Elezioni, PD a Firenze: perché Renzi non ha vinto al primo turno

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 giugno 2009 23:40
Elezioni, PD a Firenze: perché Renzi non ha vinto al primo turno

A Firenze il PD ha pagato l'irresponsabilità di alcuni suoi esponenti. La crisi politica è evidente, perchè gli italiani hanno votato in massa (anche se meno del previsto), uno dei peggiori esecutivi nazionali di sempre e punito l'opposizione. Eppure, come dimostra il caso di Debora Serracchiani in Friuli, ci sarebbero personaggi che sanno conquistare l'elettorato, nonostante siano osteggiati dai vertici locali del partito proprio perchè capaci di avere successo...
Ma veniamo al caso Firenze e cominciamo dalle primarie.
La campagna elettorale interna vedeva candidati parlamentari e assessori.

Più una scheggia impazzita osteggiata dai vertici, perchè aveva già una collocazione prestigiosa, ma l'aveva rifiutata. Una campagna elettorale dai toni accesi è stata guastata da una decisione giunta durante la corsa. L'idea originaria era di far partecipare tanti candidati per poi far confluire al ballottaggio i consensi su Lapo Pistelli (che aveva già lanciato amorose frasi all'indirizzo di un altro candidato). Fu stabilito il ballottaggio, ove il vincitore non avesse preso almeno il 40%.

Ma perchè proprio il 40%? Forse perchè il futuro vincitore era accreditato solo di un 30/35% dei voti? La manovra aveva l'obiettivo di arrivare al ballottaggio, ciascuno con le forze attese e quindi solo per dare dimostrazione di quanto contasse.
Invece Matteo Renzi ha preso “qualche” voto in più del previsto e, soprattutto, ha passato il 40% per una manciata di voti. Per cui addio ballottaggio, che sarebbe stato evitato se gli altri PD si fossero presentati uniti: cioè solo Matteo Renzi, Lapo Pistelli e Eros Cruccolini (il candidato della sinistra, che ha preso poco più del 5%).
Lapo Pistelli non è l'unica vittima delle primarie in Toscana: anche a Prato il candidato “ufficiale” è stato sconfitto e anche lì –che combinazione!- c'è il ballottaggio.

Addirittura in provincia di Pisa ne ha fatto le spese un sindaco uscente... Forse questa è la dimostrazione che gli elettori vogliono il Partito Democratico (visto che sono andati a votare per le primarie) ma non questo PD?
La voce che circola vuole che Walter Veltroni, più che per la sconfitta in Sardegna, si sia dimesso sopratutto per gli smacchi alle primarie.
Il vincitore fiorentino comunque non è stato riconosciuto come tale da una buona fetta del partito: a sinistra è stato visto come un democristiano prono alle esigenze della Chiesa (e hanno la certezza che anche una parte dell'elettorato di destra sia andato a votare Matteo Renzi), mentre nel ramo cattolico la componente che fa capo a Lapo Pistelli non ha neanche provato a nascondere la propria antipatia.

Per pregiudiziali ideologiche (molti a sinistra non hanno ancora digerito la fusione DS/Margherita) o per antipatie personali, il candidato sindaco, più che fuori del partito, ha avuto problemi all'interno.
La candidatura di Valdo Spini ha poi fornito il mezzo per vendicarsi. E non sono state solo scelte personali: qualcuno è andato a fare propaganda per il voto disgiunto "Spini sindaco+consigliere PD", come dimostrano molte schede nulle sulle quali il nome “Spini” è scritto erroneamente accanto al simbolo PD, a causa di maleintese indicazioni che forse hanno indotto elettori a pensare Spini candidato PD.
Di conseguenza in una tornata elettorale disastrosa in tutta Italia, il PD ha perso la possibilità di vittoria al primo turno.

Già Domenici era arrivato con il ballottaggio al secondo mandato, ma senza Valdo Spini e senza franchi tiratori Matteo Renzi sarebbe passato al primo turno. Eppure i maggiorenti locali hanno "preferito" evitare il trionfo di una persona scomoda che avrebbe potuto, forte del risultato, esercitare una certa influenza oltre l'area locale.
C'è ora da attendersi una resa dei conti sia fra fiorentini che a livello nazionale. Ma un partito debole non potrà risollevare le sue sorti, avendo perso più per responsabilità proprie che per meriti altrui, troppo dilaniato all'interno e inconcludente all'esterno.

Montecristo

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