"Gli alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica vuoti e non assegnati continuano a essere tra i 570 e i 575. È quanto ci ha detto oggi Casa SPA in Commissione Controllo, integrando le mancate risposte di ieri alle domande portate in aula con un nostro question time". Così Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che approfondisce: "Il costo medio di recupero di un appartamento è di 25.000 € più IVA, ma ci sono circa 90 unità considerate oggi non recuperabili, per costi eccessivi. Per queste Palazzo Vecchio sta ipotizzando di destinare, seppure temporaneamente, gli spazi a Edilizia Residenziale Sociale, per le cosiddette fasce grigie, perché così potrebbe accedere a fonti di finanziamento che mancano per l'ERP. Sarebbe un errore, in termini di scelta politica e in più ci sembra discutibile l'interpretazione della legge regionale che lo renderebbe possibile.
Ci è stato spiegato che questa ipotesi rientra in una lettura complessiva: si realizzano alloggi ERS che poi, prima o poi, diventeranno case popolari. È il caso di 37 case realizzate negli ultimi mesi, tra cui 12 alle Murate. Di questo tema deve parlare la Città, non può essere una decisione solo di Giunta o della Sindaca. Deve esserci un dibattito pubblico, perché di fatto si va a impoverire la proprietà ERP, a fronte di liste di attesa lunghe e bisogni sempre più forti", conclude Palagi.
“Leggiamo (purtroppo) ancora tanta confusione quando si parla del tema casa e di alcune norme comunali che disciplinano il tema -dichiara la capogruppo di Firenze Democratica, Cecilia Del Re- Quindi, procediamo di seguito per punti per fare chiarezza.
- A Firenze ci sono ancora circa 600 case popolari vuote perché mancano le risorse per ristrutturarle. Negli ultimi anni, il trend è stato quello di un minor trasferimento di risorse dallo Stato e dalla Regione ai comuni per la casa.
Ergo, i comuni - compreso Firenze - dovevano e devono attrezzarsi per reperire ulteriori risorse per ristrutturare case e comprarne di nuove.
- Di fronte a tale scenario, nel POC adottato, cambiando la norma del Regolamento urbanistico del 2015 (vigente fino all’entrata in vigore del nuovo POC), vincolammo allora interamente le monetizzazioni al tema ERP ed ERS, per ristrutturare le case popolari vuote e per ampliare il patrimonio pubblico abitativo. Quella norma non esisteva, ad esempio, al momento della convenzione Ex Telecom o delle altre convenzioni pre POC, e l’unica norma applicabile era dunque quella del Ruc 2015 che rimetteva al privato la scelta se fare housing sociale per un tempo limitato (poi tornano a libero mercato e sono di proprietà del privato) o monetizzare, con le monetizzazioni che non potevano neppure essere utilizzate per acquisire immobili e non erano vincolate al tema casa.
Se leggiamo il DUP di questa amministrazione, ci rendiamo conto dell’importanza di tale scelta perché alla voce “ristrutturazione ERP” come risorse vengono indicate quelle che derivano dalla nuova norma del POC, entrato in vigore lo scorso anno.
- Cosa sarebbe quindi successo per il caso dell’Ex Telecom (interamente di proprietà privata) se la norma del POC fosse stata vigente: il privato avrebbe potuto monetizzare, ma le risorse del privato sarebbero state vincolate alla casa, ovvero utilizzate per acquistare nuovi immobili o per ristrutturare alloggi popolari vuoti.
Chi ha scritto il contrario non sa o non ricorda che l’obbligo per il privato di realizzare il 20% di housing sociale per un tempo limitato è stato introdotto nel POC approvato solo per le nuove costruzioni o per le demolizioni e ricostruzioni (entrambi casi che si contano sulle dita di una mano).
- Piuttosto, per l’Ex Telecom, lo scenario sarebbe cambiato se la norma sugli studentati del POC adottato non fosse stata cambiata in sede di approvazione: infatti, l’eventuale studentato avrebbe dovuto far gestire il 20% delle camere all’Agenzia regionale per il diritto allo studio, ai prezzi minimi da loro praticati per gli studenti bisognosi (circa 200/250 euro a camera), mentre con la norma del POC approvato, lo sconto del 30% sarà rispetto al prezzo pieno applicato dallo studentato e quindi non meno di 800 euro a camera, come abbiamo visto per Villa Monnatessa.
- La norma che obbliga il privato a fare housing sociale in caso di nuova costruzione o di demolizione e ricostruzione non ci trova comunque d’accordo: perché sottrae risorse al pubblico per prendersi cura delle case popolari, e perché il tema casa non può essere addossato al privato per un tempo limitato: è il pubblico che si deve occupare delle politiche abitative, reperendo le risorse e ampliando gli immobili a disposizione.
Il caso delle case della società Le Quinte lo dimostra: la società è fallita. E a nostro giudizio quelle case all’asta può e deve comprarle il comune, che negli ultimi 20 anni ha alienato circa 700 case popolari sul territorio comunale. Peraltro, il bisogno arriva prevalentemente dalla parte più debole della popolazione, e quindi sulla base della ricognizione dei bisogni esistenti occorre rendere disponibili maggiori alloggi sia ERP che ERS. La norma sull’housing introdotta dal POC approvato, inoltre, prevede che solo per un tempo limitato (era 12 anni nel Regolamento del 2015, è 20 nel Poc 2025) il privato debba fare housing: il privato infatti può poi affittare a canone libero quegli immobili.
Circostanza che avverrà ad esempio per l’housing sociale di Manifattura Tabacchi, che tra 12 anni tornerà sul mercato libero. Appaltare al privato il tema della casa significa non costruire fondamenta solide e non lasciare alle nuove generazioni un patrimonio pubblico accessibile, oltre a permettere certe operazioni solo a fondi di investimento.
- Il principio che alla casa deve pensare il pubblico, e che occorre ampliare il patrimonio pubblico e non addossare questo tema ai privati per un tempo limitato, è stato ribadito più volte anche dalle realtà che si sono riunite nell’alleanza per la casa nella interessante seduta della commissione consiliare del 7 novembre scorso, che può essere riascoltata in streaming.
- Il nuovo studentato privato di Monnatessa approvato da questa amministrazione racconta che si va avanti con la vendita di immobili pubblici e che la norma del POC adottato sugli affitti calmierati per i privati da far gestire obbligatoriamente all’Ardsu era quella giusta.
- Anche se il comune non è competente per gli studentati può e deve agire per farne di nuovi insieme agli altri enti competenti, e in soli 3 anni nello scorso mandato abbiamo dimostrato che è possibile: per Caserma Lupi con Casa spa, con la ASL per San Salvi.
Quanto era che non si realizzavano su Firenze nuovi alloggi pubblici? Occorre partecipare a bandi per reperire le relative risorse e avere cognizione degli immobili che possono essere convertiti a tali scopi. Questa amministrazione non ha partecipato più a nessun bando, e ha respinto ogni nostro emendamento o atto per evitare l’alienazione di beni pubblici come l’ex ospedale San Giovanni di Dio o altri beni pubblici come Sant’Agnese.
Vista l’importanza del tema, occorre avere chiare le coordinate del tema, anche solo per confutare narrazioni errate (con colpa o dolo, ma non è questo il punto: il punto è la corretta informazione) e aiutare la nostra comunità e le sue politiche abitative”.