Rubrica — Agroalimentare

In Europa latte panna burro e formaggio vegan non esistono

Per Coldiretti è la fine di "un inganno" che riguarda il 7,6% di italiani che segue questo tipo di dieta


Il pronunciamento della Corte di Giustizia europea sul fatto che "i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come 'latte', 'crema di latte' o 'panna', 'burro', 'formaggio' e 'yogurt', che il diritto dell'Unione riserva ai prodotti di origine animale" anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l'origine vegetale del prodotto in questione" è salutato con soddisfazione da Coldiretti Toscana.

“Le indicazioni ambigue, come l’uso della parola latte per bevande vegetali, oltre ad ingannare i consumatori – denuncia Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana – mette in difficoltà gli allevatori che producono latte che nella nostra regione hanno visto un progressivo decremento e ad oggi si stimano circa 250 stalle con 11.000 vacche da latte ed una produzione di 650.000 q.li di latte”.

"I prodotti vegetariani e vegani – sottolinea la Coldiretti - non possono pertanto essere chiamati con nomi di alimenti di origine animale, in particolare latticini, ponendo fine ad un inganno che riguarda il 7,6% di italiani che segue questo tipo di dieta. Un mercato spinto dalle intolleranze ma alimentato anche dalle fake news diffuse in rete secondo le quali il latte sarebbe dannoso perché è un alimento destinato all’accrescimento di cui solo l’uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita".

“Un discorso che - precisa Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana - si estende anche ai derivati in primis formaggi, ma anche burro, yogurt e panna che non possono essere ottenuti con prodotti vegetali. Si tratta quindi di un pronunciamento importante anche per il settore ovicaprino toscano che in questi anni ha visto il numero di aziende si è praticamente dimezzato e il numero di capi allevati ridotto del 30%. Un sostegno quindi – continua De Concilio – per le 1.200 aziende ovicaprine rimaste che contribuiscono con i loro 550mila quintali di latte regionale alla produzione di formaggi di altissima qualità”.

“Questo pronunciamento è particolarmente importante a poco meno di due mesi dal 19 Aprile scorso che ha segnato il D-day del latte trasparente. Da allora – conclude De Concilio - è entrata in vigore l’etichettatura con l'indicazione obbligatoria dell'origine per il latte a lunga conservazione e dei suoi derivati e si è realizzato un passo importante, fortemente sostenuto da Coldiretti, nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori e di tutela delle imprese agricole”.

Redazione Nove da Firenze