Rubrica — Fiorentina

Analisi: la Fiorentina non molla la presa

Immagine concessa da violachannel.tv
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Finisce 1-1 la partita delle 20.30 allo stadio Olimpico Grande Torino tra la Fiorentina e i rivali gemellati granata. Un pareggio che sta più stretto al Toro e non per il gioco espresso


La pioggia disegna il match: lotta, intensità, velocità e forza. Torino e Fiorentina reagiscono colpo su colpo, senza che nessuna delle due indietreggi d’un millimetro. Le maglie si allungano, il campo accorcia le sue distanze. Si va da una parte all’altra. I granata hanno maggior controllo territoriale, ma i viola respingono ogni avanzata.

Infondo il risultato è giusto per lo spettacolo a cui abbiamo assistito. Sono usciti tutti i 22 a testa alta e questo basta perché significa che sia stato dato il massimo. Ecco cosa deve rendere orgogliosi i tifosi: la chiarezza. Infatti i calciatori non si sono risparmiati né coi contrasti né con l’agonismo sportivo, erano dentro la partita.

Pioli ha voluto rinunciare alla punta e ha potuto vedere attraverso i suoi occhi che non se ne possa privare. Resta l’incognita Vlahovic e del motivo per cui non fosse della gara. Certo Simeone resta il titolare, però tentare un approccio diverso su terreno bagnato, dove vengono prediletti gli scontri fisici, e, inoltre, dopo aver capito che nei tuoi automatismi esiste il cross, qualche perplessità può esserci.

Comunque la Fiorentina ha dimostrato che le parole del suo mister siano state messe in pratica: non ha mollato e ha cambiato alcuni dettagli dei suoi schemi, soprattutto al centrocampo, facendo un piccolo passo indietro che porta alle prime amichevoli di Moena: una linea mediana quasi sempre a 2 unità.

Chiesa ha fatto il terzino fluidificante seppur all’inizio tralasciando i compiti difensivi. Aina godeva di una eccessiva libertà sulla fascia destra viola, che si ritrovava in inferiorità numerica. Pioli ha provato due approcci il secondo detto sopra, il primo è stato mettere, come solito, Benassi quinto largo sulla destra durante i traversoni o azioni avversarie volte ad allargare la manovra. Infatti Eysseric viene spostato dietro la punta Mirallas e Chiesa sulla sinistra. Così Veretout, che doveva aggiungere quella movenza alle già infinite che fa, ha potuto ottenere migliore lucidità. Poi coi cambi le posizioni non si sono alterate nettamente fino a quando è subentrato Dabo: lì è possibile distinguere un 5-3-2 durante non possesso.

Analizzando bene la conferenza stampa avvenuta venerdì al Franchi, nella quale Pioli spiegava le qualità degli avversari, i cambiamenti inerenti il modulo, i suoi interpreti e l’approccio che attendeva del match, si potrebbe evincere un dato strano e forse cruciale, che direbbe molto o tutto della partita di Torino. Pare che voglia giustificare anticipatamente qualcosa che debba ancora accadere, come se facesse intendere che la Fiorentina non abbia partite determinanti. Non intende che la rosa non cerchi il salto di qualità, ma che il cammino viola sia ricezione e concentrazione unite dalla volontà di voler vincere rispettando l’avversario che si ha davanti. Perciò il centrocampo a 2 e perciò un pareggio non è una perdita.

Lavorano su se stessi per conoscere le loro personali potenzialità. Questo rende Pioli orgoglioso dei suoi calciatori, perché capendosi si capiscono pure gli altri. Vuole abnegazione, proprio la particolarità e diversità di Firenze, ma vuole pure che i ragazzi vi credano, perché se non credi nulla diventa possibile.

Logica e sentimento che sono le due facce della medesima città.

Fiorentina — rubrica a cura di Manuel Cordero

Manuel Cordero

Manuel Cordero — Nato a Firenze nel 1995, è appassionato di giornalismo e tifoso della Fiorentina

E-mail: fiorentina@nove.firenze.it