Negozi di Firenze in via di estinzione, mancano incentivi

Intere strade sembrano abbandonate


C'era una volta il negozio di vicinato: dalla bottega artigiana, al commerciante al dettaglio. Dove sono finiti? In città i cartelli "Affittasi" e "Vendesi" appaiono sempre più spesso sulla stessa vetrina: i proprietari non sono più legati alla ricerca di un canone, molti sono disposti anche a liberarsi del bene immobile che un tempo sarebbe stato considerato "fruttifero" ed intoccabile.  

Il mercato langue per assenza di "rendimento" da entrambe le parti. Lo spiega bene l'Ufficio Studi di Tecnocasa: "Nel 2014 i locali ad uso commerciale hanno registrato una contrazione dei prezzi del 3,6% per le soluzioni posizionate in via di passaggio e del 3,9% per quelle posizionate in via non di passaggio. Sul mercato delle locazioni il ribasso è stato rispettivamente del 4,7% e del 5,2%. Su questo segmento di mercato si segnala ancora la domanda da parte di investitori seppure più riflessivi, che mirano a rendimenti che possono andare dall’8 al 10% a seconda della rischiosità dell’investimento. Tengono le attività legate al mondo della ristorazione, anche se l’offerta sul mercato non sempre riesce a soddisfarla per carenza di immobili dotati di canna fumaria".

Ci sono strade di Firenze che ai passanti sembrano "Abbandonate". Così racconta un residente in una ex via commerciale che negli ultimi mesi ha visto chiudere serrande e comparire cartelli che si scoloriscono.
Gli agenti immobiliari sentono sempre più spesso la richiesta di sottoscrivere "affitti progressivi" che non piacciono molto ai proprietari. Sono soprattutto i giovani ad avvicinarsi timidamente al mercato con l'intenzione di 'esplorare' la situazione e chiedono ai proprietari una mano per avviare l'attività.
Questa la fase più dura: l'avviamento. Non esistono infatti, oltre alla ristorazione che però mostra i segni della saturazione, vie percorribili che promettano buoni ricavi.

Gli ostacoli: innumerevoli le incombenze burocratiche che ritardano i tempi di apertura. Se qualcuno c'è, che tenta di investire, tempo qualche settimana dalle prime domande in carta bollata e gli 'accidenti' non si contano. 

Temporary Shop. Qualche proprietario getta la spugna: davanti all'umidità che avanza all'interno dei locali c'è chi apre alla possibilità di affitti brevi, e concede spazi e vetrine allo svuotamento di depositi e magazzini. Sono soprattutto l'abbigliamento e l'arredamento a rientrare nel genere delle vendite Stock. In questi casi si tende ad eliminare l'incombenza di una vera e propria insegna preferendo stencil da applicare al vetro. C'est plus facile.. ed economico.
C'è un ritorno della produzione diretta; qualche fattoria locale, soprattutto, tenta la vendita in vetrina, ma i risultati non sono sempre appaganti e le spese rischiano di schiacciare il guadagno.

Di che prezzi parliamo? Nei pressi del centro, dove il Duomo è solo un prospetto ma il centro è raggiungibile a piedi, "le quotazioni di un locale commerciale sono di 4000 € al mq, per salire verso il cuore storico. Fuori dalle porte del centro, si nota una grande sofferenza da parte dei tipici negozi di quartiere. In queste zone una soluzione di 60-70 mq ha una quotazione di 3000 € al mq, mentre per l’affitto si considerano 1500-2000 € al mese".

A Firenze, prosegue Tecnocasa, "Nelle vie non di passaggio, le compravendite avvengono solo se il prezzo è molto conveniente o se gli investitori possono ottenere rendimenti lordi almeno del 10%. Grazie anche alla riduzione delle buonuscite, le strade più commerciali sono le direttrici che portano al centro storico: piazza della Repubblica, via Calzaiuoli, via Roma, piazza della Signoria e via Tornabuoni, dove si assiste a un buon turnover e al contemporaneo insediamento di grandi marchi della moda, disposti a pagare un canone molto elevato, nell’ordine di 2500-3000 € al mq annuo.
Molto richieste anche piazza Beccaria, Porta Romana, piazza della Libertà, Porta al Prato che consentono l’accesso al centro perché sono zone ad alto passaggio pedonale".

Mancherebbero gli incentivi. Chi investe nell'apertura di una attività contribuisce a rendere viva la città: perché dovrebbe vivere l'esperienza come un rischio? Basterebbe capire questo, intanto.

Antonio Lenoci