Cristina Manetti: 3 interrogazioni di FdI sull’attività dell’assessora

In Aula a una serie di quesiti presentati dai consiglieri Chiara La Porta e Matteo Zoppini

Redazione Nove da Firenze
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11 Marzo 2026 23:40
Cristina Manetti: 3 interrogazioni di FdI sull’attività dell’assessora

Firenze – L’assessora alla Cultura Cristina Manetti ha risposto in Aula a una serie di interrogazioni presentate da Fratelli d’Italia a firma della capogruppo Chiara La Porta e del consigliere regionale Matteo Zoppini. La prima chiedeva chiarimenti sulla compatibilità istituzionale tra il ruolo di assessora regionale alla Cultura e la realizzazione di un’opera artistica che la ritrae in un contesto finanziato dalla Regione Toscana, la seconda era in merito alla programmazione della rappresentazione teatrale del libro dell’assessora Manetti all’interno del calendario stagionale del Teatro Politeama di Prato, mentre la terza riguardava la partecipazione del libro di Cristina Manetti al premio letterario ‘La città dei Lettori’ di Firenze.

“Ho letto con attenzione il pacchetto di interrogazioni presentato nei miei confronti – ha spiegato Cristina Manetti - e con grande dispiacere ho notato come queste più che per chiarire fatti o tutelare l'interesse pubblico, siano state costruite per alimentare una polemica politica con la volontà di creare un caso, dove un caso non esiste”. Dopo avere confermato di non sapere nulla del quadro che la ritraeva e che sarebbe stato esposto in una mostra, l’assessora ha aggiunto: “Non esiste alcun conflitto di interessi nella mia vita e nella mia attività di autrice. Non una sola interrogazione dimostra un uso improprio di risorse pubbliche o un vantaggio personale indebito, o una violazione. E allora è legittimo chiedersi quale sia il vero obiettivo. È la trasparenza o colpire politicamente una persona attraverso l'insinuazione? Io ho operato con la massima trasparenza”.

“Scrivere non è una colpa – ha aggiunto Manetti -, anzi è esattamente ciò che dovrebbe fare chi ha responsabilità pubbliche, promuovere un pensiero. Quello che trovo grave è l’idea implicita delle interrogazioni che una donna delle istituzioni debba smettere di pensare, di scrivere, di partecipare alla vita culturale per il solo fatto di ricoprire un incarico pubblico. Mi si contestano presentazioni, eventi e iniziative culturali, tutte attività pubbliche, trasparenti, legittime, tutte attività svolte nel pieno rispetto delle regole, tutte documentate, e dunque continuerò con la stessa determinazione a svolgere il mio ruolo istituzionale senza farmi intimidire”. “Quando in un arco di tempo così ristretto - ha concluso - si concentra un numero così elevato di interrogazioni e iniziative su una stessa persona è legittimo chiedersi se questa sia battaglia politica o una caccia alle streghe. Una battaglia che immiserisce la politica”.

Nella sua replica il consigliere regionale Matteo Zoppini a nome di Fratelli d’Italia si è detto insoddisfatto perché “l’assessora non ha risposto alle domande entrando nel merito e spostando l’attenzione su un piano nazionale su cui nessuno di noi ha competenze. Da parte nostra non c’è alcuna battaglia politica o attacco personale ma si tratta solo di interrogazioni che si riferiscono al ruolo dell’assessore nell’esercizio delle proprie funzioni”.

Sull’inserimento in cartellone del Teatro Politeama di un’opera tratta dal libro dell’assessora Manetti il consigliere Zoppini ha ribadito che “non c’è stata risposta aggiungendo che il teatro riceve dalla Regione Toscana un contributo di 150 mila euro all’anno”.

La capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta ha annunciato altre due interrogazioni su Cristina Manetti “perché scopriamo questioni che riteniamo inopportune sul suo conto, cosa che non accade per altri assessori”.

Entrando poi nel merito delle risposte alle interrogazioni ha aggiunto: “Lei ha detto quantomeno una bugia. Ha detto che ‘la Città dei Lettori’ non ha beneficiato del sostegno della Regione Toscana. Abbiamo fatto un accesso agli atti e abbiamo visto che il Premio è arrivato ad ottenere un contributo di diecimila euro all'anno negli anni 2023 e 2024. E le chiediamo se non ritenga quantomeno inappropriata e politicamente inopportuna la sua partecipazione al Premio che avrebbe ricevuto un contributo economico della stessa regione Toscana”.

“Si dovrebbe piuttosto domandare - ha proseguito - qual è il motivo per cui arriviamo a fare queste interrogazioni. Io la invito profondamente a fare una riflessione sul suo ruolo e se stia esagerando. Questi casi balzati alle cronache nazionali non fanno fare una bella figura al presidente e alla Regione che lui rappresenta. Mi dispiace se lei si sente offesa. Non è una questione di offese, non è una questione personale, ma di opportunità politica”.

Anche il presidente della Giunta regionale Eugenio Giani ha risposto in Aula a un’interrogazione presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Chiara La Porta e Matteo Zoppini sulla presentazione a Bruxelles, il 24 febbraio, del libro dell’assessora alla Cultura Cristina Manetti in concomitanza con un viaggio istituzionale finanziato dalla Regione Toscana.

Il presidente Giani ha prima di tutto voluto sottolineare come la presentazione del libro, rivolta alla comunità italiana a Bruxelles “non si sia sovrapposta in alcun modo al lavoro programmato durante i due giorni della missione”. Un programma riportato dettagliatamente dal presidente Giani che ha ricordato gli incontri con i rappresentanti delle Università toscane, con il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto e con il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti e la partecipazione alla seduta solenne del Parlamento europeo per ricordare l’inizio della guerra in Ucraina. “Al centro del dibattito - ha spiegato Eugenio Giani – prima di tutto il futuro delle politiche di coesione dell’Unione europea con fondi che rischiano di ridursi sensibilmente per la Toscana”.

“Per lo svolgimento della missione - ha aggiunto - abbiamo seguito la procedura ordinaria, scelto un albergo modesto e viaggiato su voli di linea. Io non ritengo di carattere esclusivamente personale e privato la presentazione del libro di Cristina Manetti, perché per i contenuti, a partire dalla parità di genere, devo dire che il libro è una forma non convenzionale di rapporto e di relazione e di attenzione verso la comunità toscana che vive a Bruxelles e di questo ho avuto testimonianza diretta.

Ha ragione l’assessora Manetti quando dice che la percezione che abbiamo è proprio di un attacco mirato e personale. Il pacchetto di interrogazioni che avete presentato non è qualcosa per conoscere, è qualcosa per colpire una persona. E questo concetto di ossessione da interrogazione è il modo peggiore per dare ai cittadini l'immagine di un profilo istituzionale. Tra di noi ci deve essere rispetto. Le differenze e le idee. Ma il rispetto, non la ricerca spasmodica di infangare o di denigrare la reputazione degli altri”.

“Lei presidente è lodevole nel suo tentativo di difendere l'indifendibile”. Le parole con cui ha aperto la sua replica la capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta. “Difendere l'indifendibile - ha proseguito - a nostro avviso non le fa onore e non fa onore all'istituzione che lei rappresenta.

Noi parliamo di opportunità e di inopportunità politica. Secondo lei è stato opportuno presentare il libro dell'assessore Manetti a margine di una missione istituzionale? Secondo noi no. Lei ci è venuto a dire, e a mettere nero su bianco in quest'Aula, che lo è. Secondo noi no. Perché quella visita istituzionale è stata pagata dai cittadini. Io provo imbarazzo per la stima che ho per lei per la difesa dell'indifendibile che mi fa e non è una questione che è comunque importante e legittima di cifre, di taxi, di rimborsi e di scontrini. È una questione di opportunità politica. Si rende conto che lei ci viene a dire che l'unico modo per esportare un modus operandi e una descrizione di pari opportunità è il libro del suo assessore, già suo capo di gabinetto. Io credo che lei dovrebbe riflettere in merito a questa questione. Perché, al di là della stima nei suoi confronti, non fa fare una bella figura all'istituzione che ricopre oltre a non farla lei”.

L’iter del concorso, conclusosi con un annullamento, è durato due anni e non tre. Con queste parole, facendo riferimento ad una missiva del direttore generale del Meyer, Paolo Morello Marchese, il presidente Eugenio Giani ha risposto all’interrogazione del portavoce dell’opposizione Alessandro Tomasi (FdI) riguardo al concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto a tempo pieno e indeterminato di dirigente giornalista da assegnare all’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera universitaria Meyer.

Giani ha spiegato che “il piano triennale dei fabbisogni e personale è uno strumento di natura programmatica e modulabile a seguito di nuovi fabbisogni che, nel caso specifico, sono emersi a seguito di una valutazione ulteriore rispetto alla pubblicazione del piano da parte della nuova nomina di Morello”. “Si riteneva opportuno attivare nello staff un ufficio stampa adeguato”. Alla richiesta dei costi previsti per l’intera procedura, Giani ha risposto che “i costi imputabili al concorso in oggetto non ci sono, perché si tratta di fini istituzionali e quindi l’espletamento delle procedure non ha comportato in linea diretta dei costi aggiuntivi” e “il costo del parere legale richiesto rientra nell’ambito di conferimento di un incarico di consulenza.”

“Nell’interrogazione mancava una domanda, se secondo lei questa è stata una bella pagina per il Meyer, per la Regione e per la nostra l’amministrazione” ha detto Tomasi che ha poi sottolineato l’inopportunità, per motivi politici, che a questo concorso “avesse partecipato la dottoressa Manetti, portavoce e capo di gabinetto, una donna vicinissima a lei”. Il portavoce dell’opposizione ha ricostruito, in sintesi l’iter: “Il Meyer fa il piano del fabbisogno programmatorio con le misure per assumere personale, quanti dottori, quanti infermieri, ei delibera il piano triennale” e poi, “dopo tre mesi, ci viene in mente che manca non un dottore, non un infermiere, non un chirurgo ma uno che fa comunicazione”.

E ancora, “si fa un bando di concorso Estar” e “poi dopo due mesi si ferma tutto, perché il bando è sbagliato e si cambiano i contenuti del bando” e “cosa si cambia? Si cambiano le caratteristiche richieste alla persona da assumere”. “Si parte con la procedura – continua - e cala il silenzio”. “Le valutazioni nascono da una lettera del sindacato Cisl che dice che il bando è sbagliato” e infine, conclude Tomasi “si chiede un parere legale e questo dice di annullarlo in autotutela”.

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