Rubrica — Fiorentina

Il 4-2-3-1 di Pioli e l’errore della “fase intermedia”

Immagine concessa da violachannel.tv
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L’evoluzione calcistica non è un superamento dei vecchi sistemi, ma una loro messa appunto in tempi e situazioni differenti


All’inizio la Fiorentina di Pioli è stata ammirata per il suo gioco offensivo, dal quale con elevata probabilità ha pure pescato Mancini ct della nazionale italiana. Durante i primi match disputati dai viola si poteva constatare una forte prevalenza delle triangolazioni verticali fatte rapide nello stretto, atteggiamenti tipici del 4-2-3-1 classico. Invece l’evoluzione sistematica della Fiorentina ha voluto prendere una strada diversa, potremmo ormai affermare opposta.

I 60 anni, che vanno dagli anni ’20 fino agli anni ’80 del secolo scorso, sono stati quelli dove il calcio ha trovato la luce. Infatti, ciò che noi chiamiamo innovazione, oggigiorno risulta essere soltanto una lampante applicazione delle profonde conoscenze avvenute almeno un secolo fa. Perciò se si osserva bene lo stile del meccanismo modulare gigliato, verrà fuori quanto detto sopra.

Solitamente Pioli utilizza due moduli di partenza: 4-2-3-1 o 4-3-3, ma soprattutto il 4-2-3-1. Quest’ultimo è il più versatile tra i sistemi di gioco e aiuta a prendere alto l’avversario, visto e stravisto che la Fiorentina dedichi molto al pressing. Inoltre incentiva i movimenti senza palla.

La fase offensiva che la viola va a comporre è un 3-1-1-5 “trapattoniano” (vignetta n.2). 

Come funziona e da dove proviene l’idea del 3-1-1-5 che Trapattoni ebbe alla metà degli anni ’70? Semplice: dallo sviluppo della mercatura a zona e del calcio totale. Tale sistema basava la sua mole sull’antico meccanismo che portò alla nascita del fluidificante mancino e dell’ala tornante. In poche parole si partiva da un normale 4-4-2 e si sviluppava la manovra con tre difensori: un libero e due stopper, che restavano dietro a copertura e davanti loro un mediano che aveva compiti di smistamento e lettura della fase difensiva (vignetta n.3). Quindi l’altro centrocampista centrale avanzava nel ruolo, solitamente, di regista avanzato e appoggiava la manovra. Il terzino fluidificante sinistro saliva a dar man forte al reparto offensivo(vignetta n.3-4), mentre davanti l’esterno mancino accentrava la sua posizione e gli altri uomini proponevano una diagonale tendente alla zona dell’ala destra tornante (vignetta n.5-6).

Dunque, tornando alla Fiorentina, quel 4-2-3-1 disegnato da Pioli è derivato dall’influenza della così detta “zona mista” che il Trap attuò e da un’altra significativa, ma antica rivoluzione del calcio: il Metodo Pozzo o WW (vignetta n.7) e il Chapman System o WM (vignetta n.8) (diversificato dalla Grande Ungheria 1952-1954 col 3-2-3-2 o MM).

Entrambi moduli per lo sviluppo verticale della manovra, provenendo da “la Piramide” degli anni ‘20: 2-3-5, utilizzato dalla squadra del College di Cambridge. Che così aveva sostituito attraverso lo stile corale chiamato passing game, l’altro stile esclusivamente individuale kick and run (calcia e corri).

Infatti nella prima fase di ripiegamento la viola utilizza disposizioni similari (vignetta n.9-10). Se disposta verso destra o verso sinistra utilizza un 2-2 simile al catenaccio, dove le due coppie formano un parallelogramma; se attaccata centralmente 3-2 col terzino sinistro che va ad accentrarsi nel ruolo di mediano oppure il regista avanzato torna nel suo ruolo madre.

Ricordiamoci che oggi non esiste più, tranne qualche raro caso, la difesa a uomo, perché l’avvento della filosofia calcistica “sacchiana” ha quasi totalizzato il gioco a zona. Perciò bisogna pensare che ci siano segmenti, dai quali vengono formate figure geometriche perfette in campo. Oltretutto la trappola del fuorigioco è divenuta ormai la tecnica preferita delle squadre, poiché Guardiola con Bielsa hanno creato la squadra blocco. Quindi undici alti e compatti.

L’errore della fase intermedia

Il problema principale della Fiorentina è riconducibile ad un altro problema, ma di inizio ‘900: il “kick and run”, dove un difensore calciava la palla in avanti e gli attaccanti, la maggioranza delle volte 6/7, attaccavano verticalmente la profondità. Qui nessuno passava il pallone,anzi, si cercavano azioni personali essendo tanti attaccanti.

La solita situazione potrebbe ricollegarsi alla mentalità che il meccanismo applicato dai gigliati ha creato, estraniando le triangolazioni originali del 4-2-3-1. Il 3-1-1-5 trapattoniano aveva un regista avanzato, o 10, nella Fiorentina ciò manca vistosamente. L’uomo che dovrebbe agire dietro la linea offensiva non viene portato ad impostare, ma ad aggiungersi ai 5 davanti. Infatti il mediano, che avrebbe compiti esclusivi di smistamento e lettura difensiva, deve avanzare lasciando sguarnita la zona davanti il terzetto dei difensori. Inoltre una cosa altrettanto errata riconoscibile, se conosciuta un po’ la storia professionale di Pioli, risulta quella movenza che hanno regista avanzato e mediano tra loro. Infatti tra due sembra esserci una specie di laccio che li leghi e faccia in modo che si seguano e compiano i soliti movimenti. Questo rapporto è riconducibile al modulo 4-3-1-2 utilizzato dal mister fiorentino nella sua esperienza col Chievo Verona e rappresenta anche l’elemento causa dell’erronea fase intermedia (vignetta n.11). Poi l’avanzamento del mediano durante il possesso diventa un ulteriore aggravante (vignetta n.12).

Oltretutto, il fatto che i difensori debbano stringersi per applicare la regola del fuorigioco, appare come elemento fuorviante insito in sé. Perché rende un compito già difficile, impossibile e porta la linea ad essere dilaniata sulle fasce. Milenkovic è da inizio stagione che marca due giocatori nella sua zona, senza l’aiuto di quella che dovrebbe essere l’ala tornante(vignetta 13).

Ecco la spiegazione dei gol su azione subiti dalla Fiorentina.

Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Manuel Cordero

Manuel Cordero — Nato a Firenze nel 1995, è appassionato di giornalismo e tifoso della Fiorentina

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it