"The Lamb Lies Down on Brodway" ieri sera al Saschall: come i Genesis, meglio dei Genesis


Ci sono cose nella vita che non si dimenticano, e che non si dimenticheranno mai.
Lo spettacolo dei The Musical Box al Saschall sarà uno di questi eventi indimenticabili per la maggior parte del pubblico che era presente in sala, ne sono certo.
Probabilmente quello di ieri sera è stato il più bell'omaggio al celeberrimo "The Lamb" dei Genesis che si sarebbe potuto immaginare. Tutto è stato perfetto.
Ho visto delle facce incredule e stupefatte, colpite al cuore da tanto amore e reverenza verso uno dei più grandi gruppi rock della storia, quei Genesis che nel 1974 portarono in tour la loro opera più ambiziosa, e che oggi, trent'anni dopo, vengono omaggiati in un modo che oserei dire fantastico, da un gruppo di ragazzi venuti da lontano, che parlano un italiano stentato (come quello di Peter Gabriel).
La band che ha deciso di fare questo tributo si chiama The Musical Box, viene dal Canada, e il suo omaggio alla musica genesisiana è, come scrissi quasi un anno fa, onesto e pieno d'amore. Un amore passionale, di quelli che ti fa perdere la testa. E credetemi: da ogni nota scaturita dagli strumenti del gruppo, si sprigionava una energia vitale e una perfezione che probabilmente nemmeno i Genesis stessi hanno mai raggiunto dal vivo. Da buon amante e appassionato quale sono, ho visionato vari video bootleg (registrazioni video non ufficiali) del tour di "The Lamb Lies Down On Broadway" dei Genesis, e devo dire che i The Musical Box ieri sera sono riusciti a sprigionare quello che forse i Genesis, nonostante il loro valore indiscusso, non sono mai riusciti ad ottenere: un solido "groove", ossia un apparato ritmico sostenuto per le proprie canzoni.
I The Musical Box ripropongono fedelmente, è vero, tutta l'opera dei Genesis, ma è anche vero che la ripropongono dopo ben trent'anni,e dopo averla assimilata e metabolizzata attraverso quasi due generazioni. Ne viene fuori un risultato esplosivo e dall'impatto indubbio, che mette in evidenza l'enorme potenziale tecnico di ognuno dei componenti del gruppo, che supera ampiamente quello che fu dei defunti Genesis.
Anche il singer della band ha un controllo della voce molto migliore del Gabriel d'annata, e, se si vuole, anche una maggiore estensione vocale. Riesce a rendere ancor più belle le classiche "Carpet Crawlers" e "In The Cage", ed è lui -com'era ovvio prevedere- il vero mattatore dello spettacolo. Un grillo che salta da una parte all'altra del palco riproponendo in tutto e per tutto le movenze e le storielle del Peter Gabriel originale. Per quasi tutto il tempo Denis Gagné (questo il nome del cantante dei The Musical Box) indossa il giubbotto di pelle nera, ma è quando appare sulla scena travestito da cono di luce rotante (per cantare "The Lamya") che la folla del Saschall prende fuoco. Poco dopo il singer appare di nuovo in scena travestito da "Slipperman", un essere deforme con due testicoli enormi e gonfiabili, che esce da un budello trasparente appoggiato sul palco, e la rappresentazione inizia a entrare nella fase finale: quella più bella e drammatica di tutta l'opera dei Genesis.
La scena più forte e innovativa dello spettacolo è comunque quella che accompagna "It", l'ultimo brano di "The Lamb": annunciati da due esplosioni e da luci stroboscopiche lanciate a velocità allucinante, appaiono sul palco due Peter Gabriel, uno sul lato sinistro del palco e uno sul lato destro. Ovviamente uno dei due era un manichino truccato come il cantante, ma il pubblico è stato tratto in inganno grazie all'estremo gioco di luci.
Il pubblico in quel preciso momento è andato in delirio, e a giusta ragione. Infatti molti dei presenti in sala -tra i quali il sottoscritto,che nel 1974 non era neppure nato- non avevano mai avuto la possibilità di assistere dal vivo a questo capolavoro del rock.
Lo spettacolo si è concluso con i bis che vennero proposti nel tour originale: prima "The Musical Box", come sempre la più amata dai fans, corredata dalla solita maschera dell' "old man" e dal finale allucinato e disperato, e la stupenda "Watcher of the Skies", che ha chiuso in modo perfetto un concerto altrettanto perfetto, sia dal punto di vista tecnico che emozionale.
Non capita spesso di commuoversi davanti a uno spettacolo rock. Non capita spesso neanche di riuscire a rivivere la storia (in modo così aderente alla realtà), che magari per ragioni indipendenti da noi, non abbimio vissuto. E' per questo che io ieri sera,alla fine dello show, io mi sono commosso. E sono convinto che questa cosa è successa anche a qualcun altro del pubblico del Saschall.
E' stato uno degli spettacoli più emozionanti che io abbia mai visto.


Marco Lastri

Redazione Nove da Firenze