Banca Etruria: respinta mozione di sfiducia contro la ministra Boschi

La Procura indaga per truffa. Donzelli (Fratelli d'Italia): "Fare chiarezza anche sui paradisi fiscali di papà Renzi"


L'aula della Camera ha respinto ieri la mozione di sfiducia individuale presentata dal M5S contro il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi per la vicenda della banca Etruria, dove il padre per qualche mese ha rivestito il ruolo di vice presidente. Il testo ha ottenuto 123 sì e 373 no.

Ma sono di ieri anche le indiscrezioni sull’apertura di una indagine per truffa da parte della Procura di Arezzo relativa al caso di Banca Etruria. Grazie ad un esposto del Codacons, la magistratura aretina avrebbe deciso di fare chiarezza sulla vendita di azioni ed obbligazione di Banca Etruria, e proprio il reato di truffa, per il quale procederebbe la Procura, era quello ipotizzato dall’associazione dei consumatori che più di tutti si sta battendo in questo delicato momento per difendere gli interessi dei risparmiatori. “Ancora una volta una nostra denuncia va a segno – afferma il presidente Carlo Rienzi – a dimostrazione che la pesante offensiva legale avviata dal Codacons a tutela degli investitori inizia a dare frutti. Ora grazie a questa indagine sarà possibile verificare le responsabilità di chi ha provocato la rovina di migliaia di risparmiatori, soggetti che il Codacons chiamerà a rispondere con i propri beni personali per tutti i danni prodotti ai cittadini” – conclude Rienzi.

"Fra le società in cui sono coinvolti Lorenzo Rosi e gli uomini vicini al premier balza agli occhi il caso della Mecenate 91, costituita nel settembre 2014 dalla cooperativa La Castelnuovese, di cui Rosi è stato per molti anni presidente, dal fedelissimo renziano Andrea Bacci, nominato da Matteo Renzi nelle partecipate di Provincia e Comune di Firenze, e da Ilaria Niccolai, uno dei due soci di Tiziano Renzi nella Party Srl. L'amministratore unico di questa società era proprio Lorenzo Rosi. Neanche due mesi dopo, nel novembre 2014, La Castelnuovese e Bacci vendono ad un prezzo di 3.333 euro le loro quote ad Ilaria Niccolai, la quale nel giugno 2015 si auto-ripartisce un utile di 350mila euro, essendo rimasta unica socia. Eppure la Mecenate 91, nel frattempo, era finita in liquidazione e la guida era stata assunta da Luigi Dagostino, altro personaggio chiave nella realizzazione degli outlet e managing director proprio della Nikila, società anche questa di proprietà della Niccolai. A chiusura del cerchio, il notaio che sigilla la liquidazione è Rita Abbate, la stessa che l'8 ottobre 2014 aveva costituito la Party Srl di Tiziano Renzi, Ilaria Niccolai e Iacopo Focardi, di cui l'amministratore unico è la madre del premier Laura Bovoli". E' quanto rileva il coordinatore dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia e capogruppo in Toscana Giovanni Donzelli, alla luce delle indagini in corso ad Arezzo sui conflitti d'interesse fra gli uomini vicini al governo Renzi e i vertici di Banca Etruria. Per Donzelli si tratta di un "incastro di società dal quale emerge chiaramente l'interesse di Lorenzo Rosi, Tiziano Renzi ed Andrea Bacci di fare affari in comune. Una questione altamente rilevante alla luce dei provvedimenti di governo che hanno riguardato proprio Banca Etruria". "Anche il secondo socio di Tiziano Renzi nella Party Srl, Iacopo Focardi, è in affari con Rosi nella Sviluppo Milano Srl, nella Syntagma Srl e nella Corso Italia Firenze Srl, di cui l'ex presidente di Banca Etruria è tutt'oggi amministratore unico - aggiunge Donzelli - inoltre la Mall Re, società di cui possiede quote Ilaria Niccolai e di cui è stato socio Iacopo Focardi, è controllata al 75% dalla Staridea Investments, società con sede a Cipro, che è un paradiso fiscale. Ci aspettiamo che anche su questi intrecci - conclude Donelli - si faccia la chiarezza più totale".

Intanto il presidente del Consiglio Matteo Renzi intervenuto sulle BCC, ha detto che ci sono troppi CdA e troppi direttori Generali, che troppi si sono divertiti a fare i banchieri e che bisogna mettere in sicurezza il sistema delle BCC.

"Partiamo dalla S.T.A. -interviene Fausto Tenti, Segretario provinciale di PRC Arezzo– holding che si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti (di fatto è socia di maggioranza di Sei Toscana, gestore del servizio rifiuti nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto): essa è costituita dalla UCH Holding (68,5%) dalla Cooplat (9,5%) dal Monte Paschi Siena (12,5%) e dalla Banca Etruria (9,5%). Da notare che quest'ultima ha fatto il suo ingresso tra i soci di S.T.A. solo nel 2010, come si evince dal bilancio economico 2010 della Cooplat. Poi c'è l'UCH Holding, della quale fanno parte Iren (1%) Unieco (49%) e il Gruppo La Castelnuovese (50%): di fatto, attraverso tale holding, il gruppo La Castelnuovese controlla la S.T.A. Quindi troviamo Banca Etruria, che – come detto – è entrata nella S.T.A. solo nel 2010, e del quale istituto la Cooplat dice testualmente che ...Cooplat sottoscriverà un importante aumento di capitale sociale (della S.T.A. ndr.) che ha consentito l'ulteriore ingresso, fra i soci di S.T.A., di BPEL con una quota significativa, quota che testimonia la fiducia di questo importante istituto bancario, oltre quella di MPS presente fin dalla costituzione della società, nel progetto imprenditoriale di S.T.A., nei suoi programma di sviluppo, nella qualità del management.... Lorenzo Rosi è entrato nel CDA di Banca Etruria il 27.4.2008, poi è diventato Vice Presidente e infine ne è stato l'ultimo Presidente: per diversi anni Rosi è stato amministratore di Banca Etruria - che nel frattempo è diventata socia della S.T.A. - e contemporaneamente Presidente della S.T.A., Presidente della UCH Holding che è socia di maggioranza col 68,5% della S.T.A., Presidente del Gruppo La Castelnuovese che possiede il 50% dell'UCH Holding... Vi basta, come intreccio molto perverso e poco armonioso?"

Redazione Nove da Firenze