è mai balzata in testa al fuoriclasse transalpino. Perché quelle cicatrici, quei segni di dolore sul volto sono la sua essenza, quello che in fondo gli ha dato tutta la forza che gli ha permesso, da bimbo abbandonato che era, di diventare uno dei calciatori migliori e più pagati al mondo. E di affrontare ora, a 36 anni, un'altra tappa di questa carriera. Portando nella Fiorentina quella forza agonistica, quella rabbia e quella convinzione che forse sono proprio gli elementi che da sempre mancano di più in questa squadra.

Redazione Nove da Firenze