Il terzo anniversario dell'alluvione in Versilia

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
16 giugno 1999 13:34
Il terzo anniversario dell'alluvione in Versilia

Lacrime e ricordi, rabbia e dolore, ma soprattutto tanta voglia di ricostruire, di cancellare per sempre i segni della tragedia - almeno quelli tangibili - costruendo, mattone dopo mattone, qualcosa che sia destinato mettere fine per sempre alla paura, al rischio che tutto possa ancora una volta ripetersi. Versilia e Garfagnana, un angolo di Toscana sconvolto dal fango che non solo trova la forza di ricostruire, ma che si propone a modello nazionale per la tempestivita' e l'efficacia degli interventi con cui vengono fronteggiate l'emergenza e la ricostruzione, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni locali.

Oggi, alla vigilia del terzo anniversario dell'alluvione, i protagonisti di questa tragedia fanno il punto su cio' che e' stato fatto e cio' che ancora resta da fare nel corso di un incontro-dibattito moderato dal capo redattore della Rai Toscana Stefano Marcelli, cui partecipano il presidente della Regione Vannino Chiti, il vice commissario per la ricostruzione e sindaco di Pisa Paolo Fontanelli, l'assessore regionale alla protezione civile Mauro Ginanneschi, il presidente della Provincia di Lucca Andrea Tagliasacchi, i sindaci della zona.


Accanto alle testimonianze istituzionali, anche quelle di chi ha vissuto in prima persona questa esperienza e ne portera' per sempre addosso i segni. Come per Giuseppe Guidi, che ha consegnato a un libro, (dal titolo "Voglia di rinascere", pubblicato da Petrarte di Pietrasanta), la sua terribile vicenda umana, una vicenda che puo' essere considerata un po' il simbolo di come Versilia e Garfagnana, sia pure sconvolte, hanno saputo reagire, senza rassegnarsi alla calamita' naturale, senza ripiegarsi sulle proprie ferite.

Nel corso dell'incontro il compito di riandare con la memoria a quei dolorosi giorni di tre anni fa e' affidato all'anteprima del film "19.06.96: alluvione", che il regista Paolo Bertola ha appena finito di girare nella zona, utilizzando oltre 300 fra caratteristi e comparse.
Certo ancora molto resta da fare. Ma la ricostruzione e' a buon punto e, quel che davvero conta, sono state create le basi per la messa in sicurezza dell'intera area. Grazie ai lavori che si stanno facendo per il riassetto idrogeologico e sugli alvei dei fiumi, agli interventi per la messa in sicurezza di attivita' produttive e servizi, della viabilita' provinciale e comunale, Versilia e Garfagnana non dovranno piu' temere, in futuro, la furia delle calamita' naturali.

Centinaia di cantieri aperti di cui solo poche decine devono ancora portare a termine i lavori, oltre 430 miliardi di finanziamenti attivati, di cui 265 gia' spesi, un finanziamento di ulteriori 60 miliardi che permettera' di completare per gli ultimi interventi, un paese, Fornovolasco, che ha gia' festeggiato la sua ricostruzione, un altro, Cardoso, che tornera' a vivere entro il 2000. Questo, in sintesi, il percorso coordinato, fin dai primissimi giorni dopo la tragedia, dalla Regione attraverso l'ufficio del commissario istituito a Pietrasanta e con la collaborazione costante delle istituzioni locali.


"Il fatto di essere qui - ha detto il presidente Chiti - a tre anni dall'alluvione, a fare il punto sugli stati di avanzamento della ricostruzione, e' la dimostrazione della validita' di un modello operativo che dalla Versilia si e' imposto a livello nazionale. Il modello Versilia non e' solo un esempio positivo di protezione civile a seguito di calamita' naturali ma anche un vero e proprio laboratorio di sviluppo sostenibile, in grado di coniugare prevenzione e rilancio dell'occupazione con un occhio attento soprattutto alla sicurezza del territorio".

La chiave di questo modello, secondo Chiti, sta nell'affrontare i problemi avvicinando il piu' possibile la sede delle decisioni ai cittadini. "E' quanto e' successo in Versilia e Garfagnana grazie alla collaborazione stretta fra istituzioni, popolazioni e rappresentanti del mondo economico locale. Senza questo stretto rapporto, il modello Versilia non sarebbe stato possibile".

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