Buon compleanno, Fiorentina. Buon compleanno speciale: le candeline sono 100. Cento. Un secolo di storia viola. Cento candeline, oggi. Già, oggi, 29 aprile. Macché 26 o 29 agosto: quella è una fake news. Che nasce evidentemente da un abbaglio, da un misunderstanding, come dicono quelli bravi, insomma da un equivoco. Colpa degli album Panini, anzi no, dagli Almanacchi del Calcio di Carcano Edizioni, da cui la Panini li ha poi ereditati. Almanacchi in cui sul fare degli anni Sessanta del Novecento venne fuori questa data, il 29 agosto, nelle schede storiche della società.
Ma la verità è un’altra. La verità è che la Fiorentina, o quello che insomma doveva diventare la Fiorentina, sparò i primi vagiti in un paio di convulse nottate e giornate tra il 28 e il 29 aprile 1926. Cent’anni fa, oggi. A ricostruirlo, a rimettere le cose in chiaro, un’appassionante serata del Panathlon Club Firenze, nella sala Mario Valitutti del Museo del Calcio di Coverciano. A mettere ordine nelle date e nei fatti, con una minuziosa ricerca fatta di ritagli di giornali, di foto, di lettere, di interviste, uno che alla storia dà veramente del tu, specie se è storia dello sport, e in particolare del calcio, e in dettaglio della Fiorentina: lui è Roberto Vinciguerra, ma si farebbe un torto a qualcuno se non si ricordasse che gli hanno fatto da degne spalle Franco Cervellati e Filippo Luti, senza dimenticare poi Aldo Capanni, insomma quattro fra gli autori più fecondi e attenti in tema di sport e calcio a Firenze.
Bella serata, ricca anche di emozioni, a partire dall’inevitabile minuto di silenzio tributato dal presidente del Club, Maurizio Mancianti, e da tutta la sala, alla memoria di Marcello Marchioni, già presidente Assi Giglio Rosso, “uomo di sport con la S maiuscola”, ha detto Mancianti, “uomo buono e giusto che ha dato tanto con signorilità e tratti di eleganza”. Finita, la serata, tra gli applausi a una gloria viola, Moreno Roggi, cooptato come socio onorario del Panathlon.
In mezzo la storia. A partire dall’errore di data, a braccetto con un altro, che in riva all’Arno ha del clamoroso: i genitori della Fiorentina sarebbero stati il Club Sportivo Firenze e una “Polisportiva Giovanile Libertas”, invece della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas. Onore alla storia: entrambi, il Club Sportivo e la Libertas, sono ancora vivi e vegeti, l’uno nato nel 1870 l’altra nel 1877. La storia, condotta per mano con qualche balzo qua e là da Vinciguerra, parte un po’ larga, dai primi calci tirati allo Sferisterio delle Cascine nel 1898 (curioso, il 28 aprile) alla prima vera partita del marzo 1899, per ricordare che già al tempo della Grande Guerra c’erano già diverse squadre di calcio in città, compreso perfino- udite udite – uno Juventus Football Club.
Ma per incanalare la storia nel binario che porterà alla fusione ci vogliono gli anni turbolenti del primo dopoguerra, quando il calcio fiorentino militava nelle serie minori e il Pisa giocava la finale scudetto, mentre già la Libertas metteva in piedi lo stadio-velodromo di via Bellini (ci fece tappa due volte anche il Giro d’Italia) e una US Fiorentina si affacciò ma abbandonò quasi subito. Si vagheggiava già di fusione, a dire il vero, ma nella Firenze dei guelfi e ghibellini non pareva affare semplice.
Però Firenze al regime interessava, tanto che il 26 aprile 1924 al campo di via Bellini, spettatore di una partita della “Provincia di Firenze” contro il Pisa c’era perfino Mussolini in persona. (la figlia Edda in quel periodo era a scuola al Poggio Imperiale). Il segretario del fascio cittadino era il marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, rampollo di una delle famiglie nobili più potenti, uomo di grande cultura, di grande carisma e capacità organizzative: con Alessandro Pavolini avrebbe creato il Maggio Musicale, avrebbe partecipato all’ideazione della Stazione di Santa Maria Novella e dell’autostrada Firenze-Mare.
Molto presente appunto anche nello sport, il marchese: fondatore dell’Assi Giglio Rosso (fu lui a far costruire l’impianto sul viale Michelangiolo), più volte presidente della Fidal – lo stadio di atletica del Campo di Marte porta il suo nome – e della Figc, tanto che nel dopoguerra avrebbe lanciato anche la realizzazione del Centro tecnico di Coverciano. E fu dunque Ridolfi a dare il colpo di acceleratore alla fusione: la sera del 28 aprile i due direttivi, di Club Sportivo e Libertas, escono da una riunione con un accordo.
Però… c’era un però, e non di poco conto. E qui si condensa il clou della serata Panathlon. Perché se il titolo era “29 aprile 1926, la notte in cui nacque la Fiorentina”, c’è un sottotitolo significativo: “Il capolavoro di Arrigo Paganelli. Le origini e gli eventi che portarono alla nascita dell’Associazione Fiorentina del Calcio” (quello infatti il primo nome della futura società). Già, Arrigo Paganelli. Una grande figura dello sport, dirigente del Coni, organizzatore di eventi, fondatore del Panathlon fiorentino e molto molto altro. All’epoca, ventisettenne, era il segretario della Libertas. La mattina del 29 aprile si sente convocare al Caffè Donnini di piazza della Repubblica dai “triumviri” della Polisportiva che avevano raggiunto l’accordo nella notte, e si sente dire “Ridolfi ci ha convocato e fatto firmare l’impegno alla fusione, serve che firmi anche tu”.
Paganelli si infuria, “non firmo e anzi in assemblea ve ne farò vedere delle belle”, teme per la vita della Libertas e degli altri sport. Ma qui mette in atto il suo capolavoro: ottiene da Ridolfi 50mila lire, una bella sommetta per l’epoca, per far sopravvivere la società, e in assemblea anche gli antifusionisti prima urlano e strepitano poi lo seguono nel voto favorevole. Turandosi il naso, per usare la tipica espressione di Indro Montanelli.
Altri soldi arriveranno dal Comune, 25mila lire prese “dall’ammontare delle contravvenzioni di polizia”, e la Fiorentina comincerà a giocare, ecco la sconfitta con Le Signe, 1-2, il 20 settembre del ’26 – ci militava Gabriello Baldini, bisnonno di Jacopo Fazzini – e una settimana arriverà anche la ratifica della fusione dalla Figc. Sempre in settembre, ma nel ’29, la prima Fiorentina in viola. Intanto si comincia a parlare del nuovo stadio, il Berta che poi diventerà il Comunale e quindi il Franchi, intanto Ridolfi lascia la presidenza nel giugno del 1931 ma l’11 agosto lancerà una richiesta di sottoscrizione popolare a cui la gente di Firenze risponderà.
E il 22 novembre del 1931 la Fiorentina batte la Roma per 3-1. Forse spinta anche dal nuovo inno, la Canzone Viola, già, proprio “Garrisca al vento…”. La firma Marcello Manni, ma solo per motivi di diritti. Perché l’autore vero si chiamava Enzo Marcacci. Aveva 11 anni, l’aveva composta con il fratello Dino, di 16. Al Museo del Calcio l’ha recitata la sua voce registrata pochi anni fa, prima di lasciare questo mondo. Chissà se anche lui, dalle stelle, ha lanciato il suo “Buon compleanno, Fiorentina!”.