Servizio idrico: serve una nuova pianificazione degli investimenti

A conclusione dell’indagine sul sistema idrico integrato e sulle tariffe applicate da Publiacqua nell’Ato 3 Medio Valdarno. Parziale ritorno alla fiscalità generale per sostenere gli investimenti, creazione di una Autorità regionale pubblica di vigilanza

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
13 gennaio 2010 19:44
Servizio idrico: serve una nuova pianificazione degli investimenti

Firenze – Approvata una risoluzione presentata dalla maggioranza regionale sul sistema idrico integrato. La risoluzione giunge a conclusione dell’indagine conoscitiva condotta dalla commissione Ambiente e territorio per la valutazione dei rapporti fra autorità di ambito territoriale ottimale e gestori del servizio idrico integrato, della loro incidenza sulla tariffa e delle revisioni tariffarie operate. L’indagine era stata avviata a seguito della vicenda delle tariffe idriche applicate da Publiacqua S.p.A.

nella gestione del servizio idrico integrato dell’Ato 3 Medio Valdarno, per la quale il Pdl aveva chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta. La risoluzione, sostenuta da tutti i gruppi della maggioranza, ha visto il voto contrario del Pdl e l’astensione dell’Udc. Permangono, si rileva nel testo approvato, i rischi “di produrre una compromissione dello stesso modello organizzativo e gestionale in essere in Toscana nel Servizio Idrico Integrato”. L’acqua “non potrà mai essere considerata una merce; è un bene comune e un patrimonio naturale da consegnare integro alle generazioni future; le sorgenti, le fonti, le reti e gli impianti sono di proprietà pubblica e i Comuni ne sono i legittimi proprietari”.

In Toscana, “i Piani di ambito e le tariffe sono decise da Autorità interamente pubbliche; la maggioranza azionaria dei gestori è pubblica e in un caso, Ato 1, interamente pubblica. Le tariffe crescono a seguito di decisioni delle Autorità di Ambito nel rispetto della legge nazionale, a sostegno dei piani di investimento per recuperare enormi ritardi strutturali”. Dal quadro di indagine, discende una serie di proposte per “una nuova pianificazione regionale degli investimenti”. La tariffa “non basta più a coprire gli investimenti per le grandi infrastrutture idriche”.

Per rendere la tariffa sostenibile e non aumentarla, “occorrerebbe impegnare una quota derivante dalla fiscalità generale nazionale e regionale”. Si propone anche una soluzione al conflitto di interessi dei Comuni nel Sistema idrico integrato, con “specifiche regole di governance e un contemporaneo rafforzamento degli strumenti di controllo e regolazione delle Aato a livello regionale”. La creazione di uno strumento di controllo pubblico a scala regionale, “una autorevole Autorità regionale pubblica che abbia le funzioni di vigilanza, regolazione, controllo e sanzionamento attualmente in carico alle autorità di ambito”.

E, ancora, si propone la creazione di una Autorità nazionale per la regolazione del servizio idrico, con sede a Firenze; l’avvio di una riforma che riduca le sovrapposizioni di ruoli e competenze, coordini e faccia regia con soggetti ed enti che si occupano di pianificazione, autorizzazione e controlli nel settore delle acque; l’aggiornamento del sistema tariffario, per “consentire una maggiore snellezza nella revisione del Piano d’Ambito, incidendo il meno possibile nel piano degli interventi, e favorire nella costruzione della tariffa la tutela delle fasce deboli”, comprese le famiglie numerose in difficoltà, “che oggi scontano il paradosso di essere penalizzate in ragione dei maggiori volumi di consumi”; la misurazione della qualità del servizio: spesa, andamento degli investimenti, miglioramento dello stato delle infrastrutture e dei livelli di servizio, prestazioni all’utenza”.

Infine, si propone “la costituzione in tutti gli Ato della Toscana di commissioni conciliative miste fra gestori e autorità di ambito territoriale ottimale”, partecipate dalle associazioni dei consumatori, quale strumento idoneo alla tutela stragiudiziale dei diritti degli utenti, estendendo, come suggerito dal Difensore Civico regionale, l’esperienza in atto nell’Ato 3 Medio–Valdarno; una “riforma della normativa nazionale di riferimento per il servizio idrico integrato, necessaria per un successivo immediato intervento legislativo a carattere regionale”. “Una risoluzione, spiega Rosanna Pugnalini (Pd) nell’illustrazione in aula, che tende ad una “aggregazione degli Ato, nuova semplificazione degli investimenti”, individua “come fare investimenti indipendenti dalla tariffa e finanziati in parte dalla fiscalità generale”, e stabilisce come priorità “tutela delle fasce deboli della popolazione, l’incentivazione alla riduzione dei consumi” e prevede uno “strumento regionale di regolazione pubblica che permetta scelte chiare e trasparenti”.

Risoluzione “moderata e di buon senso”, dichiara Monica Sgherri (Prc), “che ci permette di cominciare a prevedere un parziale ritorno alla fiscalità generale, evidenziare i limiti della legge Galli e, elemento essenziale, una ri-pubblicizzazione della sfera decisionale”. Giudizio contrario esprime Maurizio Dinelli (Fi-Pdl), che ricorda come i gruppi Pdl avessero chiesto una commissione d’inchiesta sul tema: “Siamo contrari a questa difesa sostanziale del sistema idrico toscano. In questa regione siamo riusciti ad alzare le tariffe, mantenendo insufficiente la qualità del servizio”.

La posizione del Pdl è stata formulata attraverso un ordine del giorno collegato alla risoluzione (primo firmatario lo stesso Dinelli), respinto dalla maggioranza. L’odg, richiamando il recente decreto Ronchi in materia, esprimeva giudizio favorevole sulla scelta del Governo nazionale “di modificare i sistemi di affidamento dei servizi a rilevanza economica” e invitava la Giunta regionale “a procedere alla revisione del ruolo degli Ato” e “a richiedere al Governo l’istituzione di una Authority del sistema idrico integrato, sul modello di quella nazionale del gas”.

Respinta anche una mozione presentata dal capogruppo Udc, Marco Carraresi, (i gruppi di maggioranza si sono astenuti), con la quale si intendeva impegnare la Giunta regionale “a intervenire nei confronti delle Autorità di ambito e dei gestori dei servizi idrici, affinché siano applicate consistenti riduzioni nel pagamento delle perdite di acqua potabile avvenute negli impianti” a seguito delle gelate del 19 e 20 dicembre. Secondo Giovanni Ardelio Pellegrinotti (Pd), “si riconosce la validità del sistema toscano”, dove il pubblico “ha sempre la maggioranza rispetto al privato” e dove “non è vero che tutto funziona male”.

“Appoggio e convinta adesione” da Mario Lupi (Verdi-Sel) a nome di Sinistra ecologia e libertà, con la consegna alla prossima legislatura, “mettere mano alle grandi opere infrastrutturali e di manutenzione del sistema idrico”. La dimensione delle aziende che gestiscono i servizi “sarà uno dei grandi temi della prossima legislatura”, secondo Giancarlo Tei (Ps), e dovrà tradursi nel “superamento degli attuali limiti” e nella creazione di “aziende di dimensione regionale”. Un no deciso “alla privatizzazione del servizio” arriva da Fabio Roggiolani (Verdi-Sel), che ricorda come in Toscana, le posizioni “estreme” in fatto di privatizzazione dei servizi pubblici siano state superate all’interno dell’attuale maggioranza.

Quanto al rapporto fra Publiacqua Spa e Aato 3 Medio Valdarno, la risoluzione rileva come dal resoconto del lavoro di indagine emergono alcuni elementi: la necessità “di una revisione delle norme sull’organizzazione del servizio idrico integrato, con particolare riguardo al rapporto fra autorità di ambito e gestori”. Sono infatti emerse “criticità nei procedimenti di prima revisione triennale tariffaria, di successiva revisione straordinaria, nonché di rideterminazione del Piano d’Ambito (intervenuto nel periodo 2006 – 2007)”.

Criticità riconducibili a “difficoltà di interpretazione e applicazione della convenzione fra Autorità di ambito e gestore; inosservanza da parte del gestore di alcuni adempimenti contrattuali; permanenza di incertezze interpretative sulle normative; mancati tempestivi chiarimenti da parte dei livelli tecnici e istituzionali di rango nazionale; scarsa chiarezza in merito all’attività di gestione degli scarichi industriali e alle prestazioni accessorie (volture, tarature di contatori, verifica della pressione); sottostimata previsione della pianificazione in termini di fabbisogno di investimenti manutentivi, andamento dei consumi, interventi straordinari; commistione di ruoli che la legge ha prodotto in capo ai Comuni, presenti sia nelle Autorità che nei gestori”, con la conseguenza di una “reciproca ‘flessibilità’ di atteggiamenti” risultata alla prova dei fatti “maggiormente favorevole al soggetto gestore”.

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