Ortica e rucola: il benessere del prato tra tradizione e scienza

La sostenibilità ai fornelli è una "filiera corta" che fa bene alla salute

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
21 Giugno 2026 18:52
Ortica e rucola: il benessere del prato tra tradizione e scienza

Spesso camminiamo sopra un vero e proprio patrimonio di salute senza nemmeno accorgercene. Quello che comunemente liquidiamo come una fastidiosa "erbaccia" da evitare, come l'ortica, o un banale contorno da supermercato, come la rucola, nasconde segreti biologici e gastronomici che la scienza sta solo ora iniziando a decodificare. In un’epoca in cui cerchiamo soluzioni tech per ogni problema, la vera rivoluzione sembra arrivare dalla terra.

A Sambuca Val di Pesa, l'ortica ha smesso di essere un timore per i viandanti per trasformarsi in un'icona della rinascita locale. Oggi a Studio Aperto Mag questa pianta spontanea è stata protagonista. Sotto la guida della Pro Loco e di figure come Paolo Beni, l'ortica viene raccolta manualmente lungo le rive del fiume Pesa, vicino all'antico e suggestivo ponte di Romagliano.

La raccolta, spiegata da esperti locali come Daniele Morganti e Giuliano Leoncini, richiede guanti spessi e forbici, ma è il trattamento successivo a fare la differenza: una pulizia sapiente e creativa che elimina il potere urticante preservando una nota erbacea profonda e una consistenza vellutata, superiore a molti ortaggi coltivati. Questa riscoperta confluisce nella Sagra dell’Ortica, dove la comunità si riappropria del territorio attraverso il gusto.

“Il nostro lavoro di promozione territoriale mira a mettere in risalto il valore sociale e culturale delle tradizioni rurali coltivate dagli stessi residenti, uno strumento per riconoscere l’impegno della nostra comunità e contribuire a sostenere e diffondere passioni culinarie e competenze che si legano alle radici ambientali del Chianti.” spiega Paolo Giuntini, Assessore alle Tradizioni Popolari.

Se l'ortica domina le tavole, la rucola sta scalando le gerarchie della ricerca scientifica internazionale. Uno studio d'avanguardia pubblicato sulla prestigiosa rivista Phytotherapy Research e coordinato dall’Università di Pisa, ha gettato nuova luce sulla glucoerucina, una molecola presente in abbondanza in questa pianta e in altre Brassicaceae.

È fondamentale sottolineare, per onestà scientifica, che la ricerca è stata condotta su un modello murino (modello animale), dove è stato analizzato l'effetto della sostanza su soggetti sottoposti a una dieta ricca di grassi. I risultati, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Farmacia e Scienze Veterinarie di Pisa, il CREA di Bologna, l'Università di Firenze e l'Università Federico II di Napoli, sono straordinari: la glucoerucina ha ridotto significativamente l'aumento di peso, i livelli di glicemia e i trigliceridi.

“Abbiamo visto che la glucoerucina non si limita a ridurre l’accumulo di grasso, ma sembra rendere il tessuto adiposo più attivo dal punto di vista energetico. Questo significa che l’organismo diventa più efficiente nel consumare calorie invece di accumularle” racconta la Professoressa Lara Testai, Università di Pisa

Il "superpotere" della rucola risiede in un processo biologico chiamato "browning". Nel nostro organismo convivono il grasso bianco (deposito di energia) e il grasso bruno (bruciatore di energia). La ricerca ha dimostrato che la glucoerucina favorisce la trasformazione delle cellule adipose bianche in cellule più simili a quelle brune: queste ultime appaiono più piccole, meno infiammate e decisamente più attive nel consumo calorico.

Un dettaglio rivoluzionario riguarda l'irisina, un ormone tipicamente secreto dai muscoli durante l'attività fisica intensa. Lo studio ha rilevato che il consumo di queste sostanze naturali può stimolare livelli più alti di irisina, mimando in parte gli effetti metabolici dello sport. In sostanza, le molecole della rucola agiscono come un interruttore che riprogramma il metabolismo per bruciare energia anziché stoccarla.

L'esempio di Sambuca Val di Pesa ci insegna che la salute non è solo una questione di molecole, ma di modelli di vita. La creatività di cuochi per passione come Luca Becheroni trasforma l'ortica in piatti complessi: dal crostone con frittata alle lasagne verdi, fino ai bocconcini di pollo aromatizzati. Qui l'ortica non è un surrogato, ma un ingrediente nobile che apporta una complessità minerale unica.

Questo approccio a "centimetro zero" riduce l'impronta ambientale e favorisce un'economia del dono e del volontariato. Utilizzare ciò che cresce spontaneamente lungo il fiume Pesa non è solo un risparmio economico, ma un atto di resistenza culturale contro l'omologazione alimentare.

Siamo di fronte a un paradosso affascinante: i laboratori di biochimica dell'Università di Pisa e delle altre eccellenze italiane stanno confermando, con dati molecolari e pubblicazioni su Phytotherapy Research, ciò che i nostri nonni sapevano per istinto e necessità. L'ortica e la rucola non sono semplici vegetali, ma strumenti di resilienza metabolica e culturale.

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