Case popolari, Nardella: "Riequilibrare una concentrazione eccessiva di famiglie straniere"

"La Corte Costituzionale non ammette soluzioni che possono risultare discriminatorie" ribatte l'assessore regionale alla Casa, Vincenzo Ceccarelli. "Favorire una premialita' aggiuntiva di punteggio per chi ha i requisiti" interviene il presidente della commissione Sociale del Consiglio regionale, Stefano Scaramelli (Pd)


(DIRE) FIRENZE, 2 mag. - Il sindaco di FIRENZE Dario Nardella torna su un suo cavallo di battaglia: nell'assegnazione delle case popolari serve "piu' equilibrio" tra la concentrazione di famiglie straniere e i nuclei italiani. Lo sottolinea alla vigilia delle audizione sulla nuova legge regionale programmate da domani dalla commissione Casa del consiglio regionale. "Il nostro obiettivo- spiega il sindaco ai microfoni del Tgr Toscana- e' aiutare chi e' in graduatoria da troppo tempo ma e' sempre in fondo alla lista" ma anche "quelle famiglie che hanno sempre rispettato le regole e che vivono da molti anni nella nostra citta'", cosi' da "riequilibrare una concentrazione eccessiva di famiglie straniere". Per Nardella, infatti, il punto critico resta lo stesso del marzo 2017, quando per la prima volta porto' all'attenzione del dibattito politico e istituzionale il tema: la troppa concentrazione di famiglie straniere in alcuni palazzi o blocchi dedicati alle case popolari. il rischio infatti, ha detto piu' volte guardando alle periferie delle metropoli francesi, e' quello "della ghettizzazione". FIRENZE, quindi, vorrebbe che i criteri per l'assegnazione degli alloggi erp venissero revisionati, cosi' da bilanciare il rapporto italiani-stranieri. e per ottenere l'obiettivo palazzo vecchio lancia un principio: nelle graduatorie sia dato un punteggio maggiore a chi risiede da piu' anni nel comune. Allo stesso tempo, pero', l'amministrazione chiede maggiore supporto alle famiglie che 'abitano' la cosiddetta fascia grigia, quelle cioe' che non sono in una situazione di emergenza tale da avere il punteggio per avere l'assegnazione di un alloggio, ma che faticano ad arrivare alla fine del mese.

"Bisogna stare attenti a una questione: esistono gia' delle sentenze della Corte Costituzionale, una relativa al Friuli Venezia Giulia, che, laddove ha messo delle norme troppo stringenti per l'accesso a servizi ritenuti essenziali per il cittadino, non ammette delle soluzioni che possono risultare discriminatorie". Lo afferma al Tgr Rai l'assessore regionale alla Casa, Vincenzo Ceccarelli, replicando alla proposta del sindaco di Firenze, Dario Nardella, di riequilibrare nella proposta di legge sull'Erp, in discussione in commissione Sociale a partire da domani, l'accesso fra italiani e stranieri agli alloggi popolari. L'assessore frena, ma non chiude del tutto. L'idea di riequilibrare i rapporti di forza oggi, a detta di Nardella, troppo sbilanciati sugli stranieri trova quanto meno un'apertura al dialogo da parte dell'assessore. "Gia' la legge attuale lo sta facendo- evidenzia-, perche' per accedere alle graduatorie occorre essere residenti, avere l'attivita' prevalente, da almeno 5 anni". Ceccarelli si aspetta che l'idea del sindaco di Firenze venga fatta propria da Anci e avanzata in commissione, nel corso delle audizioni. "A questo punto- avverte- sta al Consiglio regionale valutare eventuali contributi che vengono dai vari soggetti interessati". D'altronde, "mi sembra che Nardella voglia cogliere degli obiettivi condivisibili". La rigidita' eccessiva sarebbe da stigmatizzare, ma c'e' anche un risvolto positivo: "Questa proposta, per esempio, potrebbe andare incontro a uno che e' nato in Toscana e magari si trova a dover andare all'estero per motivi di lavoro o altri motivi: quando torna, dovendo riportare qui la residenza, si trova nella condizione, di dover attendere". Pertanto, "probabilmente, suggerimenti di questo tipo possono essere analizzati e possono anche trovare una declinazione". Ad ogni modo, ammonisce, "bisogna stare attenti, perche' alla fine non bisogna creare situazioni di discriminazione, ma sono d'accordo sul fatto che le case popolari debbano andare a chi ha piu' bisogno". L'impegno della Regione Toscana su questo fronte, e' il ragionamento dell'assessore, e' ingente, dopotutto. Il piano da 100 milioni per gli investimenti sta andando avanti. "Nel primo anno, nel 2017- rammenta-, abbiamo gia' fornito 41 milioni ai soggetti gestori. Nella maggior parte sono andati a finanziare degli interventi che sono in corso e dove ci sono situazioni di criticita' abitativa", come a Pisa, Livorno e Massa. Inoltre, "con la variazione di bilancio nel 2018 abbiamo messo a disposizione 5 milioni che saranno destinati a Prato. Siamo impegnati a mettere altre risorse da qui alla fine dell'anno". Agli investimenti nella costruzione di nuove case popolari si aggiungono le risorse per le manutenzioni, le ristrutturazioni, il contributo per gli affitti e per alleviare le sofferenze dei morosi incolpevoli.

"Proprio nei giorni scorsi in una intervista su 'Repubblica' avevo aperto all'idea di innalzare da 5 a 7 o perfino a 10 gli anni di residenza in Toscana per poter partecipare ai bandi per le assegnazioni delle case popolari. Se, poi, si trattasse di favorire una premialita' aggiuntiva di punteggio per chi ha questi requisiti e lasciare a 5 anni di residenza il diritto di fare la domanda sono disponibile a ragionarne". Lo spiega alla 'Dire' il presidente della commissione Sociale del Consiglio regionale, Stefano Scaramelli (Pd), che si muove in linea con la proposta avanzata dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, sulla legge Erp in discussione da domani in Regione. "Il principio e' condivisibile ed e' lo stesso- aggiunge-: dare una risposta nuova ai toscani che per colpa della crisi magari hanno peggiorato la loro condizione di vita ed economica". Secondo Scaramelli, "non si tratta di fare distinguo tra italiani o stranieri; si tratta di dare una risposta nuova ai toscani siano essi italiani o stranieri che magari hanno perso la speranza di sognare una casa pubblica". Da domani, intanto, cominciano le audizioni in commissione: "Ascolteremo Comuni, sindacati e le associazioni degli inquilini e poi formuleremo una proposta innovativa in grado di dare risposta anche a chi non puo' avere forme di rappresentanza e o rappresentativita'. In questi casi deve essere la politica ad assumersi le sue responsabilita' e a rappresentare nuovi bisogni". (Cap/ Dire)

Redazione Nove da Firenze