Rubrica — Agroalimentare

Il futuro dell'agricoltura toscana: standard europei, tipicità regionale

Il braccio di ferro tra stati membri ha visto soccombere l'Italia, qualcosa potrebbe cambiare con la provenienza certificata


La Politica Agricola Comunitaria è orientata alle produzioni tipiche del nostro continente quali Mele e Pere nei paesi del Nord (Polonia e Germania), Pomodori nel Sud (in particolare in Italia) ed ortaggi al Centro (ad esempio in Belgio).

La Pac interviene a regolare tre ambiti, la continuità dell’attività produttiva, la trasparenza dei mercati, la qualità dei consumi. Quest’ultima è legata alla salute dei cittadini europei, che vengono invitati dalle più recenti ricerche mediche a consumare abitualmente almeno 400 grammi giornalieri di frutta e verdura pro-capite.
L’Italia è uno dei paesi in cui il consumo medio è tra i più bassi, sia pur bilanciato dal tradizionale culto dei cereali contenuti in pane e pasta.

Negli ultimi 20 anni le priorità della Pac sono state: accordi con gli stati non membri, condivisione delle scelte con le organizzazioni dei produttori, standard dei prodotti freschi, supporto all’applicazione nazionale delle potitiche UE.

In recepimento del Trattato di Lisbona del 2011, come nuovo obiettivo è stata introdotta la semplificazione normativa. Dal 2014 l’agricoltura UE ha dovuto sostenere il peso delle sanzioni economiche contro la Russia di Putin, che ha messo in difficoltà le esportazioni agricole verso est, almeno sino all’estate del 2017. Tutto questo nonostante la riduzione di bilancio che la Pac ha dovuto gestire.

Come mai l'Italia, conosciuta per la sua produzione tipica, sembra viaggiare al traino di altre nazioni europee? Qual è il futuro dell'agricoltura italiana?

Ad aiutarci per riflettere sul sistema agricolo nazionale interviene a Nove da Firenze l'Onorevole Luca Sani, nato Massa Marittima nel '65 è dal 2013 Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati.

Perché con tutte le specialità che abbiamo, sembriamo in affanno? "Perché negli ultimi 20 anni l'Italia ha subito il potere decisionale degli altri stati membri dell'Ue, soprattutto le nazioni del Nord Europa hanno dettato tempi e modi ed a farne le spese è stata una produzione come la nostra, più qualitativa, ma che si è smaterializzata. Lentamente stiamo recuperando, ottimi segnali arrivano sul fronte delle normative per l'etichettatura".

Il presidente di Commagri si è impegnato negli ultimi anni affinché fosse reso obbligatorio e più stringente l’obbligo di indicazione d’origine del prodotto per latte, prodotti lattiero-caseari, carni suine fresche, refrigerate o congelate e non solo.
Proprio nelle ultime ore dopo i prodotti lattiero caseari, la tracciabilità delle materie prime arriva anche per la filiera grano-pasta questa la decisione del Governo che invierà domani a Bruxelles il decreto che prevede l'introduzione nelle etichette dell'origine della materia prima per la filiera grano-pasta.
"Quella per introdurre nelle etichette dei prodotti alimentari l’origine delle materie prime, è stata una lunga battaglia che in sede europea ha incontrato molte resistenze. Si aprono però nuove opportunità anche per altre produzioni agroalimentari italiane di qualità. Per il nostro settore primario e per il comparto agroalimentare si tratta di un moltiplicatore di competitività in grado di produrre valore aggiunto".

Spiega ancora Sani che "La pirateria agroalimentare sottrae fatturato al made in Italy e non si può pensare di evolvere nella produzione senza fornire ai produttori la garanzia di non dover competere anche con il mercato illegale. Certo - aggiunge - servirebbe anche una migliore promozione del nostro prodotto, perché se è vero che il nostro formaggio ad esempio è molto apprezzato all'estero, è anche vero che quando ci accorgiamo che in alcune aree geografiche il nostro prodotto non arriva, non possiamo lamentarci senza colpa se vengono acquistati prodotti che imitano le nostre eccellenze. La scelta avviene al banco, se il consumatore straniero chiede il marchio giusto e non lo trova in commercio, prenderà inevitabilmente una alternativa più vicina possibile a quel che cercava".

Il braccio di ferro in Europa si è allentato in favore dell'Italia? "Purtroppo viviamo un processo organizzativo a medio e lungo termine, adesso abbiamo come traguardo il 2020 e, se anche fossimo mancati nel momento in cui venivano poste le basi del lavoro, possiamo però intervenire ora proprio con le riforme di medio termine, sempre in vista del 2020 ma con una forza decisionale che è dovuta anche al valore economico del nostro mercato. Io credo che se l'Italia riesce a presentarsi al tavolo delle trattative economicamente forte perché propositiva e stabile, allora anche le nostre richieste possono trovare maggiore sponda".

Guardiamo in casa allora; quanto è importante l'innovazione? "Determinante. Non possiamo sottrarci dal migliorare le fasi produttive con maggiore vigore anche nell'approccio sistematico con l'agricoltura e l'allevamento. Bene fanno gli addetti ai lavori ad inseguire quei consumatori che scelgono i prodotti sani e certificati, ma anche questa consapevolezza alimentare deve crescere. Serve investire non solo sul recupero di colture tradizionali e su metodi di produzione tipici, ma anche lavorare molto sulla divulgazione delle informazioni: il consumatore deve sapere quali alternative ha davanti, cosa trova sullo scaffale in grande quantità e cosa invece può cercare magari con maggiore attenzione. Subentra poi il fattore prezzo: occorre fare il modo che alla fine il prodotto che si vuole promuovere perché volano dell'intero sistema non sia proibitivo da acquistare".

Possiamo affidarci alla sola esperienza oppure servono giovani da formare? "Su questo fronte molto si sta facendo a livello regionale, penso proprio alla Toscana dove con la terra è nato un nuovo rapporto e sono presenti non solo incentivi per l'acquisto dei lotti da coltivare, ma sono stati fatti censimenti, esiste una apposita struttura di gestione delle terre e non mancano aiuti economici a chi intenda fare dell'agricoltura la propria attività principale".

La stampa a cadenza regolare avvisa l'opinione pubblica che è in atto un ritorno alla civiltà contadina, è possibile alzare l'asticella e puntare più in alto, magari parlando di progetti imprenditoriali? "Questo è molto giusto. Le opportunità poste in essere a livello nazionale e regionale sono e devono essere sempre più premianti per coloro che hanno un disegno che tocca più aspetti dell'attività agricola ed ecco che l'innovazione di cui parlavamo torna in maniera prepotente. Il sapere, conoscere la materia è essenziale ed è lo stimolo per creare anche nuove figure professionali".

Agroalimentare — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it