La gestione delle risorse idriche in Toscana sta vivendo un momento di profonda ridefinizione, segnando quello che può essere descritto come un vero e proprio cambio di paradigma gestionale. A tredici anni dal referendum del 2011, la regione sembra finalmente pronta a dare piena attuazione alla volontà popolare, con particolare riferimento al secondo quesito referendario riguardante l'adeguatezza della tariffa e l'eliminazione della "remunerazione del capitale investito". Il passaggio dalla logica del profitto a quella del servizio pubblico non è una mera operazione di facciata, ma una scelta politica volta a sottrarre un bene essenziale alle dinamiche della speculazione finanziaria per ricollocarlo nell'alveo della sovranità dei territori.
La recente evoluzione normativa e giurisprudenziale ha rimosso gli ostacoli che per anni hanno frenato la ripubblicizzazione. Secondo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli, la sentenza relativa a Publiacqua rappresenta una pietra miliare: essa ha sancito la piena legittimità dell'affidamento in-house del servizio idrico, respingendo le contestazioni legali che ne minavano la stabilità.
Questa vittoria giuridica non è un caso isolato, ma funge da precedente vincolante che potrebbe sbloccare altri contenziosi critici, come quello di Acque SpA. L'obiettivo è armonizzare le strategie delle diverse Conferenze Territoriali (in particolare la CT2 e la CT3) per sottrarre la gestione alle logiche del dividendo. Come sottolineato dai consiglieri:
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«Si apre una nuova fase: l’esito di questa causa è un’occasione importante per rafforzare la gestione pubblica e coordinare meglio le strategie locali, riportando ai cittadini il controllo su un bene essenziale come l’acqua ed evitando logiche ispirate al mero profitto».
Il cuore della trasformazione risiede nel superamento della distribuzione degli utili agli azionisti. In un modello orientato al mercato, i margini generati dalle tariffe venivano parzialmente drenati verso soggetti privati o bilanci comunali per scopi non idrici. La nuova rotta prevede invece che ogni euro generato rimanga all'interno del ciclo integrato dell'acqua. Il reinvestimento sistematico dei flussi finanziari è finalizzato a:
- Modernizzazione delle reti: Interventi strutturali per colmare il gap infrastrutturale.
- Riduzione delle perdite: Una necessità impellente data la crescente scarsità idrica.
- Mitigazione tariffaria: Il trasferimento del risparmio derivante dal "non-profit" direttamente sull'abbassamento delle bollette.
Tuttavia, sotto il profilo socio-economico, va rilevato che il solo stop ai dividendi potrebbe non essere sufficiente a coprire l'intero fabbisogno di investimenti (spesso superiore ai margini operativi). Questo "zero-sum game" richiederà una gestione industriale d'eccellenza o nuove forme di intervento pubblico per garantire la coesione territoriale senza gravare eccessivamente sulla fiscalità locale.
Nonostante la convergenza verso il modello pubblico, il percorso politico non è stato privo di criticità. Paolo Bambagioni (Lista Schmidt), presidente della Commissione Controllo del Comune di Firenze, ha sollevato dubbi rilevanti sulla responsabilità politica legata alle repentine inversioni di rotta della Multiutility. Inizialmente, il progetto prevedeva la quotazione in borsa e un perimetro variabile dell'acqua; oggi assistiamo a un netto dietrofront.
Dal punto di vista analitico, queste oscillazioni hanno generato pesanti costi sommersi (sunk costs): le consulenze tecniche, i report finanziari e le analisi di mercato commissionate da Alia per preparare l'IPO rappresentano risorse spese che non produrranno il valore previsto. Bambagioni richiede massima trasparenza su tali oneri, sottolineando come la mancanza di una visione industriale stabile finisca inevitabilmente per ricadere, seppur indirettamente, sui costi operativi a carico di cittadini e imprese.
La ripubblicizzazione non è solo un atto ideologico, ma una sfida tecnologica. La proposta dei consiglieri M5S di istituire una società regionale per gli investimenti nelle infrastrutture idriche mira a centralizzare le competenze per rispondere a tre driver normativi europei:
- La Strategia Europea sulla Resilienza Idrica.
- La Direttiva Acque Potabili (UE) 2020/2184.
- La revisione della Direttiva sul Trattamento delle Acque Reflue Urbane.
Il superamento delle "economie di scala" della borsa deve essere compensato da una "economia di scala" tecnica, necessaria per affrontare contaminanti emergenti come i PFAS. Un esempio concreto di questo percorso è il caso GIDA nell'area pratese, acquisita da Publiacqua, che indica la via per la gestione della depurazione industriale. Un modello analogo è auspicato per il Consorzio Aquarno, ipotizzando un processo di pubblicizzazione guidato da Acque SpA.
Per il Partito Democratico, rappresentato da esponenti pratesi come Edoardo Carli e Derio Bacci, la ripubblicizzazione è una scelta etica che garantisce la prossimità. Il modello operativo individuato è quello di Alia-Plures, società partecipata (il Comune di Prato detiene il 18,5%) che permette un controllo diretto tramite affidamento in-house.
Derio Bacci (Segretario PD di Iolo) evidenzia come la gestione pubblica permetta di agire dove il mercato fallirebbe: portare l'infrastruttura idrica nelle zone marginali e potenziare la depurazione industriale senza la pressione del ritorno immediato sul capitale. Edoardo Carli sintetizza così la posizione: «L’acqua è un bene pubblico e un diritto umano universale: non esiste ragione per cui debba essere sottoposta alle speculazioni del mercato. La scelta dei sindaci nell'Ato 3 è lungimirante e affonda le radici nella volontà espressa dal Paese nel 2011».
La Toscana ha tracciato una rotta ambiziosa: stop alla borsa, centralità degli investimenti tecnologici e tutela della risorsa come bene comune. Restano aperte le sfide legate alla rendicontazione dei costi della transizione e alla capacità di reperire capitali per infrastrutture complesse senza il ricorso al mercato azionario. Il modello toscano diventerà il punto di riferimento nazionale per la gestione dei beni comuni, o i costi della transizione politica e le criticità residue legate ai costi transitori ne rallenteranno l'efficacia?