Focus sulle carceri toscane

Un corso di aggiornamento giornalistico è stato l'occasione per un importante approfondimento

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
18 Marzo 2026 09:24
Focus sulle carceri toscane

È stato un successo il corso di formazione organizzato dall’Associazione Stampa Toscana, e moderato dal presidente, Sandro Bennucci, svoltosi al Palagio di Parte Guelfa, a Firenze, in stretta collaborazione con l'amministrazione comunale. Tema: “Focus su Sollicciano: dai suicidi alle criticità delle condizioni strutturali del carcere. E come raccontare vicende così crude rispettando etica e deontologia”. Una finestra aperta dai giornalisti sul mondo del carcere in Toscana, a cominciare da uno dei simboli della drammatica situazione in cui versano le strutture vissute ogni giorno da detenuti, personale e polizia penitenziaria: appunto il carcere fiorentino di Sollicciano.

Una consistente parte del dibattito è stata riservata proprio al racconto del carcere da parte dei giornalisti: il Nuovo Codice deontologico dei Giornalisti in più parti, anche indirettamente, si occupa di carcere. Non solo all’art.25 in cui indica linguaggio e accortezze da utilizzare, tra cui quello di non identificare la persona detenuta solo con il reato per cui sconta la pena.

Un aspetto più volte richiamato è stato quello dei suicidi, tema sul quale le norme deontologiche sono stringenti: un fenomeno che, secondo quanto emerso, ha interessato nel 2025 almeno 76 detenuti in Italia e che, in gran parte, ha avuto per vittime di 40 anni di età e soprattutto non lontane dalla fine della pena e quindi della libertà.

Bennucci ha ringraziato Palazzo Vecchio e la sindaca Sara Funaro per la preziosa collaborazione, quindi il corso si è aperto con gli interventi del Procuratore Generale di Firenze, Ettore Squillace Greco, e del comandante provinciale dei Carabinieri, Colonnello Luigi De Simone. Ed è stato l’assessore alle politiche sociali del Comune di Firenze Nicola Paolesu a indicare la centralità di Sollicciano nelle priorità del governo cittadino sulle questioni detentive, a cominciare dallo stato di una struttura in cui la stessa manutenzione è complicata ed è stata oggetto di contenziosi.

Una radiografia impietosa delle condizioni di detenzione del carcere fiorentino quella del professor Emilio Santoro, docente dell’Università di Firenze e presidente dell’Associazione L’Altrodiritto. “Sollicciano rischia di essere contemporaneamente la più grande comunità di tossicodipendenti, il più affollato centro per le patologie psichiatriche, il più vasto albergo popolare della Toscana”, ha detto sintetizzando una situazione in cui 550 detenuti convivono con difficoltà idriche, infiltrazioni e parassiti.

Stefano Fabbri, giornalista e referente in Toscana dell’Associazione Seconda Chance, che si occupa di inserimento lavorativo di detenuti, ha fornito alcuni dati tra cui quello del Cnel secondo il quali la recidiva, cioè tornare a compiere reati, riguarda 6 detenuti su 10 in Italia mentre tra quelli che cominciano già da detenuti un’attività lavorativa la percentuale scende tra il 2 ed il 4%: un dato significativo anche per quanto riguarda l’incidenza sulla sicurezza, ma che riguarda ancora pochi detenuti ammessi al lavoro.

Nel corso del dibattito sono intervenute anche Lucia Aterini, componente del Direttivo Ast, e Lisa Faralli dell'associazione Liberation prison project. E’ stato il Garante dei detenuti del Comune di Firenze, Giancarlo Parissi, a ricordare la grande questione della presenza dei detenuti stranieri, in gran parte irregolari, che rappresentano circa il 70% degli ospiti di Sollicciano, il cui futuro, dopo la detenzione, è spesso quello di trovarsi senza permesso di soggiorno e quindi senza tutolo per poter avere un lavoro e accoglienza. “E’ un mondo collettivo nel quale ciascuno si sente ed è solo”, ha detto Parissi auspicando una maggiore attenzione Sollicciano da parte del tessuto sociale “della città di La Pira, Padre Balducci, Margara e Gozzini”.

Alcune cifre

In Toscana la popolazione detenuta conta circa 3.500 persone (1.650 gli stranieri) a fronte di una capienza di 3.160 posti: una situazione di sovraffollamento non tragica ma sicuramente difficile che impedisce anche processi come quelli prescritti dalla Costituzione per cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. A questi si aggiungono le 8.000 persone ammesse alle pene alternative, tra cui l’affidamento alla famiglia o a strutture di volontariato. Una cifra che è cresciuta negli ultimi anni ma senza che diminuisse quella dei reclusi in carcere.

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