Rubrica — Agroalimentare

Castagne della Toscana: sono poche, siccità ed ungulati

In Toscana ben cinque Dop e Igp


Con i primi freddi inizia la raccolta delle castagne. Qual’è la situazione in Toscana? Mentre in altre regioni, come la Campania, si denuncia il crollo della produzione con un -90%, nella nostra regione, pur registrando una situazione a macchia di leopardo, il calo non è così drammatico, anche se si registra una minore produzione rispetto allo scorso anno.

In effetti dopo quattro anni di guerra, l’antagonista “buono”, ovvero il torymus sinensi, si può dire che in linea di massima abbia sconfitto il “cattivo” cinipide galligeno, killer che ha fatto strage di castagne, negli anni scorsi. Purtroppo restano aree, come quelle dell’Amiata, dove si registrano ancora attacchi importanti e per la quale Coldiretti ha recentemente chiesto per iscritto all’Assessore regionale Marco Remaschi un intervento urgente.

Nei boschi del Mugello, della montagna pistoiese e di Caprese Michelangelo (in provincia di Arezzo), della Lunigiana e della Garfagnana, invece, le castagne sono tornate per la felicità degli appassionati.

“Nella nostra regione si stima un calo importante della produzione: a causa della siccità estiva e soprattutto della presenza degli ungulati si è perso un 30 per cento del raccolto – dice Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana – che quest’anno ha spuntato quotazioni in aumento: dai 4.5 ai 5.5 euro al kg all’ingrosso fino ad arrivare a 7 euro al kg al consumatore finale”.

Il calo del 2016 si verifica dopo la leggera ripresa dello scorso anno rispetto al 2014, quando si è toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia, per effetto degli attacchi del cinipide che aveva provocato nei boschi italiani una vera propria strage.

"La lotta al cinipide – continua Marcelli - inizia a dare i primi buoni frutti e dopo quattro anni orribili con la produzione che si è progressivamente ridotta fino all’azzeramento, i primi segnali sono incoraggianti anche se sono lontani i bei tempi in cui i 16mila ettari di castagneti da frutto della Toscana regalavano fino 24 mila tonnellate fra marroni e castagne. Se il Cinipide non fa più paura sono invece gli ungulati ad arrecare danno a questa produzione messa a dura prova anche dalla mancanza di acqua".

“Il castagno – sottolinea il Direttore di Coldiretti Toscana Antonio De Concilio - riveste un ruolo importante in molte aree collinari e montane della nostra regione, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di svago con l’habitat che risulta fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti. Nel suo complesso, il comparto ha altresì una rilevanza economica notevole in Toscana: su di una superficie di 33.000 ettari, di cui 16.000 ettari coltivati con castagni da frutto, si ottengono quasi 200 mila quintali di castagne per una PLV media annua di oltre 90 milioni di euro”.

Con la frenata della produzione nel centro-sud, oltre al danno economico, si profila il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dall’ Albania. Da qui la richiesta di Coldiretti di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori. Un modo per tutelare l’alta qualità della produzione made in Italy che conta ben quindici prodotti a denominazione di origine legati al castagno dei quali ben cinque si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, che proprio quest’anno festeggia i venti anni dal riconoscimento della IGP, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP.

Redazione Nove da Firenze