La Toscana non si vergogna di ospitare la Folgore?


Da sempre in attrito con i giovani civili, i giovani volontari della Folgore si sono resi protagonisti di periodiche intemperanze sia a Pisa che a Livorno.
Di ritorno dalla "missione di pace" in Somalia i Paracadustisti furono accusati di torture e violenze carnali. Nonostante l'evidenza della documentazione fotografica, la commissione di indagine non ha concluso molto, forse a causa della "blindatura" dei testimoni attuata dal comando del corpo prima delle convocazioni per le audizioni.
Poi l'estate scorsa la tragedia di Emanuele Scieri, ucciso (in circostanze ad oggi non chiarite dalla Magistratura,) nei primi giorni di servizio militare volontario perchè colpevole di essere uno studente universitario. E di seguito lo scandalo del comandante della Caserma Gamerra di Pisa e delle fesserie del suo "zibaldone".
Da tutto questo la Fogore sembra essere uscita incolume. Senza scuse e senza vergogna.
Ora arriva una nuova testimonianza sul nonnismo assassino. Si ipotizza che un ufficiale abbia consigliato i criminali di occultare l'agonia dello Scieri, per non incontare guai e salvare il buon nome dei Parà.
Ma il "buon nome" della Folgore ormai non vale più nulla. Folgore è sinonimo di ignoranza, estremismo e violenza. Non ci illudiamo che l'Esercito sia in grado di rigenerare il corpo, se necessario sciogliendolo e riorganizzando i paracadutisti, magari in altra sede. Le rivelazioni di queste ore sull'attività parallele del Cocer Carabinieri gettano una luce fosca sul rapporto tra militari e paese.
Sorprende invece che la Toscana, intesa come società civile ed istituzioni politiche, assista silenziosa a un simile sconcio. Che non trovi ancora la forza di indignarsi e di dire basta: che la Folgore è una vergogna, persino per chi ne ospita le caserme.

Redazione Nove da Firenze