La crisi dell'agricoltura toscana tra rincari record e i veti politici

Il grido d'allarme delle campagne toscane sul caro-energia e la la mancanza di una visione strutturale

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
18 Ottobre 2026 19:17
La crisi dell'agricoltura toscana tra rincari record e i veti politici

L'economia agricola ed il tessuto delle piccole e medie imprese della Toscana stanno attraversando una fase di profonda sofferenza strutturale. Le tensioni geopolitiche internazionali — esacerbate dalle instabilità nello Stretto di Hormuz e dal protrarsi del conflitto in Ucraina — hanno scatenato una violenta fiammata inflazionistica sui costi di produzione, azzerando i margini operativi delle principali filiere del Made in Tuscany: olio, vino, grano, carne, latte, frutta e verdura.

Il segnale più drammatico di questo strangolamento economico è il crollo verticale nelle vendite degli input produttivi essenziali, come concimi e fertilizzanti, indispensabili per la preparazione e le lavorazioni dei terreni. Si tratta di una contrazione che non è soltanto un indice contabile, ma una minaccia diretta alla capacità produttiva futura: senza l'apporto di fertilizzanti e lavorazioni adeguate, i raccolti della imminente campagna cerealicola e le rese di vigneti ed oliveti per il 2027 rischiano una contrazione devastante, compromettendo la sopravvivenza economica di migliaia di aziende e la tenuta presidiaria delle aree interne.

Di fronte a spese di produzione che superano ampiamente le prospettive di ricavo, Coldiretti Toscana ha indetto una mobilitazione di protesta per lunedì 19 ottobre 2026, a partire dalle ore 10:00, in via Cavour 2 a Firenze, sotto la sede del Consiglio Regionale. A seguito della manifestazione dei "100 giorni" dello scorso 25 febbraio 2026 — che portò in piazza 4.000 agricoltori —, le associazioni di categoria tornano a pretendere risposte immediate e lo stanziamento di risorse straordinarie regionali contro il caro energia, minacciando di trasformare il blitz in un presidio ad oltranza.

Approfondimenti

I numeri chiave del caro-gasolio

  • Prezzo medio self-service (Rilevazione MIMIT 14 ottobre 2026): 2,252 €/litro (rispetto ai 2,035 €/litro della benzina).
  • Obiettivo richiesto dalle associazioni d'impresa: 1,60 €/litro.
  • Divario economico: +0,65 €/litro rispetto alla soglia di sostenibilità.
  • Impatto finanziario aziendale: Per un'impresa con consumi medi di 10.000 litri/mese, il maggior costo equivale a circa 6.520 € al mese (ovvero oltre 78.000 € all'anno).
  • Impatto macroeconomico (Stima CNA): Maggiori costi energetici per 16,5 miliardi di euro sostenuti da famiglie e imprese da marzo 2026, di cui 7,4-7,6 miliardi imputabili direttamente ai carburanti.

A fronte di una spinta inflazionistica che soffoca la liquidità, gli interventi di sostegno predisposti dal Governo centrale e le misure tampone locali si stanno dimostrando ampiamente insufficienti. Come evidenziato dal Segretario Generale della Confederazione Imprese Italia, Dott. Carlos A. Sorrentino, il sistema produttivo non può programmare la propria attività affidandosi a risposte congiunturali o ad annunci di breve durata.

Le criticità strutturali della risposta istituzionale si articolano su diversi fronti:

  • L'inefficacia dei tagli temporanei e la crisi immediata di liquidità: Gli interventi disposti sul fronte fiscale — come il Decreto-Legge 17 settembre 2026, n. 162, che ha introdotto riduzioni temporanee dell'accisa applicate a scaglioni tra il 18 settembre e il 5 ottobre — offrono solo benefici momentanei di pochi centesimi. Allo stesso modo, lo strumento dei crediti d'imposta non risolve l'emergenza dell'agricoltura: un credito d'imposta compensa una spesa a posteriori in sede fiscale, ma non assicura la liquidità immediata necessaria oggi alla pompa di benzina per riempire i serbatoi dei trattori ed avviare le lavorazioni della campagna cerealicola.
  • Tagli e tradimento della fiducia sulle Comunità Energetiche Rinnovabili: Le alternative strutturali per l'autoconsumo subiscono arretramenti e tagli di spesa che penalizzano chi ha già investito.

    Come denunciato dal deputato Giulio Sottanelli (Azione) attraverso un'interrogazione al Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, la misura PNRR destinata a CER ed autoconsumo collettivo (inizialmente dotata di 2,2 miliardi di euro) ha subito pesanti riduzioni. Dopo un primo taglio a 795,5 milioni, il fondo è stato rideterminato con la legge n. 152/2026 a 1.041,5 milioni di euro. A fronte di richieste presentate fino a 1,456 miliardi di euro, rimangono scoperte risorse per 414,5 milioni di euro.

    Comuni, parrocchie, PMI e famiglie hanno già speso "soldi veri" per studi di fattibilità, progettazioni e richieste di allaccio alla rete confidando negli impegni dello Stato; tagliare le risorse retroattivamente significa rompere il patto di fiducia su cui si regge qualsiasi investimento.

  • Burocratizzazione e stallo delle risorse con il DL 19/2026: L'introduzione delle nuove procedure autorizzative di assegnazione diretta gestite dal GSE (previste dal DL n.

    19/2026) priva il sistema di scadenze fisse, rinviando l'eventuale reimpiego delle risorse liberate dalle rinunce alla fine del 2027, a misura chiusa. Questo inghippo burocratico genera il rischio concreto di lasciar inutilizzati fondi fondamentali per la transizione dal basso, dovendo poi restituire a Bruxelles risorse PNRR che potevano coprire immediatamente i progetti rimasti scoperti.

Il divario tra la necessità contingente di abbattere i costi energetici manifestata dal mondo agricolo e la prassi amministrativa regionale toscana evidenzia uno stallo autorizzativo sistematico. A dispetto della narrazione istituzionale — veicolata anche dai canali social ufficiali della Regione come "Toscana Sostenibile", giunti a bollare come "fake news" le denunce delle associazioni sui blocchi burocratici sostenendo che "le regole non sono burocrazia" —, i numeri raccontano una realtà ben diversa, fatta di ritardi cronici e bocciature preconcette. Il confronto tra i parametri europei e la realtà amministrativa toscana evidenzia una profonda cesura:

  • Standard Europei:
    • Tempistiche autorizzative: Limite massimo inderogabile fissato a 2 anni per la conclusione dell'iter di approvazione degli impianti a fonti rinnovabili.
  • Realtà regionale in Toscana:
    • Tempistiche medie reali: Circa 3 anni per completare l'iter di un impianto fotovoltaico e fino a 6 anni per i progetti eolici.
    • Orientamento amministrativo: Tasso di pareri negativi emessi dalle strutture regionali e dalle Soprintendenze che raggiunge picchi fino al 90% sui progetti eolici e fotovoltaici presentati.
    • Censura giudiziaria: Numerose bocciature aprioristiche o valutazioni definite "surreali" sono state annullate e stigmatizzate da reiterate sentenze del TAR e del Consiglio di Stato.
    • Rischio Commissariamento: Il persistere di questo ostracismo ha alimentato un acceso dibattito nazionale sulla necessità di un Commissario straordinario per le Energie Rinnovabili.

      Una figura ritenuta ormai indispensabile dalle principali organizzazioni ambientali e scientifiche — tra cui Elettricità Futura, Legambiente, WWF, Greenpeace e Kyoto Club — per superare la miopia degli enti locali e garantire il raggiungimento dei target di decarbonizzazione.

Accanto alle lentezze della macchina burocratica, la transizione energetica nelle campagne toscane subisce i contraccolpi di condizionamenti geopolitici ed ideologici, creando un vero e proprio cortocircuito politico. Mentre gli agricoltori locali chiedono a gran voce l'agrivoltaico per produrre energia a basso costo e calmierare i propri bilanci, le forze di maggioranza ed opposizione di sinistra hanno promosso il blocco dei progetti sul territorio regionale per motivi legati alla politica estera.

L'iniziativa, promossa dai consiglieri regionali Luca Rossi Romanelli e Irene Galletti (M5S) e sostenuta dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Lorenzo Falchi, ha preteso il blocco delle autorizzazioni per le società collegate alla "black list" / "watch list" dell'Alto Commissariato ONU per i diritti umani, relativa alle imprese attive negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

A margine delle proteste di piazza che hanno visto la convergenza di M5S e AVS con le sigle BDS Firenze, Firenze per la Palestina e il Collettivo ex Gkn, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha accolto le pressioni politiche, disponendo la sospensione di 5 progetti agrivoltaici attualmente in itinere ed annunciando un'interpellanza al Governo nazionale.

Tuttavia, sotto il profilo del diritto amministrativo, la scelta dell'esecutivo regionale costituisce una palese fonte di vulnerabilità legale. La stessa consigliera Galletti ha esplicitamente ammesso l'assenza di un automatismo o di una base giuridica nella normativa ambientale che consenta di rigettare o sospendere un titolo autorizzativo sulla base delle liste ONU. Sospendere procedimenti autorizzativi in assenza di precetti di legge espone la Regione Toscana a ricorsi quasi certi al TAR e al Consiglio di Stato da parte delle società proponenti, con il rischio di pesanti condanne al risarcimento dei danni a carico delle casse pubbliche e la paralisi a tempo indeterminato degli investimenti.

Le posizioni ufficiali della politica regionale

Luca Rossi Romanelli (Capogruppo M5S Consiglio Regionale Toscana): «Abbiamo chiesto al presidente Giani di portare al Governo la questione delle imprese presenti nell’elenco dell’Alto Commissariato Onu [...]. Non possiamo accettare che la transizione energetica in Toscana diventi un’occasione di profitto per aziende che sostengono l’occupazione dei territori palestinesi [...]. Il Presidente Giani ha recepito la nostra richiesta e, oltre alla sospensione dei cinque progetti al centro della nostra denuncia, ci ha assicurato che si attiverà presto per chiedere all’esecutivo come intenda intervenire».

Irene Galletti (Consigliera Regionale M5S): «L’approfondimento giuridico che abbiamo condotto in questi mesi mette a fuoco un nodo preciso: le procedure autorizzative degli impianti valutano i requisiti previsti dalla normativa in materia ambientale, ma non prevedono un automatismo che consenta di fermare un progetto perché un’impresa compare nella “black list” Onu. L’inserimento non comporta di per sé una sanzione [...]. Occorre capire come tradurlo in strumenti concretamente utilizzabili [...]. Vogliamo costruire misure solide, capaci di reggere anche a eventuali ricorsi».

Lorenzo Falchi (Capogruppo AVS Consiglio Regionale Toscana): «Mi unisco alla richiesta avanzata dai manifestanti: si applichi il diritto internazionale anche ai procedimenti di autorizzazioni o concessioni rilasciate dalla Regione. Diventa infatti necessario valutare con attenzione se tali procedimenti comportano un vantaggio per società o fondi di investimento che contribuiscono a violazioni del diritto internazionale [...]. So bene che [...] da un punto di vista giuridico si tratti di una strada ancora non esplorata e complessa da realizzare. Tuttavia [...] spero che la Regione possa essere la prima nel riconoscere il principio del rispetto del diritto internazionale nei procedimenti autorizzativi».

L'agricoltura toscana si trova incastrata in una tenaglia distruttiva: da un lato l'insostenibilità economica dei carburanti a 2,252 €/litro, che prosciuga la liquidità necessaria per la nuova stagione agricola e minaccia la sopravvivenza del Made in Tuscany; dall'altro un apparato regionale paralizzato da tempi d'attesa biblici (fino a 6 anni) e da veti ideologici privi di coperture giuridiche sull'agrivoltaico.

Per evitare la chiusura delle imprese e lo spopolamento delle campagne, il mondo economico e le rappresentanze di categoria richiedono un immediato cambio di passo attraverso tre interventi non più rinviabili:

Punti Chiave per la Svolta

  1. Calmiere strutturale del gasolio a 1,60 €/litro: Superare la logica dei crediti d'imposta differiti e dei tagli temporanei alle accise (come il DL 162/2026), definendo una politica fiscale ed energetica capace di garantire liquidità immediata alla pompa per le imprese agricole ed i trasporti.
  2. Copertura integrale dei fondi CER ed eliminating dei blocchi GSE: Ripristinare la dotazione originaria del PNRR per coprire i 414,5 milioni di euro di progetti idonei rimasti scoperti per Comunità Energetiche e autoconsumo, eliminando le rigidità del DL 19/2026 e riattivando lo scorrimento ordinario delle graduatorie prima del 2027.
  3. Certezza del diritto e rispetto dei tempi europei: Sbloccare i procedimenti per l'eolico, il fotovoltaico e l'agrivoltaico garantendo il limite di 2 anni previsto dalla normativa UE, ed eliminando sospensioni o veti privi di fondamento nella legge ambientale che espongono l'amministrazione a contenziosi ed annullamenti presso la giustizia amministrativa.

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