Buon pari all'Olimpico, ma la Fiorentina getta al vento i tre punti

Lazio in vantaggio, prova d'orgoglio e sorpasso dei viola dopo un primo tempo imbarazzante. In gol Gosens e Gudmundsson

Paolo
Paolo Pellegrini
08 Gennaio 2026 00:25
Buon pari all'Olimpico, ma la Fiorentina getta al vento i tre punti
Foto Acf Fiorentina

Dite la verità, un punto a Roma con la Lazio l’avreste firmato a occhi chiusi, qualche tempo fa. E forse anche prima del fischio di inizio. E di sicuro alla fine di un primo tempo che di fatto la Fiorentina ha completamente regalato alla Lazio, soffrendo in pratica su ogni pallone, senza intensità, senza lucidità, senza la capacità della rincorsa di un contrasto, senza imprimere minima velocità alle uscite dalla propria area, quasi sempre improvvisate e sconclusionate, con i difensori in bambola, i centrocampisti impallati e lenti, e Ndour macchinoso e improponibile, e lo resterà per tutta la partita ma non sarà il solo a meritare una nettissima insufficienza.

L’avremmo firmato. E invece. Alla fine c’è perfino da mordersi le mani, da lasciarsi andare a gesti di stizza perché a tre minuti tre dal termine di quel rocambolesco recupero assegnato da Sozza, di sicuro uno dei peggiori in campo (rigori non dati, rigori dubbi, rossi mancati per gomitate in faccia, falli invertiti o non fischiati, cartellini troppo facili), appunto ad appena tre minuti i punti in carniere erano invece tre, e il Genoa raggiunto al quartultimo posto, anzi superato (certo, deve giocare ancora, ma con il Milan a Milano…) in virtù della migliore salute numerica.

E invece. Quella sciagurata trattenuta di Comuzzo – sua anche gran parte del demerito sul primo gol di Cataldi, al di là di un gran gesto tecnico dell’ex che non finiremo mai di rimpiangere, cari signori dirigenti, a proposito di un centrocampo che balbetta – quella sciagurata trattenuta su Zaccagni che non se l’è fatto ripetere due volte di tuffarsi alla Cagnotto è costata parecchio.

Certo, appunto, visto il primo tempo non c’era da andarci troppo per il sottile, e portare a casa quello che veniva. Certo. La partita della Viola è cominciata un po’ tardi, dopo 55 minuti (abbondanti, perché anche la prima frazione si era dilatata di lungo recupero) di sofferenza. Con un’infinità di palloni sparati verso De Gea e ribattuti dal portiere ma più spesso dai suoi compagni anche sulla linea, la riprova che dopo i primi 48 minuti i calci d’angolo erano 7-0 per la Lazio e la Fiorentina dalle parti di Provedel non si era nemmeno affacciata mai, salvo un fuorigioco fischiato a Piccoli al 38’ intorno al limite dell’area, che però fuorigioco non era.

Fuori dal gioco spesso invece lo stesso Piccoli, davvero una prova evanescente che solo i telecronisti di Dazn hanno saputo definire “lavoro sporco”. Ma già: troppo impegnati a guardare la partita solo con gli occhiali lazisti, in maniera scandalosa, quasi vomitevole il saltare sulla sedia e gridare allo scandalo per la lieve trattenuta di Pongracic su Gila in area, e ancora a ululare come ossessi contro il presunto “tuffo” di Gudmundsson ben agganciato invece dallo stesso Gila (uno da pallone d’oro, secondo quei due, e non il solo in casa Lazio) in occasione del vantaggio poi vanificato dalla sciagura di Comuzzo, davvero tra i peggiori in campo questa sera.

foto Acf Fiorentina

Chi, invece, si sta riprendendo la scena con personalità e atteggiamento di grande sacrificio, e dimostra ogni volta di più – a parte tuttavia qualche sbavatura anche pericolosa che deve imparare a contenere – un tasso tecnico di assoluto livello è sicuramente Niccolò Fagioli. E’ lui che ha dato il “la” alla rinascita viola all’Olimpico con la magia, piroetta e lancio millimetrico, che ha mandato in gol il vecchio lupo di campo Robin Gosens. E’ lui che ha tamponato il tamponabile dietro, e ha provato a ispirare e inventare le cose migliori di marca viola.

Non tantissime in verità, ma sufficienti a far capire che qualche speranza alla fin fine ci sarebbe, se Piccoli ma anche e soprattutto Kean si ricordassero qual è il loro mestiere. Vanoli tiene Kean in panchina, da principio, certo, domenica arriva il Milan al Franchi, non c’è da logorare troppo i pezzi migliori; poi però, a due terzi di gara, stufo di non vedere in campo quell’altro, lo butta in mischia. Lui entra e ruggisce, almeno quanto a corsa e sportellate: ma gli passa davanti a pochi passi da Provedel un invitantissimo lancio del solito Fagioli, e lui lo cicca, e pochi attimi dopo cerca di liberarsi e sparare la botta ma si fa murare per aver cincischiato un attimo di troppo.

Ragazzi, se non si segna, se le punte non segnano poi riesce difficile portare a casa il lesso. Sarà bene che Paratici, quando arriva se arriva, e contorno se ne rendano conto un tantino alla svelta, e si corra ai ripari. Come hanno fatto per Solomon: Vanoli dice bene, il ragazzo deve ancora entrare in certi meccanismi ma il talento si vede, il frizzo c’è. E così andranno cercate e prese rapidamente le pedine che mancano: in difesa, a centrocampo, sugli esterni alti, oggi anche Parisi è apparso meno brillante pur nella catena con un Dodò sempre troppo opaco, mentre di là alle solite il povero Gudmundsson si è trovato a fare spesso il quinto di difesa, e poi è inutile chiacchierare, se gli esterni alti son costretti ad arretrare a centrocampo e giocare spalle alla porta non si va da nessuna parte, difficile tirarsi dietro il resto per attaccare di squadra, e allora dai con la solita solfa dai millemila passaggini laterali nella propria comfort zone senza avanzare di un millimetro, e con un giropalla da Rsa. In quel modo agli avversari tanto male non glielo fai, in vista delle prossime due bisognerà pensarci bene: il Milan vorrà continuare la corsa di testa, il Bologna di Italiano continua a collezionare ceffoni e se vuole ritrovare la strada dell’altra classifica un giorno o l’altro dovrà pur ripartire, facciamo che non sia proprio contro la Viola, dai.

Poi torna la Coppitalia, e comunque c’è da risalire qualche posizione in tempi svelti. Il secondo tempo dell’Olimpico racconta che “si-può-fare”, per dirla con il Barone Frankenstein. Appunto, va rivitalizzato il mostro, a corrente più continua.

LAZIO (3-4-3): Provedel; Lazzari (79′ Hysaj), Gila, Romagnoli, Pellegrini; Cataldi, Guendouzi, Basic (29′ Vecino); Isaksen (72′ Pedro), Cancellieri, Zaccagni. A disposizione: Mandas, Furlanetto; Nuno Tavares, Rovella, Belahyane, Provstgaard, Serra. All. Sarri.

FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Dodò, Comuzzo, Pongracic, Gosens (68′ Ranieri); Ndour (68′ Solomon), Fagioli, Mandragora; Parisi (90’+1 Marì); Gudmundsson (90’+1 Nicolussi), Piccoli (60′ Kean). A disposizione: Lezzerini, Christensen, Sohm, Kospo, Fortini, Kouadio, Kouame. All. Vanoli.

ARBITRO: Simone Sozza di Seregno; assistenti Lo Cicero – Di Gioia; quarto ufficiale Crezzini; Var Pezzuto-Prontera

MARCATORI: 51’ Cataldi, 56’ Gosens, 88’ Gudmundsson (rig.), 48’ Pedro (rig.)

NOTE: ammoniti: 20’ Pongracic, 21’ Gosens, 26’ Cancellieri, 54’ Parisi, 71’ Fagioli, 82’ Zaccagni, 88’ Pellegrini, 95’ Nicolussi (F); angoli 8-2 Lazio; spettatori 35mila circa

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