Ci vuole San Gosens, un’altra volta, per spazzare via un incubo durato quasi 80 minuti, con un po’ di Fiesole a incitare malgrado tutto sulle gradinate del Mapei Stadium perché quest’anno si è messa così, e intanto la domanda più ricorrente nel telegrafo senza fili dei social era una: ma è cambiato davvero qualcosa, rispetto alla passata stagione? Perché in campo, prima dei due assist liberatori del tedesco – per Dodo e Ranieri, nota bene, poi ci torno – messo dentro a inizio ripresa a rilevare un Parisi distopico, s’era vista una scena pietosa.
Troppo simile ai nefasti di un recente passato. A fine gara, le statistiche dicono che la Viola ha fatto 546 passaggi; ebbene, la maggior parte avvenuti nella propria metà campo, direzione retro, e l’uomo che ha toccato più palloni è stato De Gea, e anche su lui poi due paroline vanno spese. Come per il Soldato Comuzzo: sono lui e Davidone che, passato appena 1’37” dal fischio iniziale, danno il la all’incubo con un pasticcio degno dei più disattenti Primi Calci.
Allora, delle due l’una: o il ragazzo si inquadra a dovere, e magari scende dal piedistallo – non ci è salito, intendiamoci, ce l’hanno messo – dell’Insostituibile, e impara certi fondamentali, e impara pure che la palla si gioca in avanti, oppure un pianto e un lamento, si impacchetta e si dà via. Insieme a Pablo Marì, che anche in questa disgraziata, folle, moscia, inconcludente, frenata Fiorentina dei primi 80 minuti contro i dignitosissimi ucraini del Polissya replica prove non del tutto convincenti.
Ma, giochiamo a capirci, se al giro del primo quarto d’ora la Viola era sotto 0-2 e gli ucraini parevano il Real Madrid la colpa non è tutta e solo di quei tre là dietro. E qui, certo, ritornano i réfrain: siamo solo all’inizio, allenatore nuovo, cambio di moduli, il gioco arriverà ora contava la qualificazione, e via, e via. No No no no. C’è stata una chiara involuzione rispetto a quello che si era visto nel precampionato, dalla non certo irresistibile Carrarese all’assai più blasonato Manchester United.
Intanto, il ritmo. Lento che nemmeno i più affaticati trenini a vapore. Giropalla a uno all’ora, pressing di squadra inesistente, Dzeko, che non è non può essere Usain Bolt, parafulmine solitario lassù in mezzo al deserto perché Ndour, tolto un paio di giocate, s’abbassava a perdere spesso palloni in una confusione di lanci e rilanci, tocchi e ritocchi, rimpalli, contrasti leggeri e in ritardo – non solo lui, eh – mentre anche Fazzini se ne stava sulla linea di Mandragora (meno incisivo, stavolta) e Fagioli – solite leggerezze e leziosità per tocchi di fino a perder palla, ma quante ne ha recuperate e rigiocate… - perché da dietro non arrivava nulla, perché tutto era prevedibile, perché intensità e aggressività meno di zero.
Con il povero Pioli a berciare a gran voce dall’area tecnica, ma senza costrutto. Palle filtranti men che meno, pareva di giocare in undici contro ventidue tanta era la mobilità da una parte e l’immobilità da quest’altra. Certo, mancava – e mancherà anche nella prima a gironi – il più mobile e feroce Kean, là davanti, ma sarebbe stata la sagra dei lancioni anche con lui in campo.
Poi Pioli ci pensa, forse urla anche negli spogliatoi ma soprattutto toglie dall’erba i meno efficaci, Parisi e Ndour, butta dentro Gudmundsson confidando nella classe e San Gosens confidando nell’abnegazione unita al saper stare in campo, mentre sull’altra corsia Dodo continua a imperversare nel bene e nel male perché corre e porta avanti ma anche perde e spreca quintalate di palloni, a volte anche pericolosi, sebbene l’incisività non sia dote sopraffina degli ucraini, malgrado il gran gesto tecnico di Andryievski nell’azione del raddoppio, pur originato da un rinvio alla viva il parroco dei difensori (Pablo Marì), uno dei tanti.
Bene, con quei due in campo, e più avanti anche con Sohm che Pioli stavolta ha alternato a Mandragora le cose vanno meglio, e va meglio anche la posizione di Fazzini che s’incarica di una percussione spettacolare finita con un bel mancino stampato sul palo, fa bene a tirare ma se appoggiava al ben più libero Robin lì accanto forse chissà, e comunque un po’ più libero si vede finalmente il Fazzini migliore e più utile.
E infatti. Brutta, nel frattempo, una smanacciata coi pugni di de Gea, il giovanottone le gioca tutte, ha gran mestiere ma forse anche bisogno di rifiatare una ogni tanto. E comunque, è il preludio della resurrezione. Sgroppa San Robin che scambia bene con Dzeko e crossa, il piattino di Dodo è perfido sotto il corpo dello stoico Kudryk rimasto in campo malgrado un ginocchio malandato. Poi Pioli manda in campo Ranieri al posto di Viti, un altro che il suo alla fin fine l’ha fatto ma nei meccanismi ci deve ancora entrare bene, ed è miracoloso, perché alla prima palla che tocca il capitano fa 2-2, piattone dal secondo palo dopo spizzata di chi? Ma di San Gosens, su angolo di Gud. E tirato il fiato su un’altra sfarfallata di Davidone, sempre in lite con un compagno (Marì, stavolta), altro corner di Gud, sponda di Ranierì, ci prova Marì ma Kudryk ribatte, c’è Dzeko pronto per il morso del serpente, tap-in ed è 3-2.
Così la Viola passa ai gironi di Conference, ora aspettiamo di sapere gli avversari. Ma aspettiamo anche di vedere cosa combinano Pradé & C. da qui alle 20 di lunedì 1 settembre. La squadra – e Pioli deve aver parlato chiaro – ha bisogno di un salto di qualità dalla fine del mercato. Più di uno, in realtà, tra difesa, fasce, centrocampo. Si conferma Fortini? Ok, ma non basta. E non può arrivare il solito ormai proverbiale “colpo alla Benalouane”, soltanto perché “non c’era più tempo”. Il mercato era cominciato il primo luglio. A Torino sponda granata, intanto, mi sa che si va con questi. Poi sosta, e comincia il mese di ferro. A buon intenditor…
FIORENTINA (3-4-2-1): De Gea; Comuzzo (65' Pongracic), Mari, Viti (85' Ranieri); Dodò, Fagioli, Mandragora (65' Sohm), Parisi (46' Gosens); Fazzini, Dzeko, Ndour (46' Gudmundsson). All. Pioli
POLISSYA (4-3-3): Kudryk; Kravchenko (81' Korniichuk), Sarapiy, Chobotenko, Mykaylichenko; Talles Costa (56' Lednev), Babenko (81' Karaman), Andryievski; Nazarenko (81' Gonçalves), Filippov (69' Haiduchyk), Hutsuliak. All. Rotan.
ARBITRO: De Burgos (E); assistenti De Francisco-Perez De Mendiola, quarto Cordero; Var Gomez-Munuera
MARCATORI: 2' Nazarenko (P), 14' Andriyevskyi (P), 79' Dodò (F), 86' Ranieri (F), 89' Dzeko (F)
NOTE: ammoniti:Talles Costa, Karaman; angoli 6-1 Fiorentina; spettatori 4mila circa