Non ci indurre. Non abbandonarci. Due verbi, una differenza che ha fatto discutere le parrocchie italiane per mesi. Da cinque anni, quando a Messa recitiamo il Padre Nostro, le parole non sono più le stesse che abbiamo imparato da bambini. E lo stesso vale per il Gloria.
Il cambiamento è arrivato con la terza edizione del Messale Romano in italiano, il libro che regola tutte le preghiere e i gesti della Messa. Approvato dai vescovi italiani nel maggio 2018 e confermato dal Vaticano nel 2019, è entrato in vigore in modo obbligatorio in tutte le chiese italiane tra Pasqua e Avvento 2021.
La modifica più nota riguarda il Padre Nostro. La penultima riga non è più "e non ci indurre in tentazione" ma "e non abbandonarci alla tentazione". Una scelta voluta per una maggiore fedeltà al testo originale greco e per chiarire un punto teologico che stava a cuore a Papa Francesco: "Non è Dio che ci butta nella tentazione per vedere come cadiamo - aveva detto il Papa in un'intervista nel 2017 - Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito. Chi ci induce in tentazione è Satana".
La nuova formulazione era già presente nella traduzione CEI della Bibbia del 2008 per il Vangelo di Matteo, ma fino al 2021 non era mai stata usata come preghiera liturgica. Con il nuovo Messale è diventata la forma ufficiale recitata da tutta l'assemblea.
Seconda novità, meno notata ma altrettanto importante, nel Gloria. Al posto del tradizionale "pace in terra agli uomini di buona volontà", oggi si dice "pace in terra agli uomini amati dal Signore". Anche qui il motivo è un ritorno all'originale: il Vangelo di Luca, nel canto degli angeli a Betlemme, non parla di uomini che hanno buona volontà, ma di uomini che Dio ama, a prescindere. Una sfumatura che cambia il destinatario della pace, da meritata ad offerta.
Il nuovo Messale ha portato con sé altri ritocchi più piccoli, pensati per un linguaggio più inclusivo e più musicale. Nell'atto penitenziale, al Confiteor, si dice ora "fratelli e sorelle" e non più solo "fratelli". E si privilegia il ritorno al greco antico per il Kyrie: "Kyrie, eleison" invece di "Signore, pietà".
Nessuna modifica invece per l'Ave Maria, il Credo e le altre preghiere mariane.Per chi entra in chiesa oggi dopo qualche anno di assenza, l'effetto può essere di spaesamento. Ma per la Chiesa è stata una scelta di precisione: rendere le parole che si pregano ogni domenica più vicine a quelle scritte duemila anni fa, e più comprensibili per chi le ascolta oggi.