Tibet: una bandiera su Ponte Vecchio per ricordare il dramma


Firenze, 16 giugno 2008- Un gruppo di esponenti radicali tra i quali la Senatrice Donatella Poretti e Antonio Bacchi della direzione nazionale di Radicali Italiani, hanno manifestato questo pomeriggio a Firenze per ricordare il dramma del popolo tibetano nei giorni in cui la fiamma olimpica sta per arrivare in quel paese. In particolare i Radicali hanno fatto sventolare per alcune ore una grande bandiera tibetana dalla spalletta di Ponte Vecchio, suscitando l’interesse e la curiosità dei numerosi turisti che in questi giorni affollano le vie del centro della città.
Nel 1948, la Cina comunista occupò il Tibet e in sessant’anni, si stima che i tibetani uccisi dai cinesi siano stati oltre 1 milione mentre il 90% del patrimonio artistico e architettonico, compresi circa seimila templi e monasteri, è andato distrutto. Nonostante questo, da oltre vent’anni, il Dalai Lama, capo spirituale e politico dei tibetani, chiede per il suo popolo e il suo paese non l’indipendenza ma l’autonomia all’interno della Repubblica Popolare di Cina, sull’esempio di quanto avviene da oltre quarant’anni in Italia, nelle province autonome di Bolzano e Trento. E’ in corso una incessante opera di pulizia etnica per diluizione portata avanti dal governo di Pechino: attualmente i cinesi sono già maggioranza in Tibet, 8,5 milioni rispetto a 6 milioni di tibetani; nel 2020 è previsto lo stanziamento in Tibet di 20 milioni di cinesi. Sono state denunciate pratiche di sterilizzazione e aborti forzati delle donne tibetane, così come una sistematica politica di discriminazione attuata dalle autorità cinesi, che ha emarginato la popolazione tibetana in tutti i settori, da quello scolastico a quello religioso e lavorativo. Nonostante questo, dopo i recenti incidenti a Lhasa il Dalai Lama ha ancora una volta pronunciato parole di pace, minacciando di dimettersi dalla guida spirituale del proprio popolo se vi saranno ancora violenze. Si è anche dichiarato contrario al boicottaggio delle Olimpiadi, perché esse possono e debbono essere un’occasione per permettere a migliaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo di visitare la Cina, di verificare la situazione in Tibet.
I radicali invitano tutti i cittadini a mobilitarsi in vista delle ormai prossime Olimpiadi di Pechino: se ognuno farà sventolare una bandiera tibetana dal proprio balcone o finestra il messaggio di sostegno alla lotta nonviolenta del Dalai Lama sarà chiaro e le iniziative politiche per la libertà del Tibet non potranno che esserne rafforzate.

Redazione Nove da Firenze