Fiorentina opaca e sterile, sprecato il primo match point salvezza

Pareggio senza reti con il Sassuolo con Grosso osservato speciale. Poco gioco, fallite un paio di occasioni clamorose

Paolo
Paolo Pellegrini
26 Aprile 2026 16:24
Fiorentina opaca e sterile, sprecato il primo match point salvezza
Foto Fabio Vanzi

Qualcuno dovrà farci una pensata, un’altra perché ormai sono tante, troppe, se verso le due e mezza del pomeriggio sono arrivati i moccoli piovuti dalle tribune. Dai ventunomila e più, pensa te, più che in Conference, che hanno rinunciato a una gitarella al mare o sui monti o in qualche bell’agriturismo con pappardelle e grigliata per godersi il penosissimo spettacolo di Fiorentina-Sassuolo. Penosissimo soprattutto sul versante viola, perché era la Fiorentina – e i ventunomila era quello che chiedevano – che doveva mettere in cascina il primo match point utile e chiudere il discorso salvezza.

Se non con la matematica, almeno con la praticità, perché non vorrai mica che la Cremonese, in questo momento la più accreditata al tonfo in B, se le vinca tutte e quattro, e tu non raccatti un punticino uno tra Giallozozzi romani e Gobbi fuori, Grifoni genoani e Dea bergamotta in casa. Appunto un gironcino finale nemmeno di più agevoli. Ma probabilmente mi preoccupo troppo della matematica, anche se devi fare i conti con gente più forte in lotta per l’Europa, però la banda di Giampaolo il cammino l’ha teoricamente più facile, tre i casa – Lazio, Pisa, Como – e solo una fuori, a Udine.

Ma, insisto, non ce la vedo e portarsi a casa dodici punti.

Però la Fiorentina il patemino poteva toglierselo di mezzo subito, con un Sassuolo davanti che non aveva nessuna intenzione di fare male. Anche se gioca meglio, è più rapido nelle incursioni – certo, loro non praticano il “prego si accomodi” tanto caro ai viola – e più preciso nel palleggio, e comunque il suo bravo palo l’ha perfino colpito. E poi ha nelle file qualche elemento davvero interessante, a parte Grosso, "osservato speciale" in quanto possibile candidato alla panchina viola post Vanoli. Il “palista” Pinamonti, che forse ha rammentato un certo interesse viola di qualche tempo fa.

E comunque primo tra tutti quel Volpato che se fossi Paratici avrei subito messo sotto contratto anche a rischio di scucire qualche dollaro in più. Tanto, da queste parti in quel ruolo troppo di meglio certo non c’è. Solomon, che magari deve ritrovare il pieno di sé dopo il lungo infortunio, ha sprecato peggio che poteva l’occasione più ghiotta, e anche se non si è mosso male alla fin fine non ha inciso più di un tot, e di qua il povero Harrison – unico cambio che reputo sbagliato – ha alternato un paio di ottimi cross, tanta difesa e tanti ritorni in retroguardia a un paio di smarronate grossolane.

Non certo peggio di Dodo che, arrivato in area con tre compagni tre alla fine di un rapidissimo contropiede, ha gestito nel modo peggiore la palla, permettendo a Turati di sfoggiare un altro dei suoi tre-quattro ottimi interventi. Tra l’altro, ha 25 anni ed è uno che non resta impalato sulla linea di porta quando transitano palloni alti… se la Juve davvero punta De Gea per 10 milioni, un pensierino ce lo farei.

Foto Fabio Vanzi

Quasi quasi mi fermo qui. Perché non basta la rabbia di aver saltato il pranzo per vedermi uno spettacolino da circo di sedicesima categoria. E’ che proprio mi sono rotto – e con me qualche altro abbondante migliaio di fiorentini, ho sentito al Franchi, dove peraltro la FerroFiesole continua a menarla con quell’ossessivo inutile “Vincono sempre solo gli ultras”, e anche “Trasferte libere”, ma questo almeno un senso ce l’ha – proprio mi sono rotto, dicevo, dei soliti venti minuti in partenza impacciati e compassati.

Delle pallate inutili in avanti, sempre preda degli avversai (anche i falli laterali, spesso) chiunque essi siano. Dei rilanci e zuccate nel vuoto in ribattuta e dei contrasti persi per eccesso di leggerezza. Delle imprecisioni tecniche individuali. Delle gestioni folli del pallone senza guardarsi meglio intorno. Del pallone che gira a ritmi da giornata in spiaggia a Viareggio, specie di Mandragora che poi s’incazza se Vanoli lo cambia.

Di Braschi che resta in panchina anche quando di due centravanti possibili non ce n’è disponibile nemmeno l’ombra. Di infermeria piena di infortuni stranamente lunghi. Di Fabbian che in mezz’ora tocca una palla una, e di testa la mette immancabilmente fuori, tanto l’unico gol in carnet resta quella contro la Fiorentina a Bologna. Degli esterni a piede invertito, che perdono sempre un tempo di gioco o più per girarsi e tentare il cross o la percussione. Di andare decine di volte alla bandierina, ma non sfruttare mai un corner uno.

Così alla fine di una partita del genere devo riconoscere un minimo di palma addirittura all’islandese perennemente in ferie, Gudmundsson, che da “falso nueve” (ohiohi che tristezza) un tantinello più anarchico qualcosa in più l’ha tentato, e a Cher Ndour che si sarà visto poco ma forse proprio lì sta la prova che si è messo al servizio. Anche di Fagioli, in giornata non eccellente (guaietti fisici, dicono). E penso al match point sprecato, a una settimana lunghissima per arrivare a patire all’Olimpico la sera di lunedì 4, patire perché la Roma, asfaltato il Bologna, è più che mai in corsa Europa. Vediamo, dai. Ma finisca questa stagione, presto. Al mare si sta meglio.

(Per inciso e per dovere di cronaca. Si vedono i gradoni della nuova Fiesole. Mah. Curva "sdraiata", sembra. Chissà come sarà la visuale, su in alto, a giudicare da quel che si vede si va a peggiorare. Saluti).

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