Pdl: ''Se candidati alle primarie i presidente della partecipate si dimettano''

E' la richiesta avanzata dai due consiglieri del centrodestra Marco Stella e Stefano Alessandri che commentano amari: "Il Pd cittadino conferma la propria vocazione gattopardesca, ‘cambiare tutto affinché niente cambi’".

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
26 novembre 2009 15:24
Pdl: ''Se candidati alle primarie i presidente della partecipate si dimettano''

“I presidenti delle società partecipate del Comune di Firenze candidati alle primarie del Pd per la Regione devono dimettersi immediatamente”. È quanto affermano i consiglieri comunali del Pdl Marco Stella e Stefano Alessandri. “Soltanto poche settimane fa abbiamo proposto degli emendamenti al regolamento per le nomine del Comune negli enti partecipati che andavano nella direzione di nominare persone di provata capacita manageriale affinché le partecipate non diventassero il rifugio per i politici ‘trombati’.

Oggi ci troviamo nella condizione di avere alcuni presidenti delle società partecipate che si candidano alle primarie del Pd per fare i consiglieri regionali”. “I roboanti proclami che hanno caratterizzato la campagna elettorale del neo sindaco Matteo Renzi e che richiamavano a più riprese l’esigenza di un rinnovamento della classe dirigente e di ‘facce nuove’ alla guida della città – sottolineano Stella e Alessandri –, si sono infranti clamorosamente nella seduta del Consiglio comunale dove la maggioranza di centrosinistra ha di fatto avallato la vecchia consuetudine di riciclare ex politici alla guida delle società partecipate del Comune di Firenze”. “Avevamo ragione a porre il problema della troppa vicinanza tra la politica e le nomine nelle partecipate.

A niente – ribadiscono i due esponenti del Pdl – sono valsi i nostri tentativi di modificare il regolamento sugli indirizzi per la nomina dei rappresentanti del Comune presso enti, aziende ed istituzioni per introdurre criteri di merito e di competenza anziché di appartenenza partitica e per aumentare i poteri di controllo da parte del Consiglio comunale nei confronti dei nominati. Ci domandiamo come possa un presidente guidare una società e fare anche la campagna per le primarie. E come sia possibile che il Pd abbia consentito questo doppio ruolo.

Come si può dire: ‘mi candido alle primarie, se passo mi dimetto altrimenti rimango alla guida della società’. Avvallando queste candidature alle primarie per le regionali, il Pd cittadino conferma la propria vocazione gattopardesca, ‘cambiare tutto affinché niente cambi’” concludono Stella e Alessandri. (mf)

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