Poste: chiusura uffici mette in crisi la Toscana

​I parlamentari senesi chiedono di evitare i disagi arrecati dalla decisione di Poste Italiane


 Stamani incontro in Regione che ha visto oltre cento sindaci discutere con il presidente Enrico Rossi, con Anci e con Uncem del recente e contestatissimo piano di ristrutturazione di Poste Italiane. Si è concluso con la decisa posizione di Rossi: "I tagli non passeranno. E la mobilitazione comincerà subito”. Presentata anche un’interrogazione al Ministro per lo Sviluppo Economico sui disagi che sta comportando per i territori periferici la prevista chiusura di numerose sedi di Poste Italiane: hanno firmato congiuntamente i parlamentari senesi del Partito democratico Susanna Cenni e Luigi Dallai

Il Presidente Rossi, dopo aver manifestato il suo compiacimento per l’ampia partecipazione da parte dei rappresentanti dei Comuni interessati dai “tagli” (“nemmeno per le alluvioni mi era mai capitato”) è stato netto: “Bisogna prendere un impegno: la Regione fa sapere a Poste che questa volta NON passerà. Partiamo da un punto chiaro. La protesta che parte dalla Toscana dimostra anche la vitalità con cui i sindaci da noi si mettono, ancora, totalmente a disposizione dei cittadini. Pronto a fare questa battaglia con voi! Fondiamo una corrente trasversale: non passeranno i tagli delle poste. Rappresenteremo i cittadini tutti con delle manifestazioni pubbliche e ci faremo sentire nelle sedi opportune."

“Da qui al 13 aprile, data prevista per le chiusure da Poste Italiane, lavoreremo insieme alla Regione facendo tutte le battaglie che ci sono da fare. Quella di chiudere o ridimensionare oltre cento uffici postali in Toscana è una scelta sbagliata e unilaterale davanti alla quale occorrono azioni incisive. E ringrazio il presidente Rossi per la decisione di portare avanti in pieno le richieste dei sindaci toscani: le nostre comunità non possono essere lasciate sole, senza presidi sul territorio" sono le parole di Sara Biagiotti, presidente di Anci Toscana.

“Il valore aggiunto di una società come Poste Italiane è la sua capillarità sul territorio – ha detto ancora Sara Biagiotti – Se perde questa caratteristica, perderà in competitività: i tagli agli uffici saranno un disvalore”. Durante l’incontro sono state anche definite le prime azioni da intraprendere. Già domani, nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni, Rossi coinvolgerà nella questione gli altri presidenti di Regione; inoltre solleciterà un incontro al Governo e all'amministratore di Poste Italiane Spa Caio. A loro e ai parlamentari sarà inviata una lettera sottoscritta da Rossi, Biagiotti, dal presidente Uncem Giurlani e dai sindaci presenti alla riunione di oggi, per richiedere lo stop al Piano. Infine si costituirà un esecutivo per un aggiornamento costante sulla situazione e la definizione di altre iniziative.

Nell’interrogazione, il cui primo firmatario è l’onorevole Enrico Borghi, presidente dell’intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, si chiede in particolare “quali azioni il Ministro intenda intraprendere per garantire il rispetto dei disposti stabiliti dall’Autorità per il Garante delle Comunicazioni in ordine al divieto di chiusura degli uffici postali nelle aree svantaggiate, e conseguentemente favorire una concertazione tra la direzione di Poste Italiane Spa e le amministrazioni locali, al fine di scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli del territorio nazionale”. Inoltre i firmatari chiedono “come si intenda intervenire per evitare che decisioni unilaterali assunte da Poste Italiane Spa arrechino disagi ai cittadini - utenti che non vedono garantita l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell' accordo siglato fra le Poste Italiane Spa e lo Stato”.

“Già nella scorsa legislatura – ricorda Susanna Cenni - eravamo intervenuti nei confronti di Poste per le conseguenze di operazioni di razionalizzazione nel nostro territorio, rammentando come questi servizi rappresentino presidi fondamentali per la vivibilità delle aree rurali. Oggi siamo di nuovo a chiedere a Poste Italiane di riflettere attentamente su queste chiusure e, soprattutto, di non effettuarle in maniera unilaterale, senza concertazione con regioni, ed enti locali. Ci impegneremo in Parlamento per un intervento immediato”.

“Gli uffici postali – dichiara Luigi Dallai – costituiscono un importante presidio sul territorio, sia per le aziende che per la popolazione, soprattutto per i più anziani che risiedono nelle zone periferiche. Un vero e proprio punto di riferimento, anche dal punto di vista sociale che non possiamo permetterci di perdere”.  

Attivarsi per il mantenimento di un servizio essenziale soprattutto per i territori marginali e montani e valutare anche forme di collaborazione con le amministrazioni locali nei casi in cui l’azienda cessi la sua attività. E’ quanto chiede alla Giunta regionale la mozione “In merito al taglio prospettato di 61 uffici postali nel territorio regionale ed alla riduzione complessiva di organico in altri 37 sportelli”, promossa dal gruppo Pd e approvata all’unanimità nella seduta odierna dell’assemblea toscana.

“Il piano di riorganizzazione presentato da Poste è preoccupante, la Toscana risulterebbe la regione più colpita dai tagli rispetto all’intero territorio nazionale, aPisa in particolare sarebbero 11 gli uffici da chiudere e altri 4 con aperture a ridurre. – spiega Ivan Ferrucci, capogruppo Pd Regione Toscana e primo firmatario - Già nel 2012 era stata siglata un’intesa con Poste Italiane che portò ad una razionalizzazione dolorosa. E ora si prospettano nuovi tagli, con una decisione unilaterale dell’azienda che va a colpire soprattutto piccoli uffici postali in centri minori, spesso di montagna, ma comunque molti utili ai cittadini, soprattutto ad una popolazione già in difficoltà per la riduzione di servizi. Chiediamo quindi un impegno concreto alla Giunta regionale perché si faccia portavoce delle esigenze di tanti territori che sarebbero fortemente penalizzati da questo piano e valuti anche forme di collaborazione con le varie amministrazioni locali per il mantenimento di un servizio così importante”.  

Prosegue senza un attimo di tregua la battaglia condotta dalla Giunta Comunale di Castelfiorentino per contrastare la preannuciata chiusura dell’Ufficio Postale di Castelnuovo d’Elsa. Dopo il “No” netto che il Sindaco Alessio Falorni ha recapitato ai vertici delle Poste (con cui ha avuto un “faccia a faccia” lunedì mattina), oggi il primo cittadino – impegnato alla “Città Metropolitana” - ha inviato l’Assessore Claudia Centi a Firenze per rappresentare le ragioni di questa battaglia direttamente dal Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che questa mattina ha incontrato oltre 100 Sindaci della regione. Obiettivo? Concordare una strategia comune in difesa degli uffici postali decentrati, che svolgono un servizio importante per migliaia di cittadini che abitano in periferia o nelle frazioni.

Il Sindaco Falorni – nel suo profilo facebook - ha aggiunto: “Continuiamo nella protesta, che oggi portiamo sul piano politico. La Giunta di Castelfiorentino è sempre sul pezzo: io sono impegnato in Città Metropolitana ma ieri il Vicesindaco Bruchi era presente a Barberino per la diretta della protesta su Rai 3 ed oggi l'assessore Centi e' in Regione per l'incontro con Regione Toscana, ANCI ed UNCEM. Percorreremo tutte le strade possibili per non privare la comunità di Castelnuovo di un servizio così importante.”

«È inaccettabile che l’ufficio postale di Serre di Rapolano venga chiuso. Non si capisce il criterio di questa decisione: né come logica, né in ottica di risparmio. Il capitale di Poste italiane S.p.A. è posseduto al 100% dal Ministero dell'Economia e lo Stato, di conseguenza, non può non garantire un servizio essenziale in una frazione di 2000 abitanti quale è Serre». Questa la presa di posizione del sindaco di Rapolano Terme Emiliano Spanu, in seguito all’incontro tenuto dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi con i primi cittadini toscani. «C’è l’impegno comune di bloccare questa riforma – ha aggiunto Spanu -, con l’obiettivo di aprire un tavolo interistituzionale che metta definitivamente la parola fine alle diatribe sulla chiusura o sulla riduzione di orario negli uffici postali. Decisioni che sembrano pioverci dall’alto senza criteri decisionali certi e che rischiano di creare un serio danno e un concreto svantaggio alle popolazioni più bisognose dei piccoli centri urbani. Noi faremo la nostra parte – conclude il sindaco -. Il Comune è aperto a qualsiasi tipo di iniziativa da parte della cittadinanza e delle associazioni per farsi carico delle istanze della nostra comunità di fronte alle istituzioni».

Scongiurare la chiusura degli uffici postali di Pomino e Contea e la riduzione di orario in quello di San Godenzo: in questi giorni i sindaci dell’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve stanno lavorando proprio per riuscire in questo obbiettivo. Per sostenerli in questo difficile compito, nel prossimo consiglio dell’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve sarà discusso un ordine del giorno sull’argomento presentato dal gruppo consiliare di centro sinistra.

Nel documento si segnala come questi uffici postali siano “servizi indispensabili” per le località montane e marginali del territorio dell’Unione soprattutto per i cittadini che hanno difficoltà a spostarsi perché privi di mezzi di trasporto “l’aspetto più preoccupante della vicenda – si legge nel documento – è la difficoltà che si presenterà per le persone anziane, le quali, al pari di tutti, dovrebbero essere messe nelle condizioni di poter usufruire di un servizio pubblico, in linea di principio, universale”.

“Già in altre località del nostro territorio sono stati chiusi alcuni uffici postali – spiega il presidente dell’Unione di Comuni Aleandro Murras – ed abbiamo da subito rilevato grandi disagi per i cittadini. Ci batteremo perché non ci siano altre riduzioni di servizio. La chiusura dell’ufficio postale di Pomino, ad esempio, creerebbe disagi enormi perché il più vicino ufficio postale sarebbe a ben 12 km di distanza, questo non potrebbe che penalizzare gli anziani e tutti coloro che non hanno un auto per spostarsi. In questo modo, ancora una volta si creerebbe una distinzione creando cittadini di serie a e di serie b non offrendo un servizio pubblico rispondente alle vere esigenze della popolazione”.

“Per questo motivo l’Unione di Comuni si farà promotore di tutte le iniziative volte ad evitare le chiusure e le riduzioni di orario e chiederà a Poste Italiane di non utilizzare nel territorio del Valdarno Valdisieve politiche puramente aziendalistiche e vogliamo ricordare a Poste Italiane – aggiunge in conclusione Murras – che la sua attività è volta all’erogazione di un servizio pubblico e deve smettere di prendere decisioni che vanno sempre a danno delle categorie sociali più deboli”.

Redazione Nove da Firenze