​Commercio equo e solidale: nuova legge regionale

Un primo passo verso l'innovazione o una mera operazione d'immagine?

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Ottobre 2026 22:27
​Commercio equo e solidale: nuova legge regionale

Tutti amiamo l'idea di un consumo etico e responsabile: un modello economico che coniughi la dignità del lavoro, la tutela dell'ambiente, la giusta remunerazione dei produttori e la massima trasparenza delle filiere. Ma cosa succede quando la politica tenta di imbrigliare e regolamentare questi grandi principi ideali dopo ben vent'anni di stallo burocratico?

Il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato oggi l'aggiornamento della storica legge regionale n. 37 del 2005 sul commercio equo e solidale. Il provvedimento, passato a maggioranza con i voti favorevoli di Partito Democratico, Casa Riformista, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle, e con la contrarietà netta di Fratelli d'Italia e Forza Italia, nasceva con l'obiettivo di semplificare un quadro normativo rimasto largamente inattuato. Tuttavia, il dibattito scaturito in aula ha fatto emergere profonde contraddizioni economiche, scorciatoie amministrative e prassi polemiche.

Dallo scontro sulle coperture finanziarie al nodo dei registri privati, fino al corto circuito sugli appalti pubblici, ecco i 4 punti chiave per comprendere cosa si nasconde davvero dietro la nuova legge toscana.

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Il paradosso dei fondi: Un'idea grande con un budget minuscolo (€20.000)

Il primo elemento critico riguarda l'abisso tra le ambizioni dichiarate e le risorse effettivamente messe a bilancio. Se da un lato la maggioranza descrive il commercio equo come una leva strategica globale contro le disuguaglianze, dall'altro la copertura finanziaria stanziata dalla Regione ammonta ad appena 20.000 euro complessivi.

Le opposizioni hanno attaccato frontalmente questa sproporzione. Il presidente del gruppo di Forza Italia, Marco Stella, ha ricordato che in Toscana si contano appena 20 botteghe del commercio equo a fronte di 400 mila attività commerciali complessive. Stella ha smontato la narrazione della svolta progressista fornendo un dettaglio storico impietoso sulle risorse erogate negli anni passati: 3.000 euro nel 2021 e 2022, 5.000 euro nel 2023 e 4.000 euro nel 2025. Cifre risibili che evidenziano come la nuova cifra sia una goccia nel mare, lontanissima dai modelli di altre Regioni come la Lombardia (300.000 euro) e dalle risorse stanziate dal Governo nazionale (800.000 euro).

"Qui sembra di stare su ‘Scherzi a parte’... Dove governiamo noi, come in Lombardia, sono stati messi 300 mila euro sul bilancio regionale. Prendete in giro anche chi ci crede veramente." dichiara Marco Stella (Forza Italia).

I soldi pubblici possono finanziare un registro privato? La trappola burocratica

Un secondo nodo, eminentemente tecnico e politico, riguarda la gestione dei soggetti beneficiari. La legge del 2005 prevedeva un registro regionale pubblico che non è mai nato a causa di adempimenti e sanzioni farraginosi. Per superare la paralisi, il nuovo testo cancella il registro mai istituito e sceglie di vincolare i contributi regionali all'iscrizione al registro gestito da Equo Garantito, un'associazione di diritto privato.

I consiglieri di Fratelli d'Italia, Marcella Amadio e Matteo Zoppini, hanno denunciato quella che ritengono una gravissima anomalia procedurale: l'impiego di denaro pubblico dei contribuenti toscani per rimborsare le tessere di iscrizione a un ente privato che adotta criteri d'ammissione propri, autonomi e non definiti per legge pubblica. A surriscaldare ulteriormente il dibattito si è aggiunta la dura contestazione dell'opposizione per l'assenza in aula del Vicepresidente della Giunta e assessore delegato Mia Diop, polemicamente criticata per non aver presentato e difeso l'unica proposta di legge del suo assessorato approdata in Consiglio in un intero anno di legislatura.

L'occasione mancata: niente cibo etico nelle mense scolastiche e sanitarie (ma forse alla mensa della Regione sì)

Il terzo punto debole evidenziato dalle minoranze (in particolare negli interventi di Alessandro Tomasi e Diego Petrucci di Fratelli d'Italia) è il mancato ricorso al vero strumento di impatto economico: la commessa pubblica. La Regione Toscana acquista ogni giorno migliaia di pasti per ospedali e strutture sanitarie, ma la legge non introduce alcuna premialità o criterio di preferenza nei bandi di gara per inserire i prodotti del commercio equo nelle mense scolastiche o sanitarie.

Al posto di interventi strutturali sugli appalti, la legge punta sull'istituzione di "giornate dedicate", una scelta criticata dall'opposizione anche richiamando i recenti moniti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro l'inflazione delle giornate celebrative. L'unico sbocco operativo concreto è nato da un inatteso spunto trasversale: il consigliere Massimiliano Ghimenti (Alleanza Verdi e Sinistra) ha proposto di iniziare dai fatti, portando sia l'olio toscano sia il caffè del commercio equo all'interno della mensa del Consiglio Regionale di prossima riapertura. La proposta è stata immediatamente accolta e co-firmata da Diego Petrucci (FdI), dimostrando come la concretezza possa scavalcare gli steccati ideologici.

La spinta al Governo: verso un registro nazionale

Un elemento strategico e propositivo emerge dall'ordine del giorno presentato dalla consigliera Irene Galletti del Movimento 5 Stelle, approvato dall'aula parallelamente alla legge. Il testo fotografa la debolezza dell'attuale quadro nazionale: il fondo statale da 800.000 euro fa riferimento a un bando del 2023 che non è mai stato rinnovato, lasciando il settore privo di certezze.

L'atto impegna la Giunta toscana a farsi promotrice presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni per l'istituzione di un vero registro nazionale di natura pubblica. L'obiettivo è superare la frammentazione delle normative locali e la dipendenza da elenchi privati, stabilendo per legge parametri oggettivi, uniformi e verificabili a livello statale. Solo una cornice istituzionale pubblica potrà garantire trasparenza, parità di trattamento e continuità di risorse agli operatori della filiera etica.

Dal punto di vista della tecnica legislativa, la nuova norma toscana compie indubbiamente uno sforzo di razionalizzazione: elimina il vecchio regolamento attuativo del 2005 che aveva bloccato la materia, inserisce direttamente nel testo di legge i criteri di definizione dei prodotti e prevede una clausola valutativa biennale con cui la Giunta dovrà riferire al Consiglio su risorse erogate, numero di soggetti coinvolti ed impatto reale sul territorio.

Tuttavia, le perplessità rimangono sul campo: uno stanziamento simbolico di 20.000 euro, il finanziamento ad ex post di iscrizioni ad associazioni private e l'assenza dei prodotti etici dai grandi appalti della sanità e della scuola rischiano di trasformare una riforma teoricamente condivisibile in un'operazione dal fiato corto.

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