Da 4 anni un marciapiede è chiuso in via Chiantigiana a Ponte a Ema

Casini (Italia Viva – Casa Riformista): “Ancora non riusciamo a sapere nemmeno chi deve intervenire"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Aprile 2026 17:27
Da 4 anni un marciapiede è chiuso in via Chiantigiana a Ponte a Ema

Sulla vicenda del marciapiede chiuso in via Chiantigiana a Ponte a Ema è intervenuto in consiglio comunale Francesco Casini, consigliere comunale di Italia Viva – Casa Riformista.

“Parliamo di una situazione che si trascina da oltre quattro anni: un tratto di marciapiede completamente transennato, con cittadini costretti a camminare in strada in condizioni di evidente pericolo. Non settimane o mesi, ma anni. È una situazione che non è più accettabile per una città come Firenze”.

“Nel tempo abbiamo presentato più atti in Consiglio Comunale, ma ancora oggi manca una soluzione concreta. Dalla risposta dell’Amministrazione emerge che non è ancora chiaro neppure a chi spetti intervenire sul muro pericolante: un’incertezza che fotografa bene la gravità del problema e impone di lavorarci con serietà”.

“Non possiamo accettare che per quattro anni non si riesca a individuare una responsabilità e a mettere in sicurezza un tratto di strada così importante per la vita quotidiana dei cittadini”.

“Ponte a Ema non può continuare ad aspettare. Qui non parliamo di un dettaglio, ma di sicurezza, accessibilità e qualità della vita: studenti, anziani e lavoratori sono costretti ogni giorno a percorsi alternativi insicuri, spesso aggravati da allagamenti in caso di pioggia”.

“Serve subito un tavolo tra le direzioni competenti, incluso il settore patrimonio per individuare responsabilità e tempi certi di intervento. L’Amministrazione ha preso un impegno: adesso è il momento di passare dalle parole ai fatti”.

“Non stupiamoci – conclude Casini – se di fronte a situazioni così prolungate cresce la sfiducia dei cittadini. Quando per anni non si riesce a risolvere un problema concreto, si crea una distanza tra istituzioni e territorio che non possiamo permetterci”.

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