La stagione del Maggio presentata oggi
van Straten : drammatica la situazione finanziaria per la cultura
Dibattito sulla cultura ieri sera anche alla festa regionale de l'Unità di Grosseto


Tre grandi capolavori operistici uniti da un tema sempre attuale, lo scontro tra la reazione e il progresso, tra le idee conservatrici e il nuovo che avanza, costituiscono la struttura portante della STAGIONE 2004-2005 del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino che si presenta con un cartellone ricco di proposte all’appuntamento inaugurale di un’annata certamente difficile per tutto il teatro italiano, che vede ridursi i fondi per la cultura e la disponibilità di spesa del pubblico: una situazione che il Sovrintendente Giorgio van Straten, affiancato dal Direttore Artistico Gianni Tangucci, non ha mancato di denunciare appellandosi alla città perché sostenga il suo Teatro.
Martedì 14 settembre si apre la vendita a Teatro, per telefono, internet, agenzie e sportelli bancari dei biglietti per tutti gli spettacoli in programma fino alla fine dell’anno (per assicurarsi quelli successivi si dovrà attendere gennaio).
L’inaugurazione, come sempre in anticipo rispetto alle altre fondazioni liriche, è attesa il 24 settembre con KOVANCINA di Modest Musorgskij, un’opera di grande impatto emotivo e spettacolare che manca da Firenze da oltre trent’anni (l’ultima edizione nel ’73) e che sarà presentata con la regia del rumeno ANDREI SERBAN per la direzione di JAMES CONLON, fino allo scorso luglio alla guida dell’Opéra di Parigi con la quale è coprodotto il nuovo allestimento. La prima serata sarà dedicata alla memoria di Carlos Kleiber, che al Teatro del Maggio firmò nell’84 una memorabile edizione di Traviata, ancora vivissima nella memoria di tutti coloro che ebbero la fortuna di assistervi.
Non poteva mancare Mozart nel cartellone, e così, dopo Le nozze di Figaro dello scorso anno e in attesa del Don Giovanni in programma al prossimo Maggio Musicale, dal 22 ottobre viene ripresa la fortunata produzione del COSÌ FAN TUTTE di Wolfgang Amadeus Mozart realizzata dal regista Jonathan Miller, sul podio l’emergente GERARD KORSTEN, al suo primo impegno al Teatro Comunale. L’appuntamento mozartiano è anche l’occasione per festeggiare gli splendidi 80 anni del baritono fiorentino Rolando Panerai, che per una sera - il 28 ottobre – sarà eccezionalmente in scena e vestirà di nuovo i panni del filosofo illuminista Don Alfonso.
Il clou operistico della Stagione a partire dal 3 dicembre con DON CARLO di Giuseppe Verdi, presentato a sere alterne nella doppia versione in cinque e quattro atti e nello storico, sfarzoso spettacolo creato da LUCHINO VISCONTI per l’Opera di Roma, ripreso da Alberto Fassini. Il Direttore principale ZUBIN MEHTA dirige due cast di stars internazionali quali Barbara Frittoli, Violeta Urmana, Roberto Scandiuzzi, René Pape, Marcus Haddock, Carlo Guelfi, Lucio Gallo, Paata Burchuladze, Adrianne Pieczonka, Dolora Zajick.

Una prima assoluta e una italiana caratterizzano le opere da camera presentate al Teatro Goldoni e al Piccolo Teatro.
Si intitola VOLEVO UN FOGLIO... l’opera di Antonio Giacometti e Mauro Montalbetti che ha vinto il Concorso indetto per festeggiare i 30 anni dalla fondazione della Scuola di Musica di Fiesole: una novità assoluta che vedremo nascere il 30 e 31 ottobre al Goldoni diretta da Carlo Rizzari per la regia di Francesco Micheli con i complessi della prestigiosa istituzione creata da Piero Farulli.
Con il Teatro “Verdi” di Trieste viene invece coprodotto un interessante dittico con titoli di raro ascolto quali PIGMALIONE di Gaetano Donizetti e LA CANTERINA di Franz Joseph Haydn (Piccolo Teatro, 6 e 7 novembre): allievi e orchestra dei corsi MaggioFormazione saranno diretti da Carlo Montanaro, regia di Franco Gervasio.
Infine, il 23 e 25 gennaio, ancora al Goldoni, prima rappresentazione italiana per NEL PAESE DEI MOSTRI SELVAGGI (Where the wild things are) di Oliver Knussen, tratta dal celebre libro per bambini illustrato da Maurice Sendak; la regia è della fantasiosa Amy Luckenbach e l’allestimento, coprodotto con la Syracuse University di Firenze, vedrà ancora impegnati i giovani cantanti e strumentisti dei corsi di Alta Formazione. Gli appuntamenti concertistici, tradizionalmente concentrati nella seconda metà della Stagione, avranno un nutrito prologo tra settembre e dicembre con le presenze sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio di ZUBIN MEHTA (impegnato nel Concerto “Triplo” di Beethoven con Viktor Tretjakov, Natalia Gutman e Marisa Tanzini e nella Settima Sinfonia di Bruckner), JAMES CONLON (che propone una rarità del compositore francese Florent Schmitt, La tragédie de Salomé), IVOR BOLTON, GERARD KORSTEN. Per gli appassionati di musica cameristica, il 28 novembre si rinnova il tradizionale appuntamento con i vincitori del Concorso Gui, giunto alla sua ventottesima edizione.

Dopo la pausa natalizia, la ricca Stagione sinfonica, fiore all’occhiello del “Maggio”, vede le nuove presenze di MARCELLO VIOTTI e JUKKA-PEKKA SARASTE e i ritorni di KIRILL PETRENKO, PETER SCHREIER (che dirigerà la Messa in si minore di Johann Sebastian Bach), JAMES CONLON, ANDREY BOREYKO (con la Cantata San Giovanni Damasceno di Sergej Ivanovic Taneev), RAFAEL FRÜHBECK DE BURGOS e LEONIDAS KAVAKOS, per la prima volta a Firenze nella doppia veste di direttore e solista al violino.
Ma l’attesa maggiore è naturalmente per i tre concerti che, dal 4 al 6 febbraio, vedranno RICCARDO MUTI di nuovo sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino dopo dieci anni di assenza con la monumentale Messa Solenne “per il Principe Esterházy” di Luigi Cherubini, autore particolarmente caro al Maestro. Nei giorni della sua presenza a Firenze, Muti sarà anche protagonista di un articolato omaggio al musicista fiorentino - da lui stesso propiziato - che coinvolgerà le più importanti istituzioni culturali come l’Università degli Studi, l’Institut Français, l’Opera di Santa Croce, il Conservatorio “Cherubini”, la Biblioteca Nazionale Centrale. L’iniziativa comprende un incontro di Muti con gli studenti dell’Università per introdurre l’ascolto della Messa Solenne, una conferenza ed una tavola rotonda con l’intervento di alcuni tra i più autorevoli studiosi del compositore toscano, l’omaggio al monumento funebre nella Basilica di Santa Croce con l’esecuzione di un Quartetto ed una mostra di bozzetti, figurini e spartiti allestita nel foyer del Teatro Comunale. Tra i solisti presenti nella Stagione spiccano i nomi dei soprani MICHELE CAPALBO e ANNA CATERINA ANTONACCI, del violoncellista JOHANNES MOSER, dei pianisti ARCADI VOLODOS e ALEXANDER TORADZE, dei violinisti CHRISTIAN TETZLAFF e KUBA JAKOWICZ, tutti interpreti di capisaldi del repertorio vocale e sinfonico; anche nel 2005 si riconferma il momento di riflessione sull’Olocausto attraverso la musica e i versi costituito dal “Giorno della memoria”, il 27 gennaio.

Il Coro del Maggio avrà dal 1° gennaio un nuovo Maestro, il faentino PIERO MONTI, che succederà a José Luis Basso e al quale è affidata la conclusione della Stagione di concerti con la Petite Messe Solennelle di Rossini. Monti, che è stato Maestro del Coro al Comunale di Bologna e attualmente ricopre lo stesso incarico alla Fenice di Venezia, torna così a Firenze, città nella quale si è diplomato al Conservatorio “Cherubini”.

MaggioDanza, il Corpo di Ballo stabile del MaggioFiorentino, presenta ben due creazioni in prima assoluta al Teatro Goldoni, ormai sempre più caratterizzato come “lo spazio della danza” a Firenze.
IN UNA PARTE DI CIELO è il titolo della novità di Giorgio MANCINI, direttore della Compagnia, ispirata a episodi della vita di Michelangelo con musiche di RIZ ORTOLANI, il “mago delle colonne sonore” di tanti celebri film (dal 10 novembre); monografica la serata dedicata a LUCINDA CHILDS (dal 10 marzo) con la nuova creazione L’UCCELLO DI FUOCO su musica di Igor Stravinskij, abbinata ai suoi Chamber Music e Largo.
Dal 2 ottobre, invece, MaggioDanza riprende due highlits della passata Stagione, Les Sylphides e Ballet Pathétique, riuniti sotto il titolo BALLET BLANC; per gli amanti del balletto classico, l’appuntamento d’obbligo è dal 12 gennaio, al Teatro Comunale, con ROBERTO BOLLE alias Principe Albrecht in GISELLE. E ancora parata di stelle il 29 dicembre, per uno specialissimo GALÀ DELLE FESTE.

Recentemente confermato l’accordo tra il Teatro del Maggio e la RAI: la collaborazione si rafforza con la ripresa televisiva di alcuni allestimenti operistici e la trasmissione radiofonica su RAI Radio3, in diretta o in differita, di tutte le opere e di tutti i concerti.
Fittissimo anche il calendario di conferenze al Piccolo Teatro, realizzate con la fondamentale collaborazione delle Associazioni che appoggiano l’attività della Fondazione (gli Amici del Teatro, Firenze Lirica, Il Foyer): oltre alle presentazioni di opere e balletti, come sempre affrontate con un taglio interdisciplinare, saranno festeggiati gli 80 anni di Rolando Panerai (il 16 ottobre) e di Carlo Bergonzi (il 4 dicembre), che presenterà il dvd dell’Elisir d’amore di cui fu interprete con Renata Scotto nel 1967, prima testimonianza video integrale di uno spettacolo al Comunale. Le occasioni di approfondimento si estenderanno comunque in tutta la città e oltre, grazie agli ulteriori incontri organizzati dalle Associazioni e alle presentazioni curate nelle sedi dei Consigli di Quartiere e nei Comuni limitrofi dai volontari degli Amici del Teatro.
Nuovo impulso e nuove idee per il programma riservato alle Scuole di ogni ordine e grado, che prevede una nutrita serie di spettacoli destinati in esclusiva al “pubblico di domani”, le tradizionali prove generali aperte dei concerti sinfonici e nuovi percorsi guidati alla scoperta di quell’affascinante mondo che è il teatro e di tutte le sue componenti tecnico-artistiche. Il cartellone di “Musica per la scuola” e le innovazioni propedeutiche e progettuali verranno illustrati ufficialmente agli insegnanti il 10 settembre alle ore 10.30 al Piccolo Teatro, alla presenza dell’Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze DANIELA LASTRI: ingresso libero per tutti gli interessati.
Da ricordare che è ancora possibile sottoscrivere i vari turni di abbonamento (e abbonarsi alla Stagione sinfonica costituisce per esempio l’unica garanzia di poter assistere ai richiestissimi concerti diretti da Muti), e che nei giorni di spettacolo, esclusivamente presso le rispettive biglietterie dei teatri dove la rappresentazione ha luogo, a partire da un’ora prima dell’inizio sono in vendita i biglietti last-minute con il 50 % di sconto sul prezzo intero, senza prevendita.

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Dibattito sulla cultura in Toscana ieri sera alla festa regionale de L’Unità, condotto da Luciana Rocchi, direttrice dell’ISGREC, con Davide Riondino, cantautore e direttore del festival All’Improvviso di Gavorrano, i sindaci di Massa e Gavorrano, Lidia Bai e Alessandro Fabbrizi, Simonetta Pecini, presidente Fondazione Toscana Spettacolo e Annarita Bramerini, assessore provinciale alla cultura. Anche dall’introduzione di Luciana Rocchi, è risultato subito evidente l’assenza progettuale del comune capoluogo di provincia, se confrontato con la ricchezza delle programmazioni degli altri comuni. Negli ultimi anni, Grosseto non ospita più eventi culturali significativi, non ha festival letterari o spettacolari degni di nota; eventi come Musica nel Chiostro vengono cancellati, Storie di Cinema non ha più finanziamenti comunali, l’Archivio Gori è in sofferenza ma soprattutto Grosseto non fa sistema insieme agli altri comuni della provincia, tenta di costruirsi un’improbabile identità medievale (vedi le riproposizioni di Margherita Aldobrandeschi e di Ludovico il Bavaro), quando la città si ricorda più per la miseria che per lo splendore. Significheranno pur qualcosa, conclude Luciana Rocchi, che Grosseto ha avuto ben 5 assessori alla cultura in 7 anni.
Con Riondino, si apre il panorama in provincia e si vede subito l’attività di un comune, come quello di Gavorrano, che costruisce uno splendido anfiteatro all’aperto (Teatro delle Rocce) e lo utilizza, con successo di pubblico, per un’attività solo apparentemente marginale, come quella dell’improvvisazione, dai poeti in ottava rima, alla musica alla danza; una trincea, dice Riondino, per la riscoperta dell’eccentricità, dell’umano, delle emozioni, della meraviglia, contro i miti televisivi imposti dal mercato. Perché non pensare a corsi provinciale di formazione, propone provocatoriamente Riondino, sulle attività fondate sulla creatività, sull’improvvisazione, come la poesia, la musica, le immagini, in modo da costruire una classe dirigente che attinga al meraviglioso, e non solo alla grigia prassi burocratica? Perché, conclude il cantautore, non far diventare le stesse Feste de L’Unità luoghi di formazione per la creatività? Se Fabbrizi e Bai hanno elencato gli ottimi risultati ottenuti dalle loro amministrazioni in campo culturale (a Massa M.ma si segnalano anche il Toscana Foto Festival e la Lirica in Piazza, i nuovi musei, che portano anche economie significative, a Gavorrano il parco minerario), Simonetta Pecini ha ricordato il principio della cultura come diritto di cittadinanza, un valore in sé, non legato ad immediati riscontri economici, a differenza di quello che pensano i Berlusconi e i Tremonti; e la Regione Toscana (la Pecini è presidente della commissione regionale sulla cultura) sta facendo la propria parte, incentivando nuovi modelli (ad esempio i sistemi o le reti) e nuove forme (il teatro non convenzionale, con la FTS). Dal suo angolo visuale, Annarita Bramerini ribadisce con dati e cifre la ricchezza del nostro territorio in confronto alla povertà di Grosseto, che vede più la cultura come intrattenimento tratto da modelli televisivi (e allora i comici lì famosi, la moda, …) che esercizio di democrazia. La riapertura di tanti piccoli teatri nella provincia ha significato nuove possibilità di fruizione ed esperienze culturali (si pensi al teatro dei ragazzi) che poco ha coinvolto Grosseto, che pure ha riaperto il Teatro degli Industri.
Una situazione preoccupante per Grosseto, in definitiva, voluta dall’amministrazione Antichi, per coltivare l’illusione di una diversità che storicamente non è fondata, grottescamente riaffermata dall’idea (per fortuna accantonata) dell’Arco Monumentale che avrebbe dovuto accogliere il visitatore con la scritta “La città rende liberi”.

Redazione Nove da Firenze