Rubrica — Agroalimentare

Il futuro dell'agricoltura toscana: la Politica Agricola Comunitaria

Quali opportunità possono essere colte dalle imprese agricole della nostra regione? Come coniugare gli indirizzi comunitari per lo sviluppo delle aziende locali?


FOTOGRAFIE — FIRENZE- I processi di globalizzazione in atto da decenni hanno messo progressivamente in crisi numerose specializzazioni economiche caratteristiche del territorio toscano. Basti pensare ai distretti industriali tipici, come quello del vetro verde di Empoli, il ferro e l’acciaio che per millenni si è prodotto all’Elba e Piombino, il tessile pratese, la ceramica di Montelupo, la paglia della piana fiorentina. Pochi sono i settori dell’economia regionale che sembrano tenere testa al cataclisma mondiale. Ai primi posti sicuramente la cultura, il turismo e l’agricoltura locale. Quest’ultima, anzi, sta guadagnando notorietà internazionale, grazie alle produzioni più tradizionali, proprio grazie al binomio con la cultura toscana e in sinergia con il turismo.

Ma che si produca vino, oppure olio extravergine di oliva, miele, zafferano, oppure tartufo e funghi, castagne o fagioli zolfini, l’agricoltura di oggi non può prescindere al sostegno finanziario offerto dai bandi dell’Unione Europea, attraverso l’accesso sostenuto da Regione Toscana e ministero delle Politiche Agricole. Non altrimenti le aziende toscane possono affrontare la sfida dei mercati globalizzati, la concorrenza di prezzo dei paesi emergenti, l’esigenza di innovare i processi produttivi e distributivi. Per non parlare del ruolo di salvaguardia che l’agricoltura può garantire al territorio, contrastando gli effetti dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici.

L’accesso ai contributi della UE può offrire grandi opportunità, a patto di conoscere bene la Politica agricola comunitaria, per mettere le aziende agricole in sintonia con le linee di intervento tracciate a Bruxelles, nella consapevolezza che lo sviluppo di impresa si coniuga meglio se coerente con gli obiettivi generali indicati dall’Unione, declinati a livello locale. Cosa non facile in un paese che ha spesso snobbato le istituzioni continentali, perdendo l’occasione di orientare per il futuro quelle stesse politiche agricole, che più facilmente è preferito criticare. Forse dimenticando l’entità delle risorse messe a disposizione dalla UE per gli agricoltori europei.

La Politica agricola comunitaria

Sin dal Trattato di Roma una delle prime decisioni di quella che sarebbe diventata l’unione Europea fu di gestire l’agricoltura in modo coordinato. La visione comunitaria ha garantito 60 anni di politiche comuni sui mercati agricoli. Ancora oggi, dopo numerose riforme, il 30% dle bilancio dell’Unione viene speso in agricoltura. La Gran Bretagna sta forse già sperimentando la differenza in queste settimane e ancor più nei prossimi mesi.

La prima strategia della Comunità Europea fu di proteggere il livello dei prezzi e di dare preferenza ai prodotti agricoli europei nel mercato comunitario. Nel lungo periodo questo però condusse alla sovra-produzione agricola degli anni ‘80, in particolare sul mercato dei cereali e del latte. La grande riforma della Pac messa in atto dalla UE a 15 nel 1992 intervenne sul mercato comune e sul sistema produttivo, introducendo compensazioni per garantire i redditi degli agricoltori. La riforma presentata nel 1991 dall'allora commissario irlandese MacSharry intendeva introdurre il principio delle quote di produzione per prodotti come cereali, latte e patate. Negli anni successivi ci si rese conto che questa impostazione contrastava con gli obiettivi delle trattative a livello World Trade Organization, ove invece si intendeva disincentivare proprio il protezionismo dei sussidi.

La successiva riforma della Pac, che porta il nome del commissario austriaco Franz Fischler, spezza nel 2003 il legame tra sussidi e tipologie di produzione, indirizzando il sostegno economico all’agricoltura verso l’orientamento del mercato europeo. Il nuovo obiettivo di una UE a 25 paesi è la salvaguardia degli equilibri ambientali, per la quale l’agricoltura è una insostituibile sentinella dei territori, insieme all’economia dell’indotto. Si comincia a introdurre di nuove linee di intervento, come la dotazione della banda larga nelle aree rurali. La Pac si struttura in piani di sei anni, nel corso dei quali ogni paese riceve risorse per realizzare un programma definito secondo una relativa autonomia di scelta e di spesa. In queste programmazioni nazionali, o regionali, si può spaziare, a seconda delle specifiche esigenze, tra contributi agli agricoltori per la diversificazione, l’innovazione, l’irrigazione, le produzioni biologiche, ecc..

L’ultima riforma, in una UE allargata a 27 stati, è condizionata dalla riduzione del bilancio destinato alle politiche agricole. E viene definita con una nuova procedura concertata tra Commissione, Parlamento e Consiglio d’Europa. Ne scaturisce un sistema complesso, anche se in via di semplificazione, per giustificare agli occhi dei cittadini dell’Unione il costo della Pac. Sono 180 le differenti ricette regionali/nazionali, mentre la UE arriva a 28 membri. Il loro incremento (il doppio di quello originario) ha reso complicato il processo di mediazione, ma l’allargamento del mercato in termini di numero dei consumatori è stato un beneficio che ha bilanciato questo complessità. Forse la UE si muove più lentamente, l’incisività della Pac è altrettanto cresciuta.

Il commissario rumeno Dacian Cioloș porta al centro degli interventi la lotta al cambiamento climatico. I nuovi obiettivi sono la diversificazione delle produzioni, la lotta all’inaridimento del suolo, la rotazione delle colture, ecc. Vengono finanziati anche i terreni seminati a erba, perché aiutano la terra a produrre ossigeno e a mantenere la biodiversità, pur in assenza di coltivazioni produttive. In questi anni con sempre maggiore frequenza in tutta Europa si sono manifestati eventi meteorologici estremi, periodi di caldo aridità, ondate di calore, piuttosto che deficit di irradiazione solare. Questi fenomeni hanno impattato gravemente sulla fioritura, o sulla crescita delle colture.

In corso di attuazione la Commissione sta valutando l’efficacia della nuova Pac. Il nuovo orientamento è strutturato sulla base di contributi per ettaro destinato all’agricoltura, cosa che sconvolge equilibri pluridecennali nella ripartizione tra paesi membri del bilancio UE. Ormai il 30% del bilancio UE Agri è indirizzato alla protezione ambientale.

Altro tema è il sostegno ai giovani agricoltori, gli under 40, che sono più preparati delle generazioni precedenti, più disponibili ad investimenti di lungo periodo, più aperti al cambiamento e alla globalizzazione dei mercati. E’ una corsa contro il tempo, perché solo il 6% degli agricoltori europei ha meno di 35 anni, mentre una fetta di identiche dimensioni ha più di 80 anni. Perciò la UE sta offrendo maggiori contributi ai giovani.

Altre linee di sostegno sono indirizzate allo stoccaggio temporaneo delle produzioni (massimo per sei mesi) per consentire agli agricoltori l’ottimizzazione dei prezzi sul mercato, oppure al coordinamento delle attività di vendita, attraverso la costituzione di consorzi e cooperative, senza dimenticare la sicurezza alimentare e il controllo della qualità del cibo. Centrali sopratutto nei prossimi anni- ricerca e sviluppo, in stretta connessione tra centri di innovazione e aree di produzione.

Una tale complessità di questioni merita di essere approfondita. La rilevanza economica delle opportunità europee è una risorsa imprescindibile per l’agricoltura europea, in Italia come in ogni paese della UE. La sottovalutazione che ha spesso caratterizzato la relazione tra il nostro paese e le istituzioni di Bruxelles, è un limite pericoloso allo sviluppo delle imprese agricole italiane.

Qual’è il futuro dell’agricoltura toscana? Quali opportunità possono essere colte dalle imprese agricole della nostra regione? Come coniugare gli indirizzi comunitari per lo sviluppo delle aziende locali? A queste ed altre domande Nove da Firenze proverà a dare risposte nei prossimi giorni con l’aiuto di addetti ai lavori e politici toscani.

Agroalimentare — rubrica a cura di Nicola Novelli

Nicola Novelli

Nicola Novelli — Fondatore e Direttore responsabile di Nove da Firenze, dal 1997 il primo giornale on line fiorentino. Laureato in Scienze Politiche è giornalista pubblicista dal 1989. Dal1999 presiede Comunicazione Democratica, associazione di promozione sociale che edita www.nove.firenze.it. Dal 2012 è membro del Consiglio regionale dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana e membro delegato della Consulta delle Libere Professioni presso la Camera di Commercio di Firenze

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